Superbonus e sugar tax, governo diviso. FI pronta a votare contro Giorgetti
di Giuseppe ColomboROMA - L’azione eclatante è stata già messa in conto. Così come la data e la location dello strappo: domani, tra i banchi della commissione Finanze del Senato. È lì che Forza Italia è pronta a votare contro “l’emendamento Superbonus di Giorgetti”. Così lo chiamano gli azzurri, anche se il testo che spalma le detrazioni dei bonus edilizi in dieci anni e fa scattare la sugar tax (dimezzata) è stato depositato a Palazzo Madama a firma del governo.
Tutt’altro che un dettaglio tecnico perché è proprio sulla firma sotto l’emendamento che si gioca la battaglia interna alla maggioranza. I contenuti del decreto in superficie, i voti per le europee nel sottostante che ribolle tra accuse incrociate. Non a caso, ieri, il Carroccio ha fatto leva proprio sulla sigla in calce alle modifiche per smontare la tesi dei forzisti che premono sul ministro dell’Economia con l’obiettivo di cancellare la mini retroattività dello “Spalma detrazioni”, fissata al primo gennaio, e rinviare ancora l’introduzione d…
ROMA - L’azione eclatante è stata già messa in conto. Così come la data e la location dello strappo: domani, tra i banchi della commissione Finanze del Senato. È lì che Forza Italia è pronta a votare contro “l’emendamento Superbonus di Giorgetti”. Così lo chiamano gli azzurri, anche se il testo che spalma le detrazioni dei bonus edilizi in dieci anni e fa scattare la sugar tax (dimezzata) è stato depositato a Palazzo Madama a firma del governo.
Tutt’altro che un dettaglio tecnico perché è proprio sulla firma sotto l’emendamento che si gioca la battaglia interna alla maggioranza. I contenuti del decreto in superficie, i voti per le europee nel sottostante che ribolle tra accuse incrociate. Non a caso, ieri, il Carroccio ha fatto leva proprio sulla sigla in calce alle modifiche per smontare la tesi dei forzisti che premono sul ministro dell’Economia con l’obiettivo di cancellare la mini retroattività dello “Spalma detrazioni”, fissata al primo gennaio, e rinviare ancora l’introduzione della tassa sulle bibite zuccherate, in calendario il primo luglio.
"L’emendamento è del governo e non del Mef: sorprende che Tajani abbia aderito a sua insaputa come già successo per il prelievo sugli extraprofitti delle banche”, ha tuonato il senatore del Carroccio Massimo Garavaglia. Non un parlamentare qualsiasi, ma il presidente della commissione Finanze, dunque l’arbitro del match.
Sempre che alla fine la minaccia si concretizzi perché FI è spaccata. E nel frattempo da Palazzo Chigi continuano ad arrivare segnali di insofferenza per l’atteggiamento da “campagna elettorale” di Tajani, in aggiunta a quelli di Giorgetti. Stamattina il leader e i dirigenti di FI incontreranno a Montecitorio i rappresentanti degli imprenditori edili e delle banche, poi tireranno le conclusioni su come agire in Parlamento. Nel frattempo valutano di consultare la Banca d’Italia per la stretta sulla compensazione dei crediti in capo agli istituti di credito.
Dentro al partito tutti vogliono cancellare la mini retroattività dello “Spalma detrazioni”: "Un sistema democratico non può approvare norme retroattive”, è la linea dettata da Tajani in tv e rilanciata dai peones. Ma è il “come” agire a dividere gli azzurri. Il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri si dice convinto che “alla fine si troverà una mediazione” e sono in tanti a pensarla come lui.
Non è soltanto una questione di posizionamento, ma anche di contenuti. Nelle ultime ore dentro al partito sono maturati dubbi sulla solidità dei contenuti da portare a sostegno dell’arrembaggio: per smontare “l’emendamento Giorgetti” servono coperture alternative, che però non sono state trovate.
Giusto due giorni fa Giorgetti ha ricordato a Tajani, tra le righe, che il ministro dell’Economia è lui. Dopo 48 ore di botta e risposta a distanza, ieri il titolare del Tesoro è rimasto silente. Ma ha ben chiare le idee: le norme sul Superbonus non si toccano. E sulla sugar tax dal Mef trapela un promemoria a Forza Italia: ha votato la tassa e anche l’ultima manovra con cui si è deciso di rinviare l’introduzione del balzello solo fino al primo luglio di quest’anno. Tradotto: l’avvio non è un blitz. Segnali che indeboliscono l’assalto di FI. E fanno aumentare i dubbi sull’azzardo del voto contrario in Parlamento. La “battaglia dello zucchero” scuote il governo.
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