Economia

La grande fabbrica del divertimento: in arrivo investimenti per 400 milioni

Una delle attrazioni di Mirabilandia

Una delle attrazioni di Mirabilandia

 
Duecento parchi tematici, imprese familiari o controllate dai grandi fondi internazionali, giro d’affari di oltre 2 miliardi. Prossimo obiettivo, incrementare i visitatori dall’estero
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La fabbrica del divertimento in Italia, un universo composto da acquari, scivoli a strapiombo, ricostruzioni delle case dei personaggi del momento dei cartoni, tra Masha e Orso e il cane Bluey, giostre che fanno i giri della morte, elettrizzando grandi e piccoli, oppure treni che ripercorrono le miniere del Far West, vale 2 miliardi di euro.

Un comparto composto da più di 200 parchi tematici, come Gardaland in Veneto, Mirabilandia in Emilia Romagna, Leolandia in Lombardia, Etnaland in Sicilia e Cinecittà World a Roma, acquatici e faunistici e oltre 250 parchi avventura che macinano un giro d’affari a nove zeri. Un settore che ha messo in conto di investire oltre 400 milioni fino al 2027 per creare nuove attrazioni, migliorare i servizi e rendere l’accoglienza sempre più moderna. Anche perché il divertimento si incrocia con il turismo e si contano oltre 1,7 milioni di visitatori dall’estero rispetto al totale di 22 milioni di teste passate dai tornelli delle strutture nell’ultimo anno.

Una delle ambientazioni di Leolandia

Una delle ambientazioni di Leolandia

 

Il dato dei turisti oltreconfine in alcune aree, come il Veneto, prima regione con performance dei parchi, oscilla intorno al 50%. Da qui l’idea, già sfruttata all’estero, di costruire hotel all’interno dei complessi, così da vivere in maniera totale il parco. Dal 2016 ad oggi Gardaland ha realizzato tre alberghi. Altri parchi, invece, come Leolandia e il Caribe Bay, hanno preferito privilegiare il coinvolgimento degli imprenditori locali, attraverso convenzioni speciali.

«Dopo la pandemia siamo cresciuti parecchio – sottolinea Luciano Pareschi, presidente di Parchi Permanenti Italiani, associazione che aderisce a Federturismo- Confndustria, e fondatore del Caribe Bay di Jesolo – il nostro è un settore che continua a investire. È nel nostro Dna perché se vogliamo attrarre visitatori dobbiamo creare situazioni nuove, non possiamo rimanere fermi. Lavoriamo sulle attrazioni, gli spettacoli e gli show».

Il settore, tra addetti a tempo indeterminato e stagionali, occupa oltre 30 mila persone. E gli operatori hanno avuto difficoltà dopo la pandemia a trovare personale, ma la cifra è destinata a salire. «Quest’anno dobbiamo fare i conti con un meteo non favorevole – dice Giuseppe Ira, ex presidente dell’associazione e numero uno di Leolandia, parco giochi per i bambini in provincia di Bergamo – ma ci sono ancora margini per recuperare. E l’anno potrebbe chiudere con un’ulteriore crescita rispetto al 2023 tra il 5 e il 7%». L’obiettivo di Leolandia, che in queste settimane sta aprendo nuovi spazi, è concentrarsi su una fascia di bambini un po’ più grandi, fino a 12 anni. «Gli investimenti in programma, circa 30 milioni, hanno l’obiettivo di rendere il parco sempre più attrattivo su scala internazionale», dice Ira.

Quanto ai prezzi, negli ultimi anni «l’aumento si è attestato intorno al 4-5%, quindi ben al di sotto rispetto all’andamento dell’inflazione e a quelli praticati dal comparto turistico», sottolinea Maurizio Crisanti, segretario dell’associazione Parchi Permanenti Italiani. A differenza di altre categorie, i parchi divertimento non hanno aumentato eccessivamente i prezzi, «perché fronteggiano una domanda molto elastica e perderebbero immediatamente la loro popolarità», spiega Crisanti. Al contrario, «sono cresciute le presenze dei clienti italiani disincentivati dai costi più elevati delle vacanze. Chi ha scelto di restare a casa e trascorrere qualche giorno in più nei parchi».

Un settore dove operano imprese familiari che hanno costruito e portato avanti i parchi. Pareschi e Ira sono due esempi di questo mondo, dove però sono arrivati anche i grandi fondi di investimento. Sintomo che il settore rende. Gardaland, il più importante e riconosciuto parco di divertimenti italiano, è di proprietà di Merlin Entertainment. Si tratta del secondo gruppo al mondo per numero di visitatori nel settore a sua volta partecipata da uno dei più grossi fondi di private equity, Blackstone. Altro esempio è Mirabilanda, a Ravenna. che è di proprietà della Parques Reunidos: ha una settantina di attrazioni in tutto il mondo e, a sua volta, è controllata dalla Piolin BidCo, di cui fanno parte anche fondi di investimento.

«È importante che ci siano grandi investitori e certo non ci opporremmo all’arrivo di altri gruppi, ed è altrettanto importante che le imprese familiari possano proseguire l’attività. Sono due mondi complementari, due facce della stessa medaglia», dice Pareschi. Nuove sfide? Slegare il settore sempre di più dalla stagionalità, e imboccare la strada della sostenibilità. «Nel nostro settore abbiamo tutti un grande papà. Walt Disney. Lui diceva che “Se lo puoi sognare, lo puoi fare”. Motto che viene seguito».

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