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Paola Severino: “Dalla space economy potenziale enorme, ma l’Europa si muova con regole chiare e investimenti”

La presidente della School of Law della Luiss Guido Carli: “Lo sfruttamento delle materie pregiate su Giove e Marte ha un valore stimato di 700 miliardi di miliardi di dollari. Ma no a corse solitarie, serve un’iniziativa europea”
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TRENTO - Di fronte a un’economia dello spazio che entro il 2040 raggiungerà un valore di mille miliardi di dollari, l’Europa è chiamata a fare in fretta. “Servono una regolamentazione adeguata e una programmazione degli investimenti a lungo termine”, spiega Paola Severino, presidente della School of Law della Luiss Guido Carli e della Scuola nazionale dell’amministrazione.

A Trento per il Festival dell’Economia, l’ex ministra della Giustizia del governo Monti indica le priorità “per tenere il passo di competitor, Cina e Stati Uniti, che hanno ben capito come sfruttare il potenziale che oggi offre l’economia dello spazio, anche in relazione allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale”.

Qual è il potenziale della space economy?

“Lo sfruttamento delle materie rare, pregiate, che si potrà fare su Giove e Marte molto prima di quanto potessimo immaginare fino a poco tempo fa, ha un valore stimato di 700 miliardi di miliardi di dollari: una cifra che non riusciamo nemmeno ad immaginare e ch…

TRENTO - Di fronte a un’economia dello spazio che entro il 2040 raggiungerà un valore di mille miliardi di dollari, l’Europa è chiamata a fare in fretta. “Servono una regolamentazione adeguata e una programmazione degli investimenti a lungo termine”, spiega Paola Severino, presidente della School of Law della Luiss Guido Carli e della Scuola nazionale dell’amministrazione.

A Trento per il Festival dell’Economia, l’ex ministra della Giustizia del governo Monti indica le priorità “per tenere il passo di competitor, Cina e Stati Uniti, che hanno ben capito come sfruttare il potenziale che oggi offre l’economia dello spazio, anche in relazione allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale”.

Qual è il potenziale della space economy?

“Lo sfruttamento delle materie rare, pregiate, che si potrà fare su Giove e Marte molto prima di quanto potessimo immaginare fino a poco tempo fa, ha un valore stimato di 700 miliardi di miliardi di dollari: una cifra che non riusciamo nemmeno ad immaginare e che fa ben capire qual è l’enorme potenziale che oggi offre l’economia dello spazio”.

A caccia di materie rare nello spazio, insomma.

“Assolutamente. Sulla Terra le materie rare si stanno estinguendo: sono presenti oramai solo in cui alcuni Paesi come la Cina. Per questo l’idea di conquistare lo spazio per conquistare gli aspetti economici deve necessariamente poggiare su una programmazione ben strutturata: molti Paesi si stanno già organizzando in tal senso”.

Cosa occorre?

“Servono programmazione e finanziamenti. Dobbiamo innanzitutto porci una domanda: l’Europa, e quindi anche l’Italia, è attrezzata e pronta?”.

Siamo pronti?

“L’Italia è uno dei maggiori contribuenti in termini di produzione di parti satellitari destinati allo spazio: ha un interesse enorme affinché il proprio lavoro venga valorizzato e si trasformi in una produzione economica valida”.

Cosa non funziona nella strategia europea?

“Manca una programmazione di lungo termine. Anche nel grande progetto della green economy non si parla di economia dello spazio, che ovviamente deve essere green. Eppure il tema è facilmente ricongiungibile: i rifiuti nello spazio devono essere eliminati e oggi i trattati internazionali ci dicono che devono farlo i soggetti che hanno lanciato gli oggetti, ma questo non avviene sempre”.

Un quadro confuso, dunque.

“Il tema è varare regole sempre più ampie, ma anche farle osservare perché se ogni Paese lancia un satellite, senza programmare bene l’orbita, e quindi si provocano incidenti, chi paga in termini di responsabilità? Rischiamo di rendere lo spazio uno luogo non più frequentabile, quindi una risorsa in meno per l’economia dei Paesi”.

Per l’Europa il tema della regolamentazione è sempre stato complesso: prevalgono spesso divisioni e una logica “a blocchi”. Perché sulla space economy dovrebbe andare diversamente?

“L’Europa è molto attenta alla tutela dei diritti umani e anche in materia di Intelligenza artificiale sta varando un regolamento che non solo prevede che l’uso dello spazio debba essere soltanto pacifico, ma anche che non ci sia una sorta di occhio gigantesco che ci spii dall’alto. Ma non basta”.

Perché?

“Occorrono una regolamentazione più articolata e una programmazione degli investimenti più strutturata, oltre che un’osservanza delle regole più puntuale: su questo l’Europa va stimolata per evitare di far prevalere gli interessi dei singoli Paesi”.

Rischiamo una corsa solitaria verso lo spazio?

“Fino ad ora è andata così. La corsa allo spazio è fatta da Paesi come l’Italia che producono componentistica e da altri che assemblano i prodotti e magari si intestano il merito di tutta l’iniziativa. Al contrario serve un’iniziativa europea, che metta insieme tutti i Paesi, ognuno con la propria tecnologia, per contrapporla ai grandi concorrenti come la Cina e gli Stati Uniti che dall’uso dell’Intelligenza artificiale nello spazio stanno facendo grandi profitti”.

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