Cattivissima lei: la manager stacanovista di Baidu licenziata dopo le critiche. Ai dipendenti diceva: “Vi renderò la vita impossibile”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Che clamoroso autogol. “Non aspettatevi i fine settimana liberi”. “Tenete il telefono acceso 24 ore su 24”. “Non sono vostra madre, a me interessano solo i risultati”. “Posso rendervi la vita impossibile nel trovare un lavoro in questo settore”. Ora il posto è lei a non avercelo più. Dopo le valanghe di critiche in Rete, centinaia di milioni le visualizzazioni sui social, Qu Jing si è dimessa, come confermano i media cinesi.
La responsabile delle relazioni pubbliche e vicepresidente di Baidu (il Google cinese) aveva iniziato a postare la settimana scorsa su Douyin (la versione mandarina di TikTok) brevi video in cui si vantava di essere una fenomenale donna in carriera, di non prendere mai le ferie, di dimenticarsi - tanto era dedita alla causa - il compleanno del figlio e di non sapere nemmeno che classe frequentasse, di essere capace di fare viaggi di lavoro anche di 50 giorni consecutivi senza lamentarsi. Voleva dei dipendenti che fossero come lei e non le importava se q…
PECHINO - Che clamoroso autogol. “Non aspettatevi i fine settimana liberi”. “Tenete il telefono acceso 24 ore su 24”. “Non sono vostra madre, a me interessano solo i risultati”. “Posso rendervi la vita impossibile nel trovare un lavoro in questo settore”. Ora il posto è lei a non avercelo più. Dopo le valanghe di critiche in Rete, centinaia di milioni le visualizzazioni sui social, Qu Jing si è dimessa, come confermano i media cinesi.
La responsabile delle relazioni pubbliche e vicepresidente di Baidu (il Google cinese) aveva iniziato a postare la settimana scorsa su Douyin (la versione mandarina di TikTok) brevi video in cui si vantava di essere una fenomenale donna in carriera, di non prendere mai le ferie, di dimenticarsi - tanto era dedita alla causa - il compleanno del figlio e di non sapere nemmeno che classe frequentasse, di essere capace di fare viaggi di lavoro anche di 50 giorni consecutivi senza lamentarsi. Voleva dei dipendenti che fossero come lei e non le importava se questo influiva sulla loro vita privata. "Non sono la vostra mamma. Mi interessano solo i risultati”.
Frasi che hanno scatenato un polverone in un settore, quello tech cinese, dove lo scarso bilanciamento tra lavoro e vita privata è un grosso problema. Nonostante varie campagne e nonostante la legge dica che le ore settimanali di lavoro devono essere 44 - con la Corte Suprema del Popolo che nell’estate di tre anni fa ha ribadito che sono “non validi” i contratti che impongono il tristemente noto 996 (lavorare dalle nove del mattino alle nove di sera per sei giorni alla settimana) - la regola sembra essere ancora questa: un sistema lodato qualche anno fa pure dal fondatore di Alibaba Jack Ma.
Una “dedizione tossica”, quella della signora Qu, che ai lavoratori non piace, stufi di orari estenuanti e pressioni continue. E che per la donna si è rivelata uno spettacolare autogol: da ieri sera la “lady di ferro” Qu non risulta essere più vicepresidente della compagnia.
Prima di lasciare il proprio posto (anzi, di essere messa alla porta, anche se Baidu non ha ancora confermato ufficialmente) Qu ha cancellato tutti i video dal suo account Douyin il 7 maggio e giovedì sul suo account personale di WeChat si è scusata pubblicamente. “Imparerò dai miei errori, migliorerò il mio modo di comunicare e mi prenderò più cura dei miei colleghi. Mi scuso se i miei video hanno causato malintesi sui valori e la cultura di Baidu”.
Prima di passare al settore delle pubbliche relazioni, Qu ha lavorato come giornalista per l'agenzia di stampa statale cinese Xinhua. È stata assunta da Baidu nel 2021 - come vicepresidente delle relazioni pubbliche, responsabile del dipartimento di comunicazione pubblica dell’azienda - dopo aver lavorato per Huawei.
Per anni i dirigenti del settore tech hanno dichiarato apertamente che si aspettavano che il personale lavorasse “996". Una mentalità difficile da scardinare. Nell’ottobre di tre anni fa furono quattro ragazzi, neolaureati, a far tornare d’attualità il dibattito lanciando una campagna dal titolo, in cinese e in inglese, “Worker Lives Matter”: le vite dei lavoratori contano. Tre anni più tardi ci ha pensato la signora Qu a far riesplodere il caso. Che clamoroso autogol.