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Referendum Cgil, Landini: “Raccolte oltre 200 mila firme”. Verso quota un milione a luglio

(bussalino)

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Il segretario della Cgil su tesseramento, referendum e mobilitazione. Nel 2023 cresce il numero di lavoratori iscritti. Le critiche sulle riforme: “No ad autonomia differenziata e premierato”
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ROMA – Le firme raccolte per i quattro referendum della Cgil sono già 200 mila, in appena sedici giorni. Se il ritmo è questo, la cifra tonda di un milione e anche oltre pare alla portata: il doppio di quanto serve. «Il clima ai banchetti è positivo», dice il segretario generale Maurizio Landini mentre lancia un’intensa campagna di sensibilizzazione, «con 30 mila assemblee nei luoghi di lavoro entro giugno».

Per le firme c’è tempo fino al 24 luglio, anche online. Intanto sabato 25 il sindacato rosso è di nuovo in piazza a Napoli con le associazioni della Via Maestra per la Costituzione e contro l’autonomia differenziata e il premierato: «Chiediamo al governo e al Parlamento di fermarsi. Abbiamo bisogno di fare sistema, non di spaccarci».

I quattro …

ROMA – Le firme raccolte per i quattro referendum della Cgil sono già 200 mila, in appena sedici giorni. Se il ritmo è questo, la cifra tonda di un milione e anche oltre pare alla portata: il doppio di quanto serve. «Il clima ai banchetti è positivo», dice il segretario generale Maurizio Landini mentre lancia un’intensa campagna di sensibilizzazione, «con 30 mila assemblee nei luoghi di lavoro entro giugno».

Per le firme c’è tempo fino al 24 luglio, anche online. Intanto sabato 25 il sindacato rosso è di nuovo in piazza a Napoli con le associazioni della Via Maestra per la Costituzione e contro l’autonomia differenziata e il premierato: «Chiediamo al governo e al Parlamento di fermarsi. Abbiamo bisogno di fare sistema, non di spaccarci».

I quattro referendum sul lavoro

I numeri sembrano dunque dare ragione alla strategia di mobilitazione permanente studiata da Landini. Tutti e quattro i quesiti referendari – «per un lavoro tutelato, sicuro, dignitoso, stabile» – avevano raggiunto le 200 mila firme ciascuno al primo monitoraggio, quello del 10 maggio. «Chi firma lo fa per tutti e quattro i quesiti», spiegano gli organizzatori.

Non c’è quindi una scelta degli aderenti tra l’abolizione di una parte del Jobs Act, con il ripristino della reintegra al posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, la cancellazione del tetto massimo all’indennizzo, il ripristino delle causali nei contratti a tempo, l’attribuzione ai committenti negli appalti della responsabilità solidale in caso di infortunio e malattia professionale dei lavoratori.

Il rinnovo dei contratti e il salario minimo

«I referendum sono solo una parte della strategia», puntualizza Landini. «Stiamo preparando proposte di legge sul diritto alla salute, all’istruzione e alla rappresentanza. E continuiamo a chiedere alle imprese, nei tavoli negoziali sul rinnovo dei contratti scaduti, l’aumento dei salari oltre l’inflazione. Il 30 maggio tocca ai metalmeccanici. Poi ci sono gli edili e i tessili. Il governo invece che fa per i lavoratori pubblici? Il 5% di aumento non basta».

L’iniziativa delle opposizioni che raccolgono firme sul salario minimo, per un’altra proposta di legge questa volta di iniziativa popolare, interessa Landini. «Decideremo come Cgil se firmare. Siamo a favore del salario minimo, ma lo leghiamo a una legge sulla rappresentanza che dia valore di legge ai contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi».

Gli iscritti alla Cgil

Sul fronte del tesseramento gli iscritti alla Cgil calano nel 2023 di circa 19 mila (lo 0,37% in meno) per effetto della sola componente dei pensionati che si assottiglia, per cause naturali e per le riforme che allungano la vita lavorativa: l’anno scorso 57 mila in meno, bilanciati da 38 mila lavoratori in più.

In totale, gli iscritti alla Cgil sono 5 milioni e 150 mila. Nel 2022 erano 5 milioni e 169 mila. La distribuzione territoriale è abbastanza uniforme. Equilibrata pure quella di genere.

Crescono gli iscritti da industria e costruzioni (28%). Stabili pubblici (22,7%) e agroalimentare (9,6%). Più di un terzo da reti e terziario (34,4%). Nella categoria “altro” (5,2%) ci sono «somministrati, precari, disoccupati», spiega Gino Giove, responsabile organizzazione della Cgil.

Le associazioni collegate alla Cgil (Federconsumatori, Sunia, Associazioni studentesche, Auser e altri) contano altri 574 mila iscritti (+7%). Gli under 35 iscritti alla Cgil sono 414 mila, in crescita del 5,41%. Ma ci sono anche 149 mila over 65 che ancora lavorano (+5,84%), a conferma dei dati sull’occupazione anziana che avanza in Italia.

La classe più numerosa è quella intermedia, tra 51 e 65 anni, con un milione e 170 mila iscritti (+1%). Avanzano pure i lavoratori e le lavoratrici stranieri con la tessera Cgil: 486 mila, quasi il 18% in più sul 2022. Rappresentate 208 nazionalità, la prima è la Romania.

Infine una curiosità: a gennaio risultavano quasi un milione di iscritti in meno rispetto ai 5 milioni e passa di dicembre. Spiega ancora Giove: «Sono precari, pensionati, chi cambia lavoro e anche 150 mila lavoratori che aderiscono con versamento diretto perché non vogliono che il datore sappia dell’iscrizione al sindacato». Iscritti che la Cgil poi deve recuperare, nel contatto diretto e con la campagna di tesseramento.

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