“Troppi ritardi sul Tfr degli statali”. L’Inps in cerca di nuovi fondi
di Valentina ConteIl presidente dell'Inps Gabriel Fava (a destra) e il direttore generale dell'Inps Valeria Vittimberga
ROMA – Da una parte le pensioni precompilate, già 30 mila nella fase di sperimentazione caricate online, ultima frontiera di un Inps sempre più digitalizzato, semplice, veloce. Dall’altra i tempi di attesa per l’invalidità civile che possono arrivare a 260 giorni. I pochi ispettori per il contrasto al sommerso e all’evasione contributiva.
E l’anticipo del Tfs, la liquidazione dei dipendenti pubblici, ora bloccato perché i fondi sono finiti, con migliaia di domande inevase. Punti di forza e criticità messi in fila dalla prima Relazione di verifica sull’attività dell’Inps nel 2023 realizzata dal Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza interno all’Istituto che rappresenta imprese e sindacati.
Le criticità
«L’Inps è un Istituto in trasformazione in grado…
ROMA – Da una parte le pensioni precompilate, già 30 mila nella fase di sperimentazione caricate online, ultima frontiera di un Inps sempre più digitalizzato, semplice, veloce. Dall’altra i tempi di attesa per l’invalidità civile che possono arrivare a 260 giorni. I pochi ispettori per il contrasto al sommerso e all’evasione contributiva.
E l’anticipo del Tfs, la liquidazione dei dipendenti pubblici, ora bloccato perché i fondi sono finiti, con migliaia di domande inevase. Punti di forza e criticità messi in fila dalla prima Relazione di verifica sull’attività dell’Inps nel 2023 realizzata dal Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza interno all’Istituto che rappresenta imprese e sindacati.
Le criticità
«L’Inps è un Istituto in trasformazione in grado di progettare e gestire nuovi servizi mettendo al centro i bisogni dell’utenza», dice Roberto Ghiselli, presidente del Civ. «Ma non possiamo tacere le criticità. Questa Relazione, al suo esordio, è per noi una scommessa: osservare le cose che fa Inps con l’occhio dell’utenza, in una chiave critica e dialettica. I problemi vanno risolti». Richiesta subito colta dal neo presidente dell’Inps Gabriele Fava: «Il cda analizzerà tutte le indicazioni emerse, frutto del lavoro prezioso del Civ». A partire dalla prima grana, quella del Tfs che sta causando molti disagi ai pensionati del settore pubblico.
Finiti i fondi per il Tfs
Problema non nuovo. Perché lo Stato, per esigenze di cassa e dunque di bilancio, eroga il “Trattamento di fine servizio”, la liquidazione dei pubblici, solo anni dopo la fine del lavoro, a volte anche tre anni o più e a rate per importi sopra i 50 mila euro lordi.
Dipende dal settore di impiego (ministeri, enti locali, scuola), dall’ammontare e dalla tipologia di pensione. Ad esempio la cessazione di servizio per invalidità dovrebbe contemplare tempi più brevi, entro l’anno.
Nel 2019 l’allora governo Lega-M5S si era inventato l’anticipo fino a 45 mila euro erogato dalle banche. Un canale che esiste ancora, ma con basso appeal perché il tasso di interesse può arrivare al 4-5%. Troppo.
L’ex presidente dell’Inps Tridico aveva escogitato un’altra strada. Prendere 300 milioni dal Fondo credito a cui aderiscono una parte dei dipendenti pubblici e riservarli agli anticipi del Tfs ad interesse calmierato, più basso di quello bancario: 1% più lo 0,5% di spese.
I fondi sono presto finiti. E d’altro canto, considerando una liquidazione media attorno ai 60 mila euro, significa coprire solo 5 mila pensionati. I dati del Civ diffusi ieri rivelano che esiste «un accumulo di arretrato».
Le domande di anticipazione del Tfs presentate dal primo febbraio al 12 dicembre 2023 «sono state 17.539, quelle respinte 6.195, quelle in lavorazione 9.138 e quelle lavorate 2.216».
Dati più aggiornati rivelano che siamo a circa 25 mila domande. Ma i fondi, come avvertito anche da Inps in una recente circolare, sono finiti. Le domande decadranno.
La Consulta e la legge
«Bisognerebbe cambiare la legge nel senso indicato dalla Corte Costituzionale: parificare i tempi del Tfr e del Tfs, dei privati e dei pubblici», osserva Ghiselli. «Nel frattempo sarebbe opportuno rifinanziare la parte del Fondo credito destinato agli anticipi. In alcune realtà del Paese gli uffici Inps sono in difficoltà a ricostruire la carriera dei dipendenti pubblici per la lentezza delle amministrazioni, c’è anche questo fattore da tenere in conto».
Il problema c’è.