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L’inflazione resiste in provincia: “Effetto del turismo”

TURISTI A VENEZIA 
La Cgia di Mestre: carovita ancora forte nelle località maggiormente ricettive con ricadute sul costo dell’affitto delle case e dei negozi, i trasporti e la ristorazione. In testa Siena, Brindisi e ovviamente Venezia
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ROMA – L'Italia ha l'inflazione più bassa dell’Ue. Ma le province italiane e le città di dimensioni mediopiccole beneficiano meno di questa tendenza e restano colpite dal carovita, più dei grandi centri. Effetto anche del turismo.

Nell’ultimo anno, Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dei prezzi dell'1,9 per cento. Seguono Benevento con il +1,8 per cento; Napoli con il +1,7 per cento; Rimini, Parma e Trieste con il +1,6 per cento.

La stima è dell'ufficio studi della Cgia di Mestre che spiega: “Sono quasi tutte realtà con una grande vocazione turistica che hanno subito importanti incrementi di spesa” alle voci “servizi ricettivi, ristorazione e cura della persona”.

E ancora: “Un deciso incremento ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case o negozi, in generale il carrello della spesa”.

ROMA – L'Italia ha l'inflazione più bassa dell’Ue. Ma le province italiane e le città di dimensioni mediopiccole beneficiano meno di questa tendenza e restano colpite dal carovita, più dei grandi centri. Effetto anche del turismo.

Nell’ultimo anno, Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dei prezzi dell'1,9 per cento. Seguono Benevento con il +1,8 per cento; Napoli con il +1,7 per cento; Rimini, Parma e Trieste con il +1,6 per cento.

La stima è dell'ufficio studi della Cgia di Mestre che spiega: “Sono quasi tutte realtà con una grande vocazione turistica che hanno subito importanti incrementi di spesa” alle voci “servizi ricettivi, ristorazione e cura della persona”.

E ancora: “Un deciso incremento ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case o negozi, in generale il carrello della spesa”.

Luce e gas

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando, la percezione dei consumatori italiani è che i prezzi dei beni e dei servizi stiano invece salendo.

In realtà alcune voci di spesa hanno subito delle contrazioni importanti. Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi del 29,2 per cento e del 21,6 per cento.

Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione: quelli internazionali dell’11,8 per cento e quelli nazionali del 6,9 per cento. Viceversa, si segnalano aumenti:
- per le patate (+11,9 per cento),
- i pacchetti vacanza nel nostro Paese (+17,2 per cento)
- e l’olio d’oliva (+44,3 per cento).

Il quadro europeo

Sul piano nazionale, il peggio dunque è alle nostre spalle; negli ultimi sette mesi l’inflazione a livello nazionale è stata ben al di sotto della soglia del 2 per cento e, secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6 per cento (contro il +5,9 per cento del 2023 e il +8,7 per cento del 2022).

La media Ue dovrebbe spingersi, invece, al 2,5 per cento. Non solo. Tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea solo la Finlandia (+1,4 per cento) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro.

Se in Germania l’inflazione è destinata a salire del 2,4 per cento, in Francia del 2,5 per cento e in Spagna addirittura del 3,1 per cento.

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