Scontro sul Superbonus. Giorgetti a Tajani: “Pensi solo alle elezioni”
di Giuseppe Colombo , Emanuele LauriaROMA - “È un passo in avanti, ma non ancora non va”. Crucciato, Antonio Tajani. Risoluto quando al mattino legge l’emendamento che Giancarlo Giorgetti ha spedito nella notte al Senato per fermare l’emorragia del Superbonus. Un pericolo è stato scampato: le imprese sono salve perché potranno farsi rimborsare i crediti dallo Stato in quattro anni e non in dieci, come invece il vicepremier forzista temeva. Anche se il titolare dell’Economia era stato chiaro fin dall’inizio: mercoledì, ai senatori della commissione Finanze, aveva anticipato l’arrivo di un allungamento delle detrazioni, non dei crediti che derivano dalle cessioni: uno schema che avrebbe invece inguaiato gli imprenditori.
Ma ora il timore di Forza Italia è che a pagare il prezzo della mini-stretta “salva debito” di Giorgetti siano le famiglie. Quelle benestanti, con una capienza fiscale così ampia da poter accedere allo schema delle detrazioni in quattro anni in gran scioltezza, con il vantaggio di incassare il 110% in poco…
ROMA - “È un passo in avanti, ma non ancora non va”. Crucciato, Antonio Tajani. Risoluto quando al mattino legge l’emendamento che Giancarlo Giorgetti ha spedito nella notte al Senato per fermare l’emorragia del Superbonus. Un pericolo è stato scampato: le imprese sono salve perché potranno farsi rimborsare i crediti dallo Stato in quattro anni e non in dieci, come invece il vicepremier forzista temeva. Anche se il titolare dell’Economia era stato chiaro fin dall’inizio: mercoledì, ai senatori della commissione Finanze, aveva anticipato l’arrivo di un allungamento delle detrazioni, non dei crediti che derivano dalle cessioni: uno schema che avrebbe invece inguaiato gli imprenditori.
Ma ora il timore di Forza Italia è che a pagare il prezzo della mini-stretta “salva debito” di Giorgetti siano le famiglie. Quelle benestanti, con una capienza fiscale così ampia da poter accedere allo schema delle detrazioni in quattro anni in gran scioltezza, con il vantaggio di incassare il 110% in poco tempo, sotto forma di minori tasse da pagare. E che invece ora dovranno pazientare, eufemismo, perché la compensazione durerà dieci anni. La maggior parte di queste famiglie vive al Nord, terreno di contesa con la Lega per i voti da raccogliere alle elezioni europee. Danneggiarle è un lusso che i forzisti non possono permettersi.
A difesa di chi rischia di essere danneggiato dall’addio al Superbonus, d’altronde, si è sempre schierata FI. E ci sono le esigenze della campagna elettorale, che Tajani inaugurerà lunedì al Palazzo dell’Eur, a Roma, con al fianco Ursula von der Leyen.
Esigenze “annusate” da Giorgetti. Pronto a fermare l’arrembaggio se nello stesso giorno, quando scadrà il termine per la presentazione dei subemendamenti, i senatori di FI proveranno a smantellare il suo emendamento. Anche solo a ritoccarlo perché contrari alla “mini” retroattività per l’allungamento delle detrazioni, che scatterà dal primo gennaio.
"I subemendamenti saranno tutti bocciati”, è la linea che ha già preso forma al Mef prima ancora che gli azzurri abbiano deciso se concretizzare davvero l’assalto. Il titolare del Tesoro vuole blindare il piccolo “sollievo” che lo “Spalma-detrazioni” darà al debito: piccolo nei numeri, ma pesante per quel messaggio di responsabilità sui conti che vuole dare all’Europa e ai mercati. Sostenuto da Giorgia Meloni, che come lui non condivide il posizionamento avverso di Tajani: da Palazzo Chigi nessuna apertura alle rivendicazioni di FI. Bollate come campagna elettorale, a danno dell’immagine del governo.
Le stesse accuse che Giorgetti rivolge al leader di Forza Italia. Ieri una nuova giornata, la seconda, di tiri mancini incrociati. Dopo il mattutino "voglio vederci chiaro sull’emendamento del Mef” da parte di Tajani, Giorgetti ha replicato a muso duro: “Tajani quando leggerà l’emendamento capirà il buonsenso che l’ha ispirato: credo che se ne farà una ragione anche lui perché altrimenti dovremo andare a ridiscutere tante spese che abbiamo”. Tradotto: nessuna lezione su come fare il ministro dell’Economia, altrimenti si passeranno sotto la lente tutte le spese delle missioni internazionali che rispondono alla Farnesina guidata da Tajani.
Un messaggio sibillino che Giorgetti ha dovuto reiterare dopo che è stato costretto a difendersi dalle bordate del collega proprio nelle ore in cui al Mef veniva scritto il testo dell’emendamento. I due non si sono sentiti al telefono, si parlano solo a distanza. Venerdì solo un saluto veloce dietro al palco del Family Business Forum di Lecco.
Ma il deposito dell’emendamento ha rimesso sale nella ferita di FI. Altro fronte di scontro è il mancato rinvio della sugar tax, che entrerà in vigore dal primo luglio. “Per noi si tratta di un problema di metodo e di merito”, tuonano a sera il presidente dei deputati e il portavoce di Forza Italia Paolo Barelli e Raffaele Nevi. “Sul metodo - chiosano - ci dispiace constatare che anche su questo argomento non c’è stato nessun confronto preventivo, mentre nel merito preme sottolineare che in occasione del bilancio, Forza Italia aveva già indicato la necessità di un rinvio della sugar tax contro la quale ci battiamo da anni”. Ecco l’assalto di FI. Non solo il Superbonus agita il governo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA