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Maurizio Leo, tra gaffe e l’ombra dei conflitti di interesse: l’uomo forte di Meloni al Mef rischia di non diventare più ministro

Il vice ministro dell Economia, Maurizio Leo

 
Il vice di Giorgetti vive un momento di difficoltà. La premier lo ha bacchettato per l’uscita sul redditometro, mentre lui pubblica libri sulla sua stessa riforma e tiene la società di famiglia in materie fiscali
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Roma. Il ministro ombra, il tributarista da 2,8 milioni di reddito di fede meloniana che ha vergato il programma di Fratelli d’Italia in materia fiscale e per questo potentissimo. Maurizio Leo quando è stato nominato viceministro al ministero dell’Economia da tutti, alleati e opposizione, è stato considerato da subito l’uomo forte al Mef che sussurra a Giorgia. E che sussurra sulle materie che più interessano gli italiani: tasse e fisco. Ma a quasi due anni dal suo insediamento il clima attorno a lui sembra cambiato. Nessuno si immaginava l’uscita ieri di Giorgia Meloni che addirittura lo convoca a Palazzo Chigi per farsi spiegare questa uscita, una “gaffe” l’hanno derubricata i meloniani, sul redditometro: per carità, la campagna elettorale non aiuta a stemperare certe polemiche e la tensione è alta in casa Fdi e soprattutto a Palazzo Chigi. Ma questo non giustifica un “rimprovero” pubblico di tale portata per l’uomo forte di Fdi al ministero dell’Economia. Simpatizzante del Moviment…

Roma. Il ministro ombra, il tributarista da 2,8 milioni di reddito di fede meloniana che ha vergato il programma di Fratelli d’Italia in materia fiscale e per questo potentissimo. Maurizio Leo quando è stato nominato viceministro al ministero dell’Economia da tutti, alleati e opposizione, è stato considerato da subito l’uomo forte al Mef che sussurra a Giorgia. E che sussurra sulle materie che più interessano gli italiani: tasse e fisco. Ma a quasi due anni dal suo insediamento il clima attorno a lui sembra cambiato. Nessuno si immaginava l’uscita ieri di Giorgia Meloni che addirittura lo convoca a Palazzo Chigi per farsi spiegare questa uscita, una “gaffe” l’hanno derubricata i meloniani, sul redditometro: per carità, la campagna elettorale non aiuta a stemperare certe polemiche e la tensione è alta in casa Fdi e soprattutto a Palazzo Chigi. Ma questo non giustifica un “rimprovero” pubblico di tale portata per l’uomo forte di Fdi al ministero dell’Economia. Simpatizzante del Movimento sociale italiano, in passato molto vicino a Gianfranco Fini, a Roma nella giunta Alemanno è stato assessore al Bilancio. Poi la folgorazione sulla via di Giorgia, che si affida a lui sul tema delicato del fisco ed è lui che scrive il programma del partito che vincerà le elezioni del 2022 portando Meloni a Palazzo Chigi. Non è un mistero che puntasse a fare il ministro, poi ha dovuto “cedere” il passo alla ragion di Stato del centrodestra e per lui ecco il ruolo di viceministro ma con la delega fiscale.

Di fatto un ministro. Talmente forte da essere un intoccabile anche a fronte di qualche spruzzatina di possibile conflitto di interesse. A esempio in questi giorni sulle caselle di posta elettronica di decine di studi di commercialisti, da nord a sud, è arrivata una mail di presentazione dell’editore Giuffrè Francis Lefebvre: “È prenotabile il volume Le imposte sui redditi nel testo unico, a cura di Maurizio Leo”. Due tomi disponibili da giugno. E c'è anche lo sconto: 213 euro invece di 225. Leo aveva chiesto un parere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato circa una sua eventuale incompatibilità, inviando anche una bozza del contratto e ricevendo un sostanziale via libera per i “connotati di episodicità ed occasionalità” del lavoro in questione. Di certo c’è che in versione divulgatore fa un colpo che altri divulgatori si sognano: anticipando nei volumi un decreto non ancora emanato: «L’edizione 2024 si arricchisce di importanti novità grazie alla riforma fiscale, da ultimo il decreto sulle operazioni straordinarie (al momento non ancora emanato) che gli autori sono già pronti a recepire per le importanti novità che emergeranno», si legge nella presentazione dell’editore.

Dei dieci collaboratori dell’opera, ben cinque (Massimo Bagnoli, Carla Coppola, Gabriella D'Alessio, Giovanni Formica, Pasquale Formica, quest’ultimo suo ex socio di studio) fanno parte del comitato tecnico per l'attuazione della riforma tributari, istituito con un decreto del 4 agosto 2023 firmato da una persona: sempre da Leo. Tra l’altro il “papà” della riforma fiscale fino ad aprile aveva ancora quote della società Progetto fisco, di cui sono soci anche la moglie e le figlie. Lo statuto della società recitava: «Realizzazione di pubblicazioni scientifiche in ambito fiscale e gestione e raccolta di sistemi amministrativi e contabili in materia di legislazione fiscale». Quando Repubblica sollevò il caso, considerando le deleghe che ha Leo, fonti vicine al viceministro si affrettarono a spiegare che «la società non esercita più la sua attività; in ogni caso il viceministro, al fine di fugare qualsiasi tipo di dubbio, sta valutando di cambiare l’oggetto sociale». In effetti lo scorso 12 aprile la società ha cambiato nome e si chiama Progetto impresa. Ma l’oggetto sociale non è cambiato e si occupa ancora di temi fiscali.A Leo d’altronde tutto è concesso in casa Fdi. Anche se dopo l’uscita sul redditometro le sue quotazioni a Palazzo Chigi non sono più alte come prima

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