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Superbonus, spalma detrazioni in 10 anni. E dal 2028 l’aliquota agevolata per le ristrutturazioni scende al 30%. Ecco l’emendamento

(ansa)
Scontro tra Giorgetti e Tajiani. FI protesta e annuncia modifiche in Parlamento. Allungata la fruizione delle detrazioni, non dei crediti d’imposta. Ance: “Impatto mitigato”. Rinvio per la plastic tax, la sugar tax parte dimezzata per un biennio
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ROMA - L’emendamento della discordia viene depositato al Senato quando mancano pochi minuti a mezzanotte. Ma sono minuti “preziosi” per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché con la proposta di modifica al decreto Superbonus mette nero su bianco lo “Spalma detrazioni” in dieci anni per le spese sostenute nel 2024. Quello che aveva annunciato mercoledì ai senatori della commissione Finanze che stanno esaminando il provvedimento. E che però, nel frattempo, è stato bocciato da Forza Italia, oltre che dalle imprese, contrari a diluire i rimborsi in un arco temporale più lungo rispetto a quello attuale.

Lo “Spalma detrazioni” in 10 anni

Dopo una giornata di botta e risposta a distanza con il leader di FI Antonio Tajani, che aveva lamentato di non essere stato consultato da Giorgetti, il titolare del Tesoro presenta la “carta” che obbliga a ripartire le detrazioni fiscali relative ai lavori edilizi “in dieci quote annuali di pari importo”, come si legge nel testo dell'emenda…

ROMA - L’emendamento della discordia viene depositato al Senato quando mancano pochi minuti a mezzanotte. Ma sono minuti “preziosi” per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché con la proposta di modifica al decreto Superbonus mette nero su bianco lo “Spalma detrazioni” in dieci anni per le spese sostenute nel 2024. Quello che aveva annunciato mercoledì ai senatori della commissione Finanze che stanno esaminando il provvedimento. E che però, nel frattempo, è stato bocciato da Forza Italia, oltre che dalle imprese, contrari a diluire i rimborsi in un arco temporale più lungo rispetto a quello attuale.

Lo “Spalma detrazioni” in 10 anni

Dopo una giornata di botta e risposta a distanza con il leader di FI Antonio Tajani, che aveva lamentato di non essere stato consultato da Giorgetti, il titolare del Tesoro presenta la “carta” che obbliga a ripartire le detrazioni fiscali relative ai lavori edilizi “in dieci quote annuali di pari importo”, come si legge nel testo dell'emendamento del governo.

Il leader di Fi: “Voglio vederci chiaro”

Un testo sul quale però il leader di Forza Italia non molla la presa. "Voglio vederci chiaro" dice Tajani sottolineando che l’emendamento "è stato presentato stanotte”. E poi assicura che “bisogna veramente prestare molta, molta, molta attenzione. Lunedì mattina, come partito, ascolterò tutti i rappresentanti delle varie categorie per capire cosa c'è da aggiustare in Parlamento rispetto a questa proposta che mi ha dato il ministero". Il botta e risposta non si ferma qui e al ministro leghista tocca la contro-replica: “Se ne farà una ragione”, dice Giorgetti da un appuntamento elettorale a Modena, “quando leggerà l’emendamento e capirà il buon senso che l’ha ispirato”.

Norme dal primo gennaio

La linea Maginot di Tajani è che “non si possono dare norme retroattive perché è un principio giuridico molto chiaro". Ma, si legge dal testo, la misura si applicherà “per le spese sostenute dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione” del decreto, quindi a partire dal primo gennaio 2024.

Una “mini” retroattività che Confindustria aveva respinto negli scorsi giorni. Visto il provvedimento, però, l’Ance che temeva il blocco di lavori per 16 miliardi corregge il tiro: “Rispetto alle dichiarazioni fatte, il testo è molto meno impattante di quanto si temesse", dice la presidente dei costruttori Federica Brancaccio.

A passare dalle attuali cinque a dieci rate saranno infatti le detrazioni da sfruttare nel 730, mentre sono fatti salvi i crediti derivanti da cessioni e sconto in fattura. Le imprese, dunque, potranno continuare a utilizzarli in quattro o cinque rate, come prevede ora la norma. L’estensione delle detraibilità riguarda anche il sismabonus, sempre per le spese 2024, e gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche.

Rimborsi diluiti per 12 miliardi

Ammonta a circa 12 miliardi il valore delle detrazioni che dovranno essere ripartite in dieci quote annuali. Nella relazione tecnica che accompagna l’emendamento si legge, infatti, che “ai fini della stima sono stati considerati l’ammontare di detrazioni fruibili per l’anno 2024 pari a circa 6.211 milioni di euro e per l’anno 2025 a circa 5.780 milioni di euro, scontati nelle previsioni di bilancio”.

Paletti alle banche per la compensazione

Con l’emendamento arriva anche il divieto per le banche di compensare i crediti d’imposta “con i contributi previdenziali, assistenziali e i premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”. Una stretta che scatterà dal primo gennaio 2025 e che potenzialmente può determinare un effetto positivo per le casse dello Stato.

Se la banca violerà la disposizione scatterà il recupero del credito compensato e allo stesso istituto sarà comminata una sanzione.

Stop ai crediti “sotto costo”

Arriva anche una norma per bloccare l'eventuale acquisto di crediti ad un prezzo inferiore rispetto a quello attualizzato.

Per questo, a partire dal 2025, le banche e le assicurazioni dovranno ripartire in sei rate annuali, di pari importo, i crediti con il codice identificativo univoco: la quota che non sarà utilizzata nell’anno di riferimento non potrà essere usufruita negli anni successivi nè essere rimborsata.

La “mini deroga” per le zone terremotate

Con uno stanziamento di 35 milioni, a valere sul 2025, si allarga il perimetro delle aree terremotate dove sarà ancora possibile esercitare la cessione del credito e lo sconto in fattura. Oltre alla zona del cratere, già tutelata con le norme originarie del decreto, sarà un provvedimento del capo del Dipartimento “Casa Italia” della presidenza del Consiglio, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, a riconoscere "un contributo per le spese”.

L’emendamento specifica che si terrà conto “dell’estensione territoriale dello stato di emergenza e dello stato di avanzamento della ricostruzione post-calamità”.

Nella relazione tecnica vengono dettagliati i territori interessati dalla norma: Emilia-Romagna e Lombardia (sisma 2012), Molise (2018), Ischia (2017) e la provincia di Catania (2018).

Un fondo da 100 mln per Terzo settore e onlus

Per sostenere la riqualificazione energetica degli immobili realizzata dagli enti del Terzo settore, onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale viene istituito un fondo di 100 milioni, per il 2025. L’entità del contributo sarà definita con un successivo decreto ministeriale che sarà adottato entro due mesi dall’entrata in vigore della legge.

Più controlli, ai Comuni il 50% degli incassi

I Comuni potranno segnalare “possibili interventi edilizi totalmente o parzialmente inesistenti” alla Guardia di finanza e all’Agenzia delle entrate, incrementando così l’azione di contrasto alle frodi.

Già oggi i Comuni sono premiati per l’accertamento fiscale e contributivo: ai sindaci “virtuosi” è riconosciuto il 33% delle somme riscosse per il mancato o parziale pagamento dei tributi statali. Per i controlli sull’utilizzo dei bonus edilizi, la quota sale al 50%: metà degli incassi che arriveranno dai controlli extra potranno quindi essere impiegati dai sindaci.

L’aliquota per le ristrutturazioni scende al 30% dal 2028 al 2033

Tra gli interventi del governo, si trova anche una la riduzione al 30% dell’aliquota agevolata del 36% che è il livello ‘standard’ di detrazione prevista dal Tuir per le ristrutturazioni, costantemente elevata negli anni: oggi è infatti del 50% fino a 96mila euro di spese (48mila il tetto ‘a regime’). Una forbice che calerebbe sul periodo 2028-2033, proprio quello che risentirebbe di un peggioramento dei conti a causa dell'allungamento a dieci anni della finestra nella quale sfruttare i crediti fiscali. Come ha certificato l’Upb, infatti, lo spalma crediti allevia il peso sul debito del 2024-2027, ma lo aggrava per il 2028-2033. I risparmi previsti partono dai 180 milioni del 2029 per toccare un picco di 695 nel 2034 per poi riscendere. Fino al 2044 si tratta comunque di oltre 6 miliardi. Sullo sfondo, è bene ricordare, c’è la partita di tutta la risistemazione delle agevolazioni all’edilizia dal 2025 in avanti.

Rinviata la plastic tax, la sugar parte dimezzat

Tra le modifiche del governo, entrano anche plastic e sugar tax. Con due binari diversi. Nel primo caso è infatti previsto il rinvio dell’entrata in vigore dal luglio 2024 allo stesso mese del 2026. Per la sugar tax, il testo bollinato interviene soltanto sui commi che indicano le aliquote di tassazione, dimezzandole fino al luglio 2026. Via, dunque, dal prossimo luglio con un trattamento di favore di due anni, per poi andare a regime dal luglio 2026 in avanti. Una novità che allarma Assobibe: “Apprendiamo di un emendamento bollinato del governo volto a non rinviare l'attuazione della sugar tax", dice l’associazione che parla di “una doccia fredda dopo le ripetute dichiarazioni sul non voler vessare le imprese e le rassicurazioni date al comparto anche nelle ultime settimane sul tema”.

In particolare, l'aliquota dell'imposta, fissata, per i prodotti finiti, nella misura di 10 euro per ettolitro (10 centesimi di euro per litro), diventerebbe per un biennio pari a 5 euro per ettolitro (5 centesimi di euro per litro), mentre, per i prodotti predisposti ad essere utilizzati previa diluizione, l'imposta, fissata in 0,25 euro per chilogrammo di prodotto, diventerebbe pari a 0,13 euro per chilogrammo.

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