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Da Superbonus e altri bonus edilizi minori tasse per 42 miliardi nel 2026

(ansa)
Da questi numeri parte il giro di vite sulle agevolazioni legate alla casa, che passa anche dalle detrazioni per le ristrutturazioni
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MILANO — Fin dai primi mesi di vita del governo Meloni, il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, si diceva intenzionato a rivedere «la giungla delle tax expenditure». Col termine si fa riferimento a quella vasta gamma di bonus e agevolazioni che, da una parte, consente a cittadini e imprese di ridurre il carico fiscale; dall’altra, conduce meno entrate in forma di tasse e imposte nelle casse statali, con la conseguenza che lo Stato può ritrovarsi a dovere emettere nuovo debito. «È un sistema assolutamente drogato. Se io lavoro direttamente sull’aliquota e faccio un po’ di potatura di queste cose penso che facciamo un’opera meritoria», diceva Leo nel dicembre del 2022.

Ebbene, il momento della potatura sembra essere arrivato. A sancirlo è l’emendamento del governo al “decreto Superbonus”, che, oltre ad aumentare a dieci anni il periodo in cui spalmare la detrazione per i lavori edilizi nel 2024, punta anche a ridurre dal 2028 il beneficio collegato alle ristrutturazioni, portandol…

MILANO — Fin dai primi mesi di vita del governo Meloni, il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, si diceva intenzionato a rivedere «la giungla delle tax expenditure». Col termine si fa riferimento a quella vasta gamma di bonus e agevolazioni che, da una parte, consente a cittadini e imprese di ridurre il carico fiscale; dall’altra, conduce meno entrate in forma di tasse e imposte nelle casse statali, con la conseguenza che lo Stato può ritrovarsi a dovere emettere nuovo debito. «È un sistema assolutamente drogato. Se io lavoro direttamente sull’aliquota e faccio un po’ di potatura di queste cose penso che facciamo un’opera meritoria», diceva Leo nel dicembre del 2022.

Ebbene, il momento della potatura sembra essere arrivato. A sancirlo è l’emendamento del governo al “decreto Superbonus”, che, oltre ad aumentare a dieci anni il periodo in cui spalmare la detrazione per i lavori edilizi nel 2024, punta anche a ridurre dal 2028 il beneficio collegato alle ristrutturazioni, portandolo dall’attuale 50 al 30 per cento. Essendo stato fissato un obiettivo in un’ottica di quattro anni, non è da escludere che l’agevolazione del 50%, che tecnicamente va rinnovata ogni anno, possa essere modulata o rivista anche nella fase intermedia.

Posto che le tax expenditure rappresentano una giungla dove talvolta risulta difficile orientarsi, alcuni numeri aiutano a comprendere perché il governo abbia fretta di avviare la potatura, partendo proprio dalle agevolazioni sulla casa. L’ultima fotografia risale al “Rapporto annuale sulle spese fiscali 2023” pubblicato dal ministero dell’Economia alla fine dello scorso ottobre. «Le misure che rappresentano un maggior costo per il bilancio dello Stato — si legge nel documento — sono principalmente i vari bonus edilizi che da soli rappresentano circa il 40% del totale delle spese fiscali censite dal Rapporto, per un ammontare di circa 38 miliardi di euro per l’anno 2024».

Per la precisione, l’impatto delle agevolazioni collegate alla casa risulta avere sulle entrate fiscali pubbliche segno negativo per 38,1 miliardi nel 2024, suddiviso in 26,4 miliardi di minore Irpef più 11,7 miliardi di minore Ires. Il precedente Rapporto del 2022 non forniva un dato complessivo sull’impatto dei bonus edilizi nel 2023 ma si arriva a calcolare una riduzione di tasse e imposte nell’ordine dei 19 miliardi. Il numero viene fuori sommando i vari provvedimenti, dall’Ecobonus al Sismabonus, senza dimenticare il bonus facciate, oltre che le detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici a basso impatto ambientale.

Tornando al 2024, l’impatto negativo sui conti pubblici delle agevolazioni fiscali complessive ammonta a 96,4 miliardi, includendo oltre ai bonus edilizi altre misure come per esempio il nuovo regime forfetario, la deduzione dei contributi previdenziali e l’esenzione per le pensioni di guerra. Tale cifra è vista scendere a 95,9 miliardi nel 2025 per poi risalire a 96,6 miliardi nel 2026.

Nello stesso periodo, complice anche l’impatto sempre maggiore del Superbonus, il peso sulle casse statali delle misure collegate all’abitazione è visto crescere costantemente, a 40,7 miliardi nel 2025 e a 41,9 miliardi nel 2026. Ce n’è abbastanza, dal punto di vista del governo, per far partire una bella potatura, considerando anche che, con la Bce che si prepara a tagliare i tassi di interesse probabilmente a giugno, la finestra super positiva sulle emissioni di Btp si sta lentamente chiudendo.

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