Rivoluzione a Singapore: anche il paese più liberista al mondo introduce il sussidio di disoccupazione
di Luca PagniROMA – E’ considerato il paese più “liberista” del mondo, davanti a Hong Kong (che ha perso la corona due anni fa), Svizzera, Nuova Zelanda e Stati Uniti. A stabilire il primato di Singapore è il Fraser Institute, think tank canadese che misura la “libertà economica degli individui”, la loro capacità di prendere decisioni economiche in autonomia, con il minor intervento di fattori esterni a cominciare dall’intervento dello Stato.. Tra i fattori presi in considerazione ci sono la facilità del commercio internazionale, la libertà di ingresso e di concorrenza nei mercati e le normative commerciali.
Ma pur avendo uno dei salari medi più alti del mondo (3.560 euro al mese), un numero di miliardari superiore a Londra, la quarta piazza finanziaria al mondo e il terzo scalo commerciale via nave, Singapore ga deciso che – per la prima volta nella sua storia ha deciso di introdurre un salario di disoccupazione.
ROMA – E’ considerato il paese più “liberista” del mondo, davanti a Hong Kong (che ha perso la corona due anni fa), Svizzera, Nuova Zelanda e Stati Uniti. A stabilire il primato di Singapore è il Fraser Institute, think tank canadese che misura la “libertà economica degli individui”, la loro capacità di prendere decisioni economiche in autonomia, con il minor intervento di fattori esterni a cominciare dall’intervento dello Stato.. Tra i fattori presi in considerazione ci sono la facilità del commercio internazionale, la libertà di ingresso e di concorrenza nei mercati e le normative commerciali.
Ma pur avendo uno dei salari medi più alti del mondo (3.560 euro al mese), un numero di miliardari superiore a Londra, la quarta piazza finanziaria al mondo e il terzo scalo commerciale via nave, Singapore ga deciso che – per la prima volta nella sua storia ha deciso di introdurre un salario di disoccupazione.
Lo aveva promesso un anno fa Lee Hsien Loong, da poco diventato primo ministro, il terzo nella storia di questa città-stato del sud-est asiatico e figlio del fondatore della Repubblica nel 1967, quando si staccò dalla Malesia. L’intervento di welfare (per un Paese che ne ha pochissimo) si rende necessario per due ragioni. La prima riguarda la tenuta sociale di Singapore.
“Molti si sentono intrappolati in una corsa sfrenata fin da giovani: sotto pressione per ottenere i migliori voti, entrare in quelle che percepiscono essere le migliori scuole, così da poter ottenere i migliori posti universitari”, ha dichiarato in un suo intervento in Parlamento Wong, anticipando una parte del suo programma da premier, in particolare per rafforzare i piani sociali statali.
Ma non è solo la corsa in una competizione sempre più sfrenata ad aver convinto il governo di Singapore. Wong – che ha promesso di rinnovare la politica dopo i recenti scandali – si è richiamato all’instabilità economica tipica di questi ultimi anni, con crisi continue, emergenze economiche e grandi cambiamenti. Ha citato espressamente la rivoluzione che sarà causata dall’uso sempre più massivo dell’intelligenza artificiale, la cui introduzione provocherà grandi cambiamenti nel mondo del lavoro. Al punto che un recente sondaggio, il 40% degli abitanti di Singapore ha dichiarato di aver paura di perdere il posto di lavoro.
Così anche il Paese che più di altri si era opposto “ideologicamente” a pagare i cittadini che “non vogliono darsi da fare”, come aveva più volte dichiarato il padre dell’attuale premier quando guidava il governo, si arrenderà all’inevitabile: dare una risposta alle incertezze dei nostri tempi.