Usa-Cina: divieti, dazi e tariffe ma sugli affari non si scherza
di Mario PlateroDoppio binario con la Cina? Siamo arrivati al terzo e forse al quarto, se includiamo il colpo di immagine che ha portato a casa Shou Chew, il Ceo di TikTok: è stato nominato presidente onorario al Gala monstre, apice mondano delle super celebrity americane della settimana scorsa al Metropolitan Museum. L’intensità e la confusione generata da questi binari paralleli multipli è cresciuta nelle ultime due settimane per via di un concentrato di aperture diplomatiche indirette e chiusure improvvise che hanno prima visto il segretario di Stato Anthony Blinken in viaggio a Pechino e Shanghai per spiegare le ragioni della nuova linea dura commerciale americana.
Pochi giorni dopo è spuntato a Pechino Elon Musk per un incontro da uomo di Stato con l’amministrazione cinese che gli ha poi concesso proprio quel che voleva: l’ok al sistema automatico di navigazione Tesla in Cina, mercato chiave per i suoi modelli, dove la concorrenza locale nelle auto elettriche è cresciuta enormente.
Il fronte e…
Doppio binario con la Cina? Siamo arrivati al terzo e forse al quarto, se includiamo il colpo di immagine che ha portato a casa Shou Chew, il Ceo di TikTok: è stato nominato presidente onorario al Gala monstre, apice mondano delle super celebrity americane della settimana scorsa al Metropolitan Museum. L’intensità e la confusione generata da questi binari paralleli multipli è cresciuta nelle ultime due settimane per via di un concentrato di aperture diplomatiche indirette e chiusure improvvise che hanno prima visto il segretario di Stato Anthony Blinken in viaggio a Pechino e Shanghai per spiegare le ragioni della nuova linea dura commerciale americana.
Pochi giorni dopo è spuntato a Pechino Elon Musk per un incontro da uomo di Stato con l’amministrazione cinese che gli ha poi concesso proprio quel che voleva: l’ok al sistema automatico di navigazione Tesla in Cina, mercato chiave per i suoi modelli, dove la concorrenza locale nelle auto elettriche è cresciuta enormente.
Il fronte economico
È da questi intrecci inusuali che possiamo dedurre quanto sia Usa che Cina preferiscano chiarire che il dialogo sul fronte economico resta aperto, con l’eccezione di tematiche che riguardano la sicurezza nazionale e altre di forte impatto sulla campagna elettorale, su cui anche la Cina alla fine deve chiudere un occhio. E se Biden può sembrare duro e ostinato ai cinesi, specialmente quando impone i blocchi all’esportazione americana o nuove tariffe, come farà presto, appare certo meno pericoloso di Donald Trump, che ha già promesso, se sarà Presidente, una tariffa automatica del 60% su tutte le importazioni cinesi.
E chi in America, soprattutto la base di Donald Trump, teme di perdere il posto di lavoro per la concorrenza cinese e dunque approva l’utilizzo del bastone, non mette nel conto che un simile aumento tariffario avrà un impatto negativo per l’economia americana. Soprattutto sull’inflazione, visto che i consumatori americani non avranno più prodotti molto competitivi in arrivo da Pechino e dovranno acquistare alternative a prezzi più cari, con un conseguente aumento dei prezzi, ciò che oggi gli elettori americani temono di più.
Il settore auto
Trump vuole anche imporre una tariffa del 100% su tutte le auto importate in America, molte dal Far East. Per questo lo stallo con messaggi obliqui. Al duello a distanza fra Washington e Pechino dobbiamo aggiungere il viaggio cinese in Europa della settimana scorsa di Xi Jinping, mirato su Paesi in teoria più autonomi rispetto a Washington. La Francia, ma anche la Serbia e l’Ungheria. Se a Budapest con Orban è finita a pacche sulle spalle, a Parigi Macron non poteva essere più chiaro nel criticare la politica cinese di appoggio alla Russia contro l’Ucraina.
In questo contesto il viaggio di Blinken voleva stabilizzare, non peggiorare. Il segretario di Stato è andato a una partita di basket a Shanghai, ha salutato studenti americani della New York University confermando la preferenza americana per il doppio binario, uno politico e militare, l’altro duro in settori che minacciano l’economia Usa, ma di continua collaborazione nei settori complementari. Un tono certamente diverso da quello di molti mesi fa quando la tensione era ai massimi.
Poi a Pechino Blinken ha annunciato le misure per limitare l’acceso cinese a tecnologia e economia americana. Ha anche anticipato che ci sarà un aumento delle tariffe su prodotti cinesi come l’acciaio e i pannelli solari (l’80% è di provenienza cinese) venduti sottocosto in America o a un prezzo con il quale gli americani non possono competere.
Washington sta considerando di aggiungere altre misure restrittive sull’esportazione di chip che Pechino potrebbe usare per sviluppare l’ intelligenza artificiale. Quasi contemporaneamente a Washington è partito su un altro binario un attacco a Tik Tok: la tesi è che sia in realtà un strumento di spionaggio in mano ai cinesi per immagazzinare miliardi di dati relativi ad abitudini e consumi degli americani. La polemica va avanti da tempo ma questa volta il nodo è al pettina: il Parlamento ha approvato una legge che impone a TikTok di vendere la controllata americana. All’azienda sono stati concessi circa 8-9 mesi per portare a termine l’operazione.
Il caso di Tik Tok
Tik Tok non ha accettato l’intrusione e proprio attraverso Shew Chou ha annunciato che contesterà in un tribunale americano la decisione. In questo caso l’uomo d’affari che rappresenta la Cina è in pieno conflitto con il governo avversario ma spera di poter contare sull’autonomia delle Corti americane. E ci si chiede quale potrà essere l’autorità di una Corte nel bloccare una legge passata con ampia maggioranza in Parlamento.
Con Elon Musk invece le cose sono andate meglio. Una delle preoccupazioni cinesi in relazione alle piattaforme di Musk montate sulla Tesla era molto comprensibile e mimava l’apertura delle ostilità americane sul fronte sicurezza. Anche le autorità cinesi affermavano che le piattaforme di navigazione di Musk sono collettori di informazioni su abitudini, viaggi e costumi dei cinesi, che sarebbero poi state trasferite al governo americano. Inoltre c’era la questione sicurezza della piattaforma per i guidatori.
Musk è rientrato in Cina sul suo jet privato dopo esserci stato una decina di giorni fa e la settimana scorsa ha incontrato il primo ministro Li Qiang che ha finalmente tolto ogni pregiudiziale alla piattaforma Tesla. Potrà essere usata anche da altri produttori. Insomma si e’ trattato di una soluzione “sana” perfezionata senza alcun aiuto del dipartimento di Stato.
E la mossa del Ceo di Tik Tok? Quella mondana e di immagine oltre a quella legale? Un colpo di genio che è però costato circa 5 milioni di dollari. Ben spesi: fra i vip al Met non si parlava d’altro se non della giovane coppia. Bello lui, bellissima lei, hanno capito tutto sull’importanza del soft power.