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Il passetto del G7 sugli asset russi: “Proposta per usare gli interessi al vertice in Puglia”. Ma Tokyo si oppone all’uso militare

(ansa)

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Risultato minimo a Stresa, dove i ministri dei Sette grandi fanno “progressi” sul piano per finanziarie l’Ucraina con i profitti futuri degli attivi di Mosca. Ma i nodi legali, politici e sulla somma restano enormi. Giorgetti: “Gli oneri devono essere condivisi”. Global Tax su un binario morto
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STRESA – Venti giorni per trovare un accordo. Venti giorni per definire una soluzione finanziaria e legale che permetta di usare i profitti futuri delle riserve russe congelate per finanziare l’Ucraina, in modo che al vertice di metà giugno in Puglia i leader delle potenze democratiche provino a cementarla con un’intesa politica. Il G7 dei ministri delle Finanze di Stresa raggiunge un risultato minimo, ma comunque non scontato: formalizzare e dare un orizzonte alla trattativa da cui dipende la possibilità di Kiev di finanziare il prossimo anno, e forse più a lungo, le sue spese di guerra e civili. Sono stati fatti “progressi nell’esplorare i modi di anticipare i profitti”, si legge in una bozza del comunicato finale del summit sul Lago Maggiore, e “verranno presentate delle opzioni su un prestito all’Ucraina in modo i leader le considerino” quando fra meno di tre settimane si vedranno a Borgo Egnazia.

STRESA – Venti giorni per trovare un accordo. Venti giorni per definire una soluzione finanziaria e legale che permetta di usare i profitti futuri delle riserve russe congelate per finanziare l’Ucraina, in modo che al vertice di metà giugno in Puglia i leader delle potenze democratiche provino a cementarla con un’intesa politica. Il G7 dei ministri delle Finanze di Stresa raggiunge un risultato minimo, ma comunque non scontato: formalizzare e dare un orizzonte alla trattativa da cui dipende la possibilità di Kiev di finanziare il prossimo anno, e forse più a lungo, le sue spese di guerra e civili. Sono stati fatti “progressi nell’esplorare i modi di anticipare i profitti”, si legge in una bozza del comunicato finale del summit sul Lago Maggiore, e “verranno presentate delle opzioni su un prestito all’Ucraina in modo i leader le considerino” quando fra meno di tre settimane si vedranno a Borgo Egnazia.

Giorgetti: “Gli oneri devono essere bilanciati”

E’ quel “consenso sul principio” che la segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen cercava arrivando in Italia. Ma le questioni da districare sono enormi, come dimostra la vaghezza del comunicato. Una delle prime riguarda la distribuzione di oneri e rischi, visto che la gran parte degli attivi russi bloccati si trova su territorio europeo: “La condivisione degli oneri deve essere coordinata e bilanciata, ogni Paese farà la sua parte e la proposta sarà etichettata G7”, ha detto il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa. La prima proposta americana era stata di un prestito gestito da Washington, ripagato con i proventi degli attivi russi, poco gradita agli europei. Si cerca quindi un soggetto diverso che conduca l’operazione: potrebbe essere un veicolo ad hoc, ha detto Giorgetti, oppure la Banca mondiale.

L’incognita Ungheria, le riserve del Giappone

Serve poi una base legale adeguata. L’Europa ha appena siglato – con difficoltà – un accordo a 27 per destinare a Kiev tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro di profitti già maturati sugli attivi russi, ma per anticipare quelli futuri e usarli come garanzia di un bond e un prestito ci vorrebbe un nuovo artificio legale e un altro voto all’unanimità. Il rischio che la solita Ungheria – che tra le altre cose da luglio assumerà la presidenza a rotazione del Consiglio - si metta di traverso è concreto. A Stresa però sono emerse anche i paletti di un altro Paese, cioè il Giappone, che – ha detto Giorgetti – “ha posto una riserva costituzionale” sul fatto che Kiev destini quei fondi a spese militari. Bisognerà quindi trovare una soluzione per vincolarli in tutto o in parte ad un utilizzo civile. Il ministro delle Finanze ucraino Marchenko, invitato al G7, ha detto che il prossimo anno il Paese stima di aver bisogno di almeno 10-12 miliardi di dollari per i soli bisogni umanitari.

Questo si lega ad un’altra incognita del piano, cioè l’ammontare, perché per garantire il prestito i Paesi coinvolti si dovrebbero impegnare a tenere congelati gli asset russi per un numero corrispondente di anni. Rispetto all’iniziale ipotesi americana - 50 miliardi, che maturerebbero in un arco di tempo di almeno 15 anni - l’Europa si orienta su una cifra inferiore, attorno ai 20 miliardi. I tassi di interesse però sono un’incognita: abbassandosi faranno diminuire anche il flusso dei profitti. Mentre i Banchieri centrali sono preoccupati per il rischio che l’operazione finisca per indebolire la solidità del sistema finanziario dell’eurozona: “Sarebbe paradossale se reagissimo a una violazione del diritto internazionale con una misura che non ha base legale”, ha detto il governatore Fabio Panetta.

"Ottimismo della volontà”

“La proposta americana è flessibile e pragmatica e va incontro alle riserve dell’Unione”, ha detto Giorgetti, che sabato mattina ne ha discusso con il collega francese Le Maire e quello tedesco Lindner, il più deciso nelle scorse ore a frenare. Una montagna da scalare in pochissimo tempo, con passaggi che potrebbero far ritardare o addirittura saltare il negoziato in qualsiasi momento. A domanda sulla possibilità di chiudere un accordo entro il summit dei ledaer che si terrà tra meno di tre settimane in Puglia, Giorgetti ha risposto con “l’ottimismo della volontà: c’è una volontà condivisa e ci dobbiamo basare su quella per arrivarci con una proposta definita in senso tecnico-quantitativo”. Poi deciderà la politica.

Divisioni sulla Cina, fallimento Global Tax

Se sulla Russia questo minimo passo avanti è stato messo nero su bianco, le distanze all’interno del G7, e in particolare tra Stati Uniti e Europa, sono state ancora più evidenti nel dibattito sull’altro grande rivale geopolitico, cioè la Cina. Yellen è arrivata a Stresa chiedendo un muro di fronte all’export sussidiato che le aziende del Dragone stanno scaricando sul resto del mondo, in particolare di prodotti hi-tech e verdi, su cui l’amministrazione Biden ha appena imposto un nuovo pacchetto di tariffe. Ma dall’Europa è emersa una irritazione per le mosse unilaterali di Washington, e per la paura che il muro americano possa in realtà penalizzare anche gli alleati. Il comunicato finale parla di una “cooperazione” che rischia di restare sulla carta. Anche all’interno dell’Unione del resto, mentre la Commissione studia se imporre a sua volta dei dazi alle auto elettriche cinesi, si misurano approcci diversi: la Germania è contraria, la Francia favorevole. “E’ innegabile che ci siano punti di vista diversi – ha detto Giorgetti – ma i dazi sono un dato oggettivo e la decisione degli Usa impone una riflessione all’Ue su come comportarsi, altrimenti rischiamo di pagare due volte il difetti di competizione con i cinesi”.

Infine da Stresa arriva una specie di de profundis sulla Global Tax, la tassa globale sulle grandi multinazionali, che il ministro italiano definisce a “un punto quasi morto”. L’obiettivo di rendere operativo il cosiddetto primo pilastro entro giugno è saltato, con resistenze di Cina, India e anche degli Stati Uniti. L’obiettivo slitta a fine anno, più che altro per provare a tenere vivo il tavolo.

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