Cdp, Fs, Rai: le nomine slittano a dopo le elezioni europee
di Giovanni Pons , Giovanni PonsDario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti
(ansa)Milano — Si confermano le indiscrezioni della vigilia, con l’assemblea della Cassa Depositi e Prestiti che ieri ha approvato il bilancio 2023, con un utile netto di 3 miliardi, di cui 1,6 miliardi vengono distribuiti ai soci (il Mef ha l’83% del capitale) sotto forma di dividendo. Ma che ha rinviato al 20 giugno il rinnovo del suo cda giunto a scadenza dopo tre anni.
I motivi per cui il governo ha preferito scavallare le elezioni europee dell’8-9 giugno prima di procedere con le nomine non sono stati evidenziati con chiarezza. C’è chi dice che voglia procedere con un pacchetto unico di investiture che comprenda anche la Rai e i vertici delle Ferrovie, anch’esse in scadenza. Oppure chi segnala un empasse del Mef nel decidere quale suo rappresentante inserire nel cda di Cdp, se il direttore generale del Tesoro Riccardo Barbieri Hermitte o il capo delle partecipate Marcello Sala. Fatto sta che i candidati in pectore, Dario Scannapieco nel ruolo di ad di Cdp e Stefano Donnarumma a capo d…
Milano — Si confermano le indiscrezioni della vigilia, con l’assemblea della Cassa Depositi e Prestiti che ieri ha approvato il bilancio 2023, con un utile netto di 3 miliardi, di cui 1,6 miliardi vengono distribuiti ai soci (il Mef ha l’83% del capitale) sotto forma di dividendo. Ma che ha rinviato al 20 giugno il rinnovo del suo cda giunto a scadenza dopo tre anni.
I motivi per cui il governo ha preferito scavallare le elezioni europee dell’8-9 giugno prima di procedere con le nomine non sono stati evidenziati con chiarezza. C’è chi dice che voglia procedere con un pacchetto unico di investiture che comprenda anche la Rai e i vertici delle Ferrovie, anch’esse in scadenza. Oppure chi segnala un empasse del Mef nel decidere quale suo rappresentante inserire nel cda di Cdp, se il direttore generale del Tesoro Riccardo Barbieri Hermitte o il capo delle partecipate Marcello Sala. Fatto sta che i candidati in pectore, Dario Scannapieco nel ruolo di ad di Cdp e Stefano Donnarumma a capo di Fs al posto di Luigi Ferraris, dovranno attendere quasi un mese per vedere i loro nomi indicati ufficialmente.
Ma è anche possibile, come si dice da tempo, che nè il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nè il capo della Lega Matteo Salvini, siano pienamente convinti della conferma di Scannapieco. Giorgetti avrebbe volentieri nominato Antonino Turicchi alla guida operativa di Cdp ma è ancora impegnato come presidente esecutivo di Ita e al momento non può muoversi. Il nome di Scannapieco viene invece spinto dai due uomini forti di Palazzo Chigi, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il capo di gabinetto Gaetano Caputi. Mentre Giorgia Meloni non sarebbe entrata nella disputa anche se tempo addietro aveva espresso la preferenza per Edoardo Ravà, managing director di Goldman Sachs.
La stessa Meloni ieri parlando al Festival dell’economia di Trento si è attribuita la nomina di Giuseppina Di Foggia alla guida di Terna: «La prima donna a capo di una partecipata statale ce l’ha il mio governo, ce l’ho messa io, e sta dando ottimi risultati», ha detto la premier.
Proprio il genere potrebbe essere un altro dei motivi del rinvio: i candidati alle quattro nomine apicali di Cdp e Fs sono infatti tutti uomini, Giovanni Gorno Tempini alla presidenza di Cdp, con Scannapieco ad, Donnarumma ad di Fs e l’attuale ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta, alla presidenza Fs su indicazione di palazzo Chigi. Tuttavia Mazzotta non sembra avere alcuna intenzione di dimettersi dalla sua posizione, forte del sostegno ricevuto dal ministro Giorgetti e anche, si dice a Roma, dal Quirinale.
La partita delle nomine incrocia anche quella della vendita della rete Tim, visto che per il vertice della Netco il fondo acquirente americano Kkr ha selezionato Ferraris come manager in grado di gestirla. Il via libera da parte dell’Antitrust europeo alla vendita della rete potrebbe arrivare il 30 maggio, rendendo così più facile l’avvicendamento in Fs. Ma poi bisognerà fare i conti con i risultati delle elezioni europee, che potrebbero modificare alcuni equilibri su cui si sono basati i ragionamenti fatti finora.