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La bolla del gas liquefatto

La capacità di produzione aumenterà del 40% da qui al 2028 con una crescita senza precedenti Mentre il mondo si avvia verso la decarbonizzazione
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E se fossimo prossimi a una bolla del gas? E sempre più vicini al picco della domanda, mentre sul mercato ci si avvia a un eccesso di offerta senza precedenti? Nelle ultime settimane la questione è al centro del dibattito di esperti ed analisti. E c’è chi ha già trovato il responsabile: il Gnl, il gas liquefatto che viaggia via nave. «La crescita della domanda, finora rimasta a lungo in letargo, combinata con un’enorme ondata di nuova capacità di esportazione, porterà i mercati globali del Gnl in un eccesso di offerta entro due anni».

Il rapporto

È quanto si legge nell’ultimo rapporto che si può scaricare dal sito dell’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa). Dove si ricorda, per essere ancora più chiari, che «dalla fine del 2024, un’ondata senza precedenti di nuovi progetti di liquefazione inizierà a entrare in attività». Non solo: «L’Ieefa prevede che la capacità di produzione globale di Gnl cr…

E se fossimo prossimi a una bolla del gas? E sempre più vicini al picco della domanda, mentre sul mercato ci si avvia a un eccesso di offerta senza precedenti? Nelle ultime settimane la questione è al centro del dibattito di esperti ed analisti. E c’è chi ha già trovato il responsabile: il Gnl, il gas liquefatto che viaggia via nave. «La crescita della domanda, finora rimasta a lungo in letargo, combinata con un’enorme ondata di nuova capacità di esportazione, porterà i mercati globali del Gnl in un eccesso di offerta entro due anni».

Il rapporto

È quanto si legge nell’ultimo rapporto che si può scaricare dal sito dell’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa). Dove si ricorda, per essere ancora più chiari, che «dalla fine del 2024, un’ondata senza precedenti di nuovi progetti di liquefazione inizierà a entrare in attività». Non solo: «L’Ieefa prevede che la capacità di produzione globale di Gnl crescerà di 193 milioni di tonnellate all’anno dal 2024 al 2028. Il che equivale a un aumento della capacità del 40% in cinque anni: la crescita più rapida nella breve storia dell’industria globale del Gnl».

Quali sono le ragioni che potrebbero portare al quadro così delineato? A far uscire dal «letargo» la domanda di gas sul mercato, oltre alla richiesta crescente da parte delle economie del Sud-Est asiatico, sono state altre due varianti, tra loro collegate. Tutto parte dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, uno dei tre colossi della produzione di gas naturale con Qatar e Stati Uniti. La contrapposizione con Vladimir Putin ha portato il mondo occidentale a fare i conti con le importazioni da Mosca. In particolare l’Europa, la cui dipendenza era arrivata a livelli record: fino a tre anni fa il 45% del fabbisogno era coperto dalle forniture di Gazprom, la prima società al mondo del settore, sotto il diretto controllo del Cremlino.

Rapporto tra prezzi e produzione

Da qui si arriva alla seconda parte del ragionamento. I prezzi molto elevati del Gnl in seguito all’invasione dell’Ucraina hanno portato gli operatori a sviluppare investimenti per aumentare la produzione, avendo l’occasione di sostituire la quota di mercato russa. Ma allo stesso tempo, si è fatta strada tra istitituzioni internazionali e governi la necessità di accelerare l’uscita dai combustibili fossili, anticipando le date già previste. Come dimostrano le scelte prese sia alla Cop 28 di Dubai, sia dal G7 dell’Energia che si è appena tenuto a Torino. In particolare, il documento finale dei “Grandi” del mondo occidentale ha individuato il 2030 per lo stop definitivo agli impianti a carbone e per la stessa data una riduzione del 75% delle emissioni di metano.

Il fattore Cina

Di conseguenza, il risultato finale non potrà che essere quello riassunto dal dossier pubblicato da Ieefe: «La domanda globale di Gnl potrebbe non crescere abbastanza rapidamente da assorbire la nuova offerta». E che ruolo avrà la Cina, si potrebbe ribattere, che ha appena riconquistato il podio come primo importatore al mondo? Non sarà in grado di assorbire parte della domanda approfittando magari dei prezzi previsti al ribasso? Risposta Ieefe: «L’installazione senza precedenti di energie rinnovabili, combinata con l’aumento della produzione nazionale di gas e delle importazioni di gasdotti, potrebbe limitare la crescita della domanda cinese di Gnl».

Il perché tutto ruoti attorno alle quote di Gas naturale liquefatto appare evidente. Da un lato, le esportazioni di Mosca viaggiano per la stragrande maggioranza via tubo, dall’altro il mercato del Gnl è più elastico, le navi si possono dirottare facilmente verso chi offre prezzi migliori, non ci si lega a contratti di lungo periodo.

Il processo potrebbe essere molto più rapido del previsto. Lo prevede un documento di Acer, l’ente di cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia d’Europa. «È probabile che la domanda di Gnl nell’Ue raggiunga il suo picco nel 2024. Ciò è dovuto alla riduzione della domanda di gas strutturale determinata dagli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue». Ma non è tutto. La diversificazione da Mosca ha creato nuove rotte e messo in concorrenza i fornitori. Con il risultato di far aumentare l’offerta, visto che la Ue è il maggior acquirente al mondo di Gnl. Obiettivo raggiunto grazie a «nuove infrastrutture di rigassificazione nei Paesi Ue – scrive il rapporto annuale Acer sul monitoraggio del mercato del gas – infrastrutture che hanno alleviato la congestione dell’offerta e contribuito a ridurre il divario di prezzo tra gli hub europei del gas e i prezzi spot del gas liquefatto». Del resto, dal 2020 la domanda di gas in Europa è calata del 20% e si prevede che continuerà a scendere fino al 2030.

La corsa al Gnl

Nonostante gli avvertimenti degli esperti, il mercato prosegue nella sua corsa a inondare il mondo di Gnl. Anche perché sono in corso grandi cambiamenti nella classifica dei maggiori produttori. Dopo l’invasione dell’Ucraina, gli Stati Uniti sono diventati i primi esportatori al mondo, posizione che intendono difendere. Lo testimonia l’annuncio fatto a metà aprile dalla società americana Venture Global Lng, la quale prevede di avviare la produzione nel suo secondo impianto di esportazione di gas naturale liquefatto in Louisiana a metà del 2024. Consolidando ulteriormente il ruolo degli Usa come principale fornitore mondiale e portando a otto gli impianti di liquefazione sulle coste Usa.

Il successo americano è dovuto, principalmente, alla rivoluzione dello shale gas, che ha aumentato le riserve disponibili consentendo di superare Qatar e Australia come maggiori esportatori di Gnl. Una corsa destinata ad accelerare, visto che gli esperti prevedono che le consegne statunitensi raddoppieranno entro il 2030.

Per non parlare dell’accordo appena annunciato dal governo turco con il primo gruppo al mondo nel settore dei combustibili fossili. ExxonMobil fornirà 2,5 milioni di tonnellate all’anno di Gnl ad Ankara, pari al 7% dei consumi nazionali, per un valore attorno a 1,1 miliardi di dollari. Un accordo dall’alto valore geopolitico: la Turchia ha rinunciato al veto per l’ingresso della Svezia nella Nato e in cambio ha avuto prima l’assicurazione di forniture di F-16 dagli Usa e ora la spedizione di gas. In entrambi i casi, una minor dipendenza da Mosca. Ma cosa succederà quando Gazprom riuscirà a migliorare la sue infrastrutture e portare più gas via nave verso Cina e India, aumentando l’offerta globale?

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