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Micaela Pallini: “Con il nostro limoncello un salto grazie ai mercati internazionali”

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Donne impresa. Laurea in chimica, è ceo della storica distilleria romana Pallini che in pochi anni ha quasi raddoppiato il proprio fatturato. Una carriera iniziata in azienda con un errore che resta nella memoria
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‘Lezioni di chimica’, best seller della scrittrice Usa Bonnie Garmus, è un racconto sull’empowerment femminile nell’America degli anni Sessanta. Micaela Pallini ci si è calata dentro per due ragioni: la sua passione per la chimica, materia in cui si è laureata, e i risultati di un lavoro che l’ha portata al vertice dell’azienda di famiglia, storica distilleria romana leader nella produzione di liquori italiani e nella distribuzione di prodotti di importazione. Nel 2013 l’imprenditrice ha preso il posto di suo padre Virgilio nel doppio ruolo di amministratrice delegata e presidente, segnando così l’ingresso della quinta generazione nell’impresa che l’anno prossimo celebrerà i 150 anni di vita. Di errori ne ha fatti, Micaela Pallini lo ammette senza reticenze. Quello che resta nella storia è quando, appena entrata in azienda, col furore dei trent’anni, decide che come facevano le cose gli altri era tutto sbagliato e vuole mettere in atto un suo personale programma per gli acquisti delle…

‘Lezioni di chimica’, best seller della scrittrice Usa Bonnie Garmus, è un racconto sull’empowerment femminile nell’America degli anni Sessanta. Micaela Pallini ci si è calata dentro per due ragioni: la sua passione per la chimica, materia in cui si è laureata, e i risultati di un lavoro che l’ha portata al vertice dell’azienda di famiglia, storica distilleria romana leader nella produzione di liquori italiani e nella distribuzione di prodotti di importazione. Nel 2013 l’imprenditrice ha preso il posto di suo padre Virgilio nel doppio ruolo di amministratrice delegata e presidente, segnando così l’ingresso della quinta generazione nell’impresa che l’anno prossimo celebrerà i 150 anni di vita. Di errori ne ha fatti, Micaela Pallini lo ammette senza reticenze. Quello che resta nella storia è quando, appena entrata in azienda, col furore dei trent’anni, decide che come facevano le cose gli altri era tutto sbagliato e vuole mettere in atto un suo personale programma per gli acquisti delle materie prime. Lei di chimica ne sapeva. “Ma faccio un errore di calcolo, lo sciroppo più importante era quello di menta, non mi consiglio con nessuno. Finché viene il responsabile della produzione e mi comunica che ho comprato essenza di menta per i prossimi dieci anni. Per fortuna è un ingrediente molto stabile. Il mio abbaglio era lo specchio dell’esuberanza di quegli anni”.


Fatto sta che nel 2023, con un incremento del 17 per cento, la Pallini è arrivata a 21 milioni e mezzo di euro di fatturato. Nel 2018 i ricavi erano intorno ai 13 milioni. “Il salto è avvenuto perché le nostre politiche sul prodotto limoncello hanno dato ottimi risultati sui mercati internazionali”.

Nello storico stabilimento romano, risalente agli anni Sessanta in via Tiburtina, nascono liquori, distillati, sciroppi, amari venduti in 58 paesi, dagli Usa a Germania e Regno Unito, Olanda, Corea del Sud e tutto il segmento duty free e travel retail che include aeroporti, navi da crociera, basi militari. Poi negli anni Ottanta con la Sambuca Romana, dal sapore dolce, molto apprezzata negli Stati Uniti, l’azienda fa passi da gigante. L’85 per cento dei ricavi proviene dall'export, con presenza consolidata anche in Grecia, Cipro, Polonia, Francia, Svizzera, Portogallo, Filippine, Paraguay e Brasile.Ma è il limoncello il core business: 400 mila casse, circa due milioni di litri. “Un incremento altissimo, siamo cresciuti del 25 per cento, col duty free nel 2023 c’è stato un balzo pazzesco, quest’anno abbiamo operato un restyling delle bottiglie. Utilizziamo le bucce del limone ‘sfusato’ di Amalfi igp per l’infuso, i limoni sono raccolti a mano perché quell’area scoscesa è molto terrazzata. Il Consorzio del limone di Amalfi ha un disciplinare di produzione rigido, i frutti non vanno lavati perché non sono trattati, non si usano i pesticidi, sono ricchissimi di olio essenziale”.

Nella piccola unità produttiva di Vietri sul mare, in costiera amalfitana, invece si produce un limoncello Igp con delle bottiglie di ceramica dipinte a mano, come la tradizione insegna.Una lunga storia imprenditoriale che inizia nel 1875 nel piccolo comune abruzzese di Antrodoco, negli anni del fascismo poi scivolato nel Lazio, in provincia di Rieti, perché Mussolini per dare a quella fetta di Italia che ospitava la Capitale il disegno di un fascio littorio, ne modificò i confini.“Il mio bis, bis nonno Nicola nasce poverissimo, autodidatta, molto intraprendente. Nei mercati locali smerciava le stoffe e i liquori che si faceva produrre dalle signore del paese. Un antico emporio che trattava tanti articoli. Antrodoco aveva la stazione ferroviaria e questo gli permette di avviare un commercio più grande. Manda in Germania il marrone, la castagna e importa il carbone.

Abitava a palazzo Pallini, che esiste ancora. Nel 1922 uno dei suoi due figli, Virgilio si trasferisce a Roma e nella Capitale apre un laboratorio distilleria vicino al Pantheon. Crea il Mistrà a base di anice, un prodotto secco molto usato per ‘correggere il caffè’, furoreggia il gingle ‘fortunato chi lo beve, e beato chi lo sa, e Pallini è un gran Mistrà’, e poi la sambuca, il liquore di caffè, diversi sciroppi. L’azienda comincia a sviluppare il suo catalogo.I figli Nicola e Giorgio esportano negli Usa Romana Sambuca, che diventa il liquore all’anice più venduto oltreoceano. Crescono i volumi. “Eravamo in pochi, facevamo meno cose, poi l’azienda si è ingrandita e abbiamo assunto dei manager. Adesso siamo una quarantina, più i collaboratori”.

Virgilio, papà di Micaela, negli anni Sessanta va a New York e punta a fare il giornalista, poi come vice direttore di Rai Corporation si occupa della vendita dei programmi Rai all’estero. “Io sono nata lì, il 30 luglio del 1969. Dopo un paio di anni i miei genitori si sono separati e mia madre e io siamo andate a Roma. Ho frequentato la scuola inglese, poi il liceo scientifico Avogadro, nel quartiere Trieste, mi sono laureata in Chimica, mia madre si è risposata e ho un fratello, Bruno”.

Dopo un dottorato di ricerca a Tor Vergata e a Newcastle, in collaborazione per tre anni fifthy-fifthy, la carriera universitaria della manager si blocca per mancanza di fondi dell’università italiana. “Tornato in Italia mio padre negli anni Settanta prende le redini dell’azienda di famiglia e si occupa della parte commerciale e della vendita dei prodotti. All’epoca la Pallini era molto concentrata sulla Sambuca”. Sul finire degli anni Ottanta Virgilio diventa presidente.“Poiché conoscevamo bene i mercati stranieri, decidemmo di incrementare le esportazioni del limoncello, siamo nei primi anni Duemila, e qui entro in gioco io. In azienda ho fatto di tutto; mio padre era severo, mi chiedeva di lavorare in estate, nel periodo universitario, facevo la promoter nei supermercati e ogni tanto lavori extra. Mi occupavo della composizione chimica e delle materie prime, poi lo ho affiancato nel commerciale e nella gestione, ho cercato persone per far crescere l’export. Si andava forte col Mistrà, poi negli Usa col Limoncello, ho aperto il canale duty free dove siamo leader mondiali, non c’è aeroporto dove non ci sia il limoncello Pallini. Papà per un po’ ha fatto il brand ambassador; nove anni fa ho preso il suo posto. Per la mia volontà e la mia capacità. mi suono guadagnata i miei spazi con successi e errori. Quando ha lasciato non ci ha più messo piede. Poi siamo diventati una spa, lui, suo fratello e due cugine”. Nel 1990 il marchio ‘Romana Sambuca’ era stato ceduto alla multinazionale britannica Diageo, attiva nel settore delle bevande alcoliche con sei milioni di bottiglie vendute ogni anno sul mercato americano.

Della famiglia dei liquori Pallini nel 2022 entra a far parte il marchio ‘Amaro Formidabile’, l’amaro romano, in una bottiglia che sembra da whisky, tutto artigianale, un po’ iconico, con dodici qualità botaniche per l’infusione, prodotto in quantità abbastanza limitate, massimo 80 mila bottiglie all’anno. È un’invenzione di Armando Bomba, un bartender romano che lo aveva lanciato sul mercato nel 2015 ma poi per ragioni di salute cercava un compratore e lo ha trovato nell’azienda Pallini. “Ce l’ha proposto perché era convinto che avessimo gli stessi valori. Nei nostri prodotti usiamo solo aromi e coloranti naturali, no glucosio ma zucchero semolato che si scioglie, e promuoviamo un consumo responsabile e moderato. L’anno scorso è stato presentato un corto su ispirazione di alcuni suoi scritti, per la regia di Giacomo Ciarrapico, lo stesso della serie Boris con la voce di Francesco Pannofino”.

Rispondendo alle tendenze attuali, Pallini ha brevettato il Limoncello certificato kosher, vegano, senza glutine. “Stiamo installando un nuovo impianto, eliminando plastica dal packaging. In questo momento in amministrazione siamo più donne che uomini, loro sono più presenti in produzione. Per tutti ci sono parità di trattamento economico e uguali opportunità. È indubbio che nella selezione trovo più donne in gamba che uomini. Io viaggio molto, una volta all’anno i clienti principali li vado a trovare. Ho anche l’incarico di presidente di Federvini, prima donna eletta, che fa parte di Confindustria, tredici associazioni nelle quali io sono l’unica donna. La spiegazione è in parte che le donne non vogliono perdere tempo con la vita associativa, però ci sono delle chiusure. Il mondo alimentare che viene dall’agricoltura è ancora molto maschile”.

Due figli adolescenti: Lorenzo 16 anni, Luca 13, un marito, Attilio, “da vent’anni sempre lo stesso. Partiva dall’energia con un’azienda di famiglia, ha creato attività di impianti fotovoltaici e adesso lavora nel food, ha acquisito un marchio, ‘Pizza e mortazza street food”.Micaela Pallini pensa ai suoi figli come la futura sesta generazione dell’azienda? “A questi ragazzi stiamo offrendo strumenti che li facciano scegliere in maniera consapevole, l’importante è che acquistino fiducia in sè stessi e soprattutto che non perdano tempo. Si devono sbrigare. Va bene anche la letteratura medievale, a patto di essere appassionati e di farlo benissimo, piuttosto che una scelta casuale e poi arrabbattarsi. Nella vita bisogna avere la libertà di capire se hai sbagliato e puoi ricominciare da capo. Se vogliono entrare in azienda devono formarsi. È una vita dura quella dell’imprenditore”.

La ceo insegue l’hobby dei viaggi. “Con i figli stiamo riscoprendo grandi tour in macchina: il Nord, la Francia, gli Stati Uniti. Non mi piace stare sdraiata in spiaggia. Il nostro export va bene perché conosciamo i gusti degli stranieri. Mi piace la musica, ma negli ultimi dieci anni ci siamo molto dedicati ai ragazzi. Stiamo lavorando a prodotti a ‘zero alcol’, Limoncello limonzero, drink in lattina Pallini spritz, abbiamo lanciato la collaborazione con Flamigni per il panettone e la colomba al cioccolato con crema al limoncello e con Majani per i cioccolatini alla crema di limoncello”.

Veste spesso di giallo, ha borse e collane e la cover del portatile. “Sono un Leone, è un colore che mi riflette. Mi sono fatta regalare da mio marito il kindle, leggo libri che riguardano figure femminili. Come ‘La portalettere’ di Francesca Giannone, parla di una donna che negli anni Cinquanta faceva un mestiere da uomini e per questo era ostacolata. Poi amo i gialli di Manzini. Sono relativamente fortunata. La generazione di mio padre non era abituata ad avere a che fare con le donne. Per loro rapportarsi con una donna era parlare in un salotto, io ho dovuto lottare meno. La mia tecnica è stata sempre di aspettare per parlare e siccome sapevo quello che dicevo mi guadagnavo i miei spazi. E però tante donne non ci volevano nemmeno provare. Mio padre mi ha dato fiducia ma in Confindustria mi sono resa conto che c’era tanta differenza. È più facile fare network con persone dello stesso sesso. Sono molto preoccupata per il futuro, la politica sta andando verso il caos, c’è incapacità anche in Europa di lavorare insieme. Il nostro settore è molto legato alle elezioni europee e a quelle americane: se la spinta protezionistica degli Usa riprende fiato è pericoloso per noi. È complicato pianificare i prossimi cinque anni. Vorrei che si lavorasse seriamente sul tema dell’ambiente. Se continua così, col clima che cambia, è difficile far andare le navi e gli aerei”.

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