Il corto circuito dell’economia Usa: Pil e lavoro a gonfie vele, ma l’inflazione aiuta Trump
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliVai al supermercato, e una libbra di pane bianco ti costa 2 dollari. Cerchi le uova per preparare la colazione col bacon, e non te la cavi con meno di 3 verdoni per una dozzina, accompagnati da altri 3,89 per un gallone di latte. Ti azzardi a sognare la carne macinata per fare un hamburger, o magari il barbecue della domenica con la famiglia al parco, ma per averla devi cacciare fuori 5,42 dollari alla libbra. Avresti bisogno della benzina nel serbatoio per riportare a casa la spesa, oppure raggiungere il posto di lavoro dove ti guadagni da vivere, ma servono almeno 3,58 verdoni per ricevere un gallone. E parliamo di media, perché se poi vivi in città come New York o stati come la California, simili cifre sono miraggi e i prezzi reali sono assai più alti.
i trasporti tengono in quota l’inflazione Usa
Da questi numeri, scrupolosamente appuntati ogni mese dallo U.S. Bureau of Labor Statistic, si capisce il corto circuito…
Vai al supermercato, e una libbra di pane bianco ti costa 2 dollari. Cerchi le uova per preparare la colazione col bacon, e non te la cavi con meno di 3 verdoni per una dozzina, accompagnati da altri 3,89 per un gallone di latte. Ti azzardi a sognare la carne macinata per fare un hamburger, o magari il barbecue della domenica con la famiglia al parco, ma per averla devi cacciare fuori 5,42 dollari alla libbra. Avresti bisogno della benzina nel serbatoio per riportare a casa la spesa, oppure raggiungere il posto di lavoro dove ti guadagni da vivere, ma servono almeno 3,58 verdoni per ricevere un gallone. E parliamo di media, perché se poi vivi in città come New York o stati come la California, simili cifre sono miraggi e i prezzi reali sono assai più alti.
i trasporti tengono in quota l’inflazione Usa
Da questi numeri, scrupolosamente appuntati ogni mese dallo U.S. Bureau of Labor Statistic, si capisce il corto circuito che rischia di riaprire le porte della Casa Bianca a Donald Trump, nonostante Joe Biden abbia creato più di 15 milioni di posti di lavoro, tenendo la disoccupazione sotto al 4% per un periodo record di 27 mesi consecutivi. L’economia americana va piuttosto bene, nonostante la crescita del pil abbia rallentato all’1,6% nel primo trimestre dell’anno, rispetto al 3,4% registrato alla fine del 2023 o il 4,9% del terzo trimestre. Avessimo noi questi numeri, andremmo a festeggiare in piazza santificando il governo. È vero che l’inflazione resta al 2,8%, secondo il Personal Consumption Expenditures, ossia l’indice che rende timida la Federal Reserve davanti all’ipotesi di iniziare a tagliare i tassi entro fine anno, alimentando ancora di più la crescita. Però la testardaggine con cui gli americani continuano a spendere, che i più ottimisti potrebbero anche chiamare fiducia, è in fondo un segno della salute dell’economia, che sembra avviata verso l’atterraggio morbido dopo la crisi provocata dal Covid.
Ma allora perché nei sondaggi Biden resta indietro, rispetto ad un ex presidente che aveva precipitato il paese nel caos della cattiva gestione della pandemia, finendo il mandato con un saldo negativo sul fronte dell’occupazione? Per via dei dati citati prima, che indicano i prezzi medi di alcuni beni basilari per la sopravvivenza.
Una crescita sempre sostenuta Il Pil americano trimestre per trimestre
Buoni fondamentali
L’America corre dal punto di vista statistico, quello dei fondamentali con cui si riempiono la bocca gli studiosi. Nel mondo reale, però, la percezione resta quella di un’economia che non va poi così bene, o comunque penalizza alcuni segmenti della popolazione. E così si rialimentano anche le disuguaglianze imputate alla globalizzazione, che avevano aiutato Trump contro Hillary Clinton nel 2016, erano state esorcizzate nel 2020 dal figlio della Pennsylvania operaia di Scranton, ma ora tornano a popolare di incubi le notti elettorali di Joe.
A guardare bene, all’opera ci sono almeno due elementi in contraddizione tra di loro, che finiscono proprio per alimentare i vecchi pregiudizi. Qualche giorno fa abbiamo partecipato alla call trimestrale con gli analisti dei capi di Blackstone, dove il presidente Steve Schwarzman e il suo braccio destro Jon Gray hanno rivendicato i propri risultati positivi. Il che va bene per loro, ma perché dovrebbe interessare anche noi? Soprattutto per i settori dove li hanno realizzati. Blackstone ha investito molto nei data centers, vantandosi di aver intuito in anticipo l’avvento e le esigenze dell’intelligenza artificiale. “L’infrastruttura digitale” già rappresenta una chiave per la crescita presente e futura, secondo la società di private equity. Gray poi ha confermato la scelta di investire molto nel settore immobiliare, che sembrava azzoppato dal Covid, ma invece offre opportunità tanto nel campo commerciale, quanto in quello abitativo. Non si tratta solo di parole, perché Blackstone ha appena speso 10 miliardi di dollari, circa un terzo della “finanziaria” italiana, per acquisire AIR Communities. Queste notizie in teoria dovrebbero far piacere a tutti, perché dimostrano nel concreto come l’economia abbia più vivacità di quanto stimino i pessimisti.
Le contraddizioni
Poi però il dipendente che lavora in un condominio di AIR Communities va al supermercato, scopre che con lo stipendio del mese scorso compra meno uova dell’anno passato e non esiste più statistica che possa convincerlo della bontà delle scelte economiche dell’amministrazione. Anzi, forse torna a provare il risentimento che avvertiva nel 2016, quando magari aveva preferito il miliardario Donald alla cerebrale Hillary, perché lui si spacciava per uomo in grado di capire il popolo, mentre lei era la presupponente elitista di sinistra che non sapeva neppure come funzionava la cassa automatica di un distributore di benzina. Che peraltro avrebbe voluto chiudere, per mettere la lotta al riscaldamento globale davanti all’esigenza dell’americano medio di andare e tornare in auto dal lavoro.
Il presidente ora lo ha capito. All’inizio della campagna elettorale aveva cercato di riconquistare popolarità, vantando i propri successi economici con la “Bidenomics”. Così però aveva provocato un effetto boomerang, e infatti adesso quel termine è sparito. Celebrando i 175.000 posti di lavoro creati ad aprile, ha ammesso che «c’è ancora molto da fare. Io continuerò a combattere per la classe media e le famiglie lavoratrici, con cui sono cresciuto a Scranton, Pennsylvania, non a Park Avenue». Ammesso che abbia ancora il tempo per ottenere i risultati concreti di cui ha bisogno per battere Trump.