ROMA - Lo “Spalma Superbonus” di Giancarlo Giorgetti sbatte contro il muro delle imprese. A poche ore dal deposito al Senato dell’emendamento del governo che obbligherà a spalmare le detrazioni su dieci anni, invece che su quattro, è Confindustria a mettersi contro il mini “salva-debito”. Quello che il ministro dell’Economia vuole esibire a Bruxelles come prova del rigore sui conti pubblici.
Il vicepresidente dell’associazione degli industriali Maurizio Marchesini va giù pesantissimo: “Migliaia di imprese e cittadini - chiosa - devono poter vivere in uno Stato in cui la certezza del diritto consenta ragionate scelte d’investimento pluriennali, non modificabili da interventi retroattivi”.
L’irritazione monta sulla tempistica scelta dal Tesoro. La retroattività dell’in…
ROMA - Lo “Spalma Superbonus” di Giancarlo Giorgetti sbatte contro il muro delle imprese. A poche ore dal deposito al Senato dell’emendamento del governo che obbligherà a spalmare le detrazioni su dieci anni, invece che su quattro, è Confindustria a mettersi contro il mini “salva-debito”. Quello che il ministro dell’Economia vuole esibire a Bruxelles come prova del rigore sui conti pubblici.
Il vicepresidente dell’associazione degli industriali Maurizio Marchesini va giù pesantissimo: “Migliaia di imprese e cittadini - chiosa - devono poter vivere in uno Stato in cui la certezza del diritto consenta ragionate scelte d’investimento pluriennali, non modificabili da interventi retroattivi”.
L’irritazione monta sulla tempistica scelta dal Tesoro. La retroattività dell’intervento è limitata: lo “Spalma crediti”, infatti, si applicherà a tutte le spese sostenute a partire dal primo gennaio. Una spesa sostenuta a dicembre del 2023, quindi, non sarà sottoposta alla rateizzazione a dieci anni.
Ma Confindustria chiede di prendere in considerazione solo i nuovi crediti, a partire dal 29 marzo, data di entrata in vigore del decreto che blocca definitivamente la cessione del credito e lo sconto in fattura, al netto delle deroghe che saranno concesse agli enti del Terzo settore, Onlus e organizzazioni di volontariato, nonché alle zone sismiche. Per i costruttori dell’Ance, la misura deve partire dopo il via libera del Parlamento al provvedimento.
Dettagli, il tema della discordia è il danno alle imprese. "Con un cambio di regole in corsa, a contratti chiusi, si passa dal compensare, quindi incassare, in quattro anni a dieci: questo significa non poter fare affidamento sulla legge”, dice la presidente dell’Ance Federica Brancaccio a Repubblica. E questo perché le imprese hanno in carico molti lavori, avviati nel 2022 o l’anno scorso, che non sono ancora ultimati: le fatture del 2024 finiranno così dentro lo “Spalma crediti”. Lo Stato, in questo caso, pagherà appunto in dieci anni, non più in quattro.
Ma le imprese avranno problemi anche con le banche a cui hanno ceduto il credito: gli istituti potrebbero farselo pagare di più o addirittura sciogliere i contratti di acquisto che sono stati firmati sulla base di una compensazione in quattro anni. Una posizione di forza che svela l’atteggiamento bifronte del governo: salva le banche e mette in difficoltà le imprese. E non solo. Il fronte “anti Giorgetti” è largo: dentro ci sono anche le cooperative, gli artigiani e i commercialisti. Ecco il prezzo da pagare per un piccolo ritocco al debito e per un “sollievo” sul deficit 2025-2026.
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