✕

Privatizzazioni, il Tesoro fa cassa vendendo sul mercato il 2,8% di Eni. Operazione da 1,4 miliardi

(ansa)
Dopo Mps, il Mef mette in vendita una quota del capitale della società energetica. L’obiettivo del piani di privatizzazioni: incassare fino a 10 miliardi dalle cessioni di partecipate pubbliche entro fine anno, anche grazie a Poste
2 minuti di lettura

ROMA – Il governo di destra prosegue nella sua campagna di privatizzazioni. Anche se più di un piano di dismissioni delle società a controllo pubblico, ha tutta l’aria di una operazione con cui ci si limita a fare cassa.

Dopo aver ceduto a investitori istituzionali – in due tranche - oltre il 37% di Banca Mps, ha messo su mercato il 2,8% del gruppo Eni. A mercati chiusi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato di aver avviato una “procedura accelerata” di raccolta ordini – il cosiddetto Accelerated Book Building – per vendere 91,97 milioni di azioni ordinarie di Eni. A tarda sera il risultato del collocamento: le azioni sono state cedute a 14,85 euro ciascuna con uno sconto dell'1,7% rispetto al prezzo di chiusura del titolo a Piazza Affari.

Anche in questo caso si tratta di una operazione avvenuta in due tappe. Prima il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è assicurato che il controllo rimanesse saldamente nelle mani pubbliche. A febbraio, è stata Eni a lan…

ROMA – Il governo di destra prosegue nella sua campagna di privatizzazioni. Anche se più di un piano di dismissioni delle società a controllo pubblico, ha tutta l’aria di una operazione con cui ci si limita a fare cassa.

Dopo aver ceduto a investitori istituzionali – in due tranche - oltre il 37% di Banca Mps, ha messo su mercato il 2,8% del gruppo Eni. A mercati chiusi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato di aver avviato una “procedura accelerata” di raccolta ordini – il cosiddetto Accelerated Book Building – per vendere 91,97 milioni di azioni ordinarie di Eni. A tarda sera il risultato del collocamento: le azioni sono state cedute a 14,85 euro ciascuna con uno sconto dell'1,7% rispetto al prezzo di chiusura del titolo a Piazza Affari.

Anche in questo caso si tratta di una operazione avvenuta in due tappe. Prima il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è assicurato che il controllo rimanesse saldamente nelle mani pubbliche. A febbraio, è stata Eni a lanciare un buy back, un riacquisto di “azioni proprie” per complessivi 2,2 miliardi.

Il che ha portato due vantaggi per il Tesoro. Da un lato, mantiene la quota pubblica sopra il 30% del capitale, dall’altra il titolo in Borsa ha potuto recuperare terreno e ha reso più vantaggioso il collocamento sul mercato appena annunciato.

Il Mef non ha proprio venduto ai massimi del titolo Eni a Piazza Affari, ma poco ci manca. L’apice delle quotazioni è stato toccato a inizio aprile a 15,7 euro per azione, ai valori che non venivano toccati da cinque anni, mentre l’ultima seduta prima dell’annuncio del collocamento le contrattazioni si sono chiuse a 15,11 euro per azione. L’operazione è stata condotta attraverso un consorzio di banche costituito da Goldman Sachs International, Jefferies e UBS Europe come Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners, “con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri”.

Come si diceva, l’operazione ha la finalità di fare cassa, visto che il governo mantiene saldamente il controllo del consiglio di amministrazione. Ad oggi il Tesoro ha il 4,8% dell’Eni (ma scenderà al 2%), ma la controllata Cassa Depositi e Prestiti ha il 28,5%. A cui si deve aggiungere il 5,4% i azioni proprie.

Ricordiamo che il governo, nella Nadef, si è dato un obiettivo di privatizzazioni al 2026 pari all’1% del Pil, per una cifra attorno ai 20 miliardi. A inizio anno erano circolate indiscrezioni per la vendita fino al 4% de capitale, ma il rialzo del titolo ha fatto rivedere gli obiettivi.

Il Tesoro si è impegnato con gli istituti a non vendere sul mercato ulteriori azioni della Società per un periodo di 90 giorni. Proprio ieri, tra l’altro, l’assemblea degli azionisti Eni, che ha approvato il bilancio 2023 chiuso con utile rettificato di 8,2 miliardi, ha votato la delega a un nuovo buyback, per massimi 3,5 miliardi di euro, da compiere entro aprile 2025 e che alzerà di nuovo la quota pubblica.

La vendita delle azioni Eni si accompagna ad altre operazioni di privatizzazione, realizzate dal governo nell’ultimo semestre sfruttando anche il buon andamento della Borsa italiana, sui massimi dal 2008. Nel novembre scorso si iniziò con il collocamento di un 25% del Montepaschi, seguito dalla vendita di un altro 12% della banca senese per un incasso totale di 1,6 miliardi.

Poi la definizione dell’alleggerimento di quota nelle Poste, operazione già definita in sede politica e che dovrebbe portare in autunno a cedere un 29% dell’azienda, per l’incasso attuale stimato in 4,75 miliardi. In mezzo, il perfezionamento della vendita di Ita a Lufthansa (altri 300 milioni) e la probabile terza tranche Mps (il 26,7% del Tesoro vale oggi 1,64 miliardi). Se il mercato regge, dopo il primo anno un piano di privatizzazioni a cui pochi credevano potrebbe compiersi per la prima metà, sui 10 miliardi tondi.

Leggi i commenti