Succo d’arancia, questo non è un film: disastri climatici e malattie spingono i prezzi a livelli senza precedenti
di Luca PagniROMA – Ci sono stati gli uragani, poi la siccità e in aggiunta la malattia dell’inverdimento. Mancano solo le cavallette e i fratelli Duke che l’hanno resa la “commodity” più celebre al mondo, anche al di fuori del circuito della finanza.
La citazione che rimanda a “Una poltrona per due” – diventato negli anni un classico di Natale per il suo finale dolceamaro – è d’obbligo quando si parla di succo d’arancia. Ancora di più ora che i futures, le opzioni con cui i grandi investitori scommettono sull’andamento dei prezzi, hanno aperto la settimana superando un nuovo record storico.
I prezzi hanno toccato i 450 dollari la libbra, più 77 per cento da inizio anno, un abisso rispetto ai 90 dollari di inizio 2020. O come ha segnalato sul suo account di “X”, Matteo Villa che è il responsabile del DataLab di Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) siamo di fronte a una quotazione più che triplicata rispetto alla media degli ultimi 50 anni.
Una serie di “piaghe” negli ultimi qu…
ROMA – Ci sono stati gli uragani, poi la siccità e in aggiunta la malattia dell’inverdimento. Mancano solo le cavallette e i fratelli Duke che l’hanno resa la “commodity” più celebre al mondo, anche al di fuori del circuito della finanza.
La citazione che rimanda a “Una poltrona per due” – diventato negli anni un classico di Natale per il suo finale dolceamaro – è d’obbligo quando si parla di succo d’arancia. Ancora di più ora che i futures, le opzioni con cui i grandi investitori scommettono sull’andamento dei prezzi, hanno aperto la settimana superando un nuovo record storico.
I prezzi hanno toccato i 450 dollari la libbra, più 77 per cento da inizio anno, un abisso rispetto ai 90 dollari di inizio 2020. O come ha segnalato sul suo account di “X”, Matteo Villa che è il responsabile del DataLab di Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) siamo di fronte a una quotazione più che triplicata rispetto alla media degli ultimi 50 anni.
Una serie di “piaghe” negli ultimi quattro anni hanno colpito la produzione di arance al di là dell’Atlantico, dove si trovano i maggiori mercati del mondo. Gli Stati Uniti e il Messico (nell’area del Golfo) sono stati colpiti da uragani in serie, i più intensi l’anno scorso, così come avvenuto in Brasile.
Una buona parte degli agricoltori non si è data per vinta e ha ripiantato gli alberi perduti, ma ci vorrà ancora tempo prima che recuperino la produzione precedente. Da qui un primo picco oltre 400 dollari nell’ottobre scorso dell’anno scorso.
Dopo un periodo di tregua dei prezzi fino al minimo di 312 dollari a fine anno, dal mese scorso è ripresa la corsa senza freni. Con il listino dell’orange juice che alla borsa delle merci di Chicago dal primo aprile batte ogni giorno nuovi record: non per nulla qui è stato girato anche tutto il finale del film diretto da John Landis, che non a caso in originale si chiama Trading Places.
A innescare la nuova corsa è stato un fenomeno meteorologico inverso: una siccità senza precedenti in Brasile, dove lo Stato di San Paolo – il primo produttore ed esportatore negli Stati Uniti del Paese sudamericano – ha visto le quantità di arance calare del 24%, ai minimi da 36 anni.
A confermare il detto che le disgrazie non arrivano mai da sole, dal 2012 negli Usa e in Messico si è diffusa la malattia detta dell’inverdimento degli agrumi, una fitopatia letale per gli alberi: quando viene infettato, non esistono cure e la pianta finisce per morire. La malattia è trasmessa da un insetto: psillide asiatico degli agrumi, riscontrata per la prima volta nel 2012 in California: causa lo sviluppo di frutti amari, immangiabili e deformi.
Solo il fatto che Una poltrona per due sia uscito nel 1983 ha impedito che anche questo finisse dritto nella sceneggiatura.