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Biden prova ad anticipare Trump: super dazi sulle auto elettriche cinesi. E ora tocca all’Europa

Il presidente americano Biden e il leader cinese Xi durante il loro incontro dello scorso novembre negli Stati Uniti (reuters)

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Martedì il presidente americano potrebbe varare un pacchetto di tariffe su chip e altri prodotti strategici made in China. L’obiettivo elettorale e quello economico. Il rischio che Bruxelles non faccia abbastanza
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Prima che lo faccia Donald Trump, ma soprattutto prima che vinca le elezioni promettendo di farlo, il presidente americano Joe Biden sembra pronto ad alzare un muro di dazi contro una serie di prodotti cinesi, in settori strategici nella sfida industriale e tecnologica tra le due superpotenze. Ad anticiparlo sono diversi media americani, citando fonti dell’amministrazione, secondo cui la decisione potrebbe essere annunciata martedì. Riguarderebbe le auto elettriche, dove le tariffe – oggi al 27,5% - potrebbero essere addirittura quadruplicate, ma anche batterie, pannelli solari e microchip. E potrebbe fare di nuovo impennare le tensioni tra Washington e Pechino, nel momento in cui anche la Commissione europea sta completando un’indagine sulle auto made in China che potrebbe portarla ad aumentare le relative tariffe.

Il tentativo di anticipare Trump

In attesa di conferme ufficiali, l’indiscrezione si presta a una serie di considerazioni. La prima è che la mossa di Biden – se confermata…

Prima che lo faccia Donald Trump, ma soprattutto prima che vinca le elezioni promettendo di farlo, il presidente americano Joe Biden sembra pronto ad alzare un muro di dazi contro una serie di prodotti cinesi, in settori strategici nella sfida industriale e tecnologica tra le due superpotenze. Ad anticiparlo sono diversi media americani, citando fonti dell’amministrazione, secondo cui la decisione potrebbe essere annunciata martedì. Riguarderebbe le auto elettriche, dove le tariffe – oggi al 27,5% - potrebbero essere addirittura quadruplicate, ma anche batterie, pannelli solari e microchip. E potrebbe fare di nuovo impennare le tensioni tra Washington e Pechino, nel momento in cui anche la Commissione europea sta completando un’indagine sulle auto made in China che potrebbe portarla ad aumentare le relative tariffe.

Il tentativo di anticipare Trump

In attesa di conferme ufficiali, l’indiscrezione si presta a una serie di considerazioni. La prima è che la mossa di Biden – se confermata - avrebbe prima di tutto un significato elettorale. È stato Donald Trump, autoproclamatosi “tariff man”, ad avviare da presidente una guerra commerciale contro Pechino, e ora promette che se fosse rieletto porterebbe i dazi su tutte le importazioni dalla Cina al 60%. La scarsa efficacia di quelle misure, sia nel riequilibrare la bilancia commerciale che nel riportare posti di lavoro negli Stati Uniti, è dimostrata, ma è altrettanto dimostrato che agitare il bastone delle tariffe premia tra gli elettori dell’America profonda e che ha più subito lo “choc cinese”, cioè la desertificazione industriale provocata dallo spostamento delle fabbriche verso Oriente. Biden del resto non ha mai cancellato le tariffe di Trump ed è a quell’elettorato che cercherebbe di parlare ora alzandole, pur mantenendo l’approccio mirato sui settori strategici con cui ha sempre cercato di distinguersi da quello indiscriminato del predecessore, anche agli occhi di Pechino.

L’ondata di export cinese

La mossa non avrebbe impatti immediati per i consumatori americani, considerato che al momento nessuna auto elettrica prodotta in Cina viene venduta negli Stati Uniti, anche per effetto delle tariffe già esistenti. Ma questo non significa che l’intera questione si riduca a una mossa politica. Negli ultimi mesi infatti il regime comunista ha rilanciato investimenti e sussidi nella produzione industriale, in particolare nei “nuovi” settori legati alla transizione verde. E con una domanda interna che soffre, le aziende cinesi stanno indirizzando l’eccesso di capacità produttiva verso i mercati internazionali. Il timore, negli Stati Uniti, in Europa e anche nel resto del mondo è che i prodotti cinesi, di qualità crescente e costi sempre bassi, anche o soprattutto grazie ai generosi aiuti ricevuti, finiscano per distorcere il mercato globale e soffocare ogni concorrenza.

Se in Europa i produttori cinesi stanno conquistando veloci quote di mercato, potrebbero presto affacciarsi anche negli Stati Uniti. E dietro al maxi aumento di tariffe ipotizzato, si coglie la preoccupazione che né i dazi oggi in vigore, né gli incentivi all’acquisto riservati alle sole auto made in Usa (misura protezionista introdotta da Biden anche per pannelli solari e le batterie) proteggano in modo sufficiente le case statunitensi. Aziende come BYD infatti vendono in Cina i loro modelli base a 10mila dollari, un quinto del prezzo medio di una auto elettrica sul mercato americano, dove finora i produttori si sono concentrati su automobili di taglia più grossa e costi alti. Tariffe al 100% sono la cosa più vicina ad un bando di fatto, senza esserlo di principio.

La reazione cinese

Nel merito economico, il pacchetto di dazi sembrerebbe insomma una mossa preventiva, di difesa della nascente industria americana delle tecnologie verdi e dei chip – a cui Biden sta garantendo sussidi miliardari -, piuttosto che volta a bloccare prodotti che oggi la Cina vende agli Stati Uniti. E il presidente, che negli ultimi mesi ha lavorato per riallacciare il dialogo con Xi, pare scommettere che non avrà un effetto esplosivo sulle relazioni bilaterali, forse confidando anche sul fatto che la Cina vive un momento di strutturale rallentamento economico. Ma questa scommessa andrà verificata nei fatti, perché Pechino risponde sempre quando viene colpita, e perché il suo leader, che rifiuta le accuse sull’eccesso di produzione, ha scommesso tutto sugli investimenti in nuova capacità industriale e non intende fare marcia indietro su quella strategia.

Le tariffe di Bruxelles

L’altra incognita riguarda l’Europa, dove a differenza degli Stati Uniti i prodotti cinesi – pannelli solari prima, auto elettriche ora – arrivano in massa, spinti dall’ottimo rapporto prezzo-qualità. La Commissione europea ha aperto un’indagine sull’importazione di vetture con la spina, per verificare se gli aiuti di Stati ricevuti dai produttori della Repubblica Popolare distorcano il mercato. Se questo fosse dimostrato, entro poche settimane Bruxelles potrebbe decidere di alzare le tariffe, oggi al 10%. Un’eventuale mossa di Biden avrebbe l’effetto di aprire la strada, e allo stesso tempo alzare la pressione sugli alleati europei. Ma le super tariffe americane contengono anche un avvertimento, che fa eco a quanto scritto di recente da qualche analista: se l’incremento dei dazi fosse limitato, in una forchetta tra il 15 e il 30%, potrebbe non bastare a contenere l’avanzata delle imprese cinesi e a difendere quelle europee. Questa guerra commerciale, industriale e tecnologica si combatte con mura alte, e pochi scrupoli per i consumatori.

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