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La crociata del mercato contro le Opa al ribasso

(ansa)
Saes Getters, Ivs, Salcef: i fondi e altri investitori finanziari contestano le offerte che mirano a delistare le società
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Dopo una serie di delisting al ribasso, gli investitori fanno quadrato e provano a fermare l’ondata di offerte pubbliche “a sconto” promossa da inizio anno. Il fondo Tabor ha provato a opporsi all’Opa di L Catterton su Tod’s a 43 euro chiedendo un rilancio fino a 82 euro, ma avendo solo l’1,1% del capitale e non essendo riuscito a arruolare altri azionisti, non ha raggiunto un quorum sufficiente per fermare il delisting.

Il caso Saes Getters

Su Saes Getters, invece una pattuglia di primari fondi tra cui Amber, Anima, Kairos e il fondo Usa Sinclair con oltre il 10% del capitale, attraverso il comitato dei gestori presso Assogestioni ha inviato una lunga lettera alla azienda, contestando l’offerta promossa dalle famiglie della Porta e Nizzi, che attraverso la Sgs Holding hanno lanciato un’Opa sul gruppo che opera nelle tecnologie del vuoto finalizzata al ritiro del titolo da Piazza Affari. Oltre al 10% dei fondi ci sarebbe una pattuglia di soci privati esteri con il 5% del capitale, ugu…

Dopo una serie di delisting al ribasso, gli investitori fanno quadrato e provano a fermare l’ondata di offerte pubbliche “a sconto” promossa da inizio anno. Il fondo Tabor ha provato a opporsi all’Opa di L Catterton su Tod’s a 43 euro chiedendo un rilancio fino a 82 euro, ma avendo solo l’1,1% del capitale e non essendo riuscito a arruolare altri azionisti, non ha raggiunto un quorum sufficiente per fermare il delisting.

Il caso Saes Getters

Su Saes Getters, invece una pattuglia di primari fondi tra cui Amber, Anima, Kairos e il fondo Usa Sinclair con oltre il 10% del capitale, attraverso il comitato dei gestori presso Assogestioni ha inviato una lunga lettera alla azienda, contestando l’offerta promossa dalle famiglie della Porta e Nizzi, che attraverso la Sgs Holding hanno lanciato un’Opa sul gruppo che opera nelle tecnologie del vuoto finalizzata al ritiro del titolo da Piazza Affari. Oltre al 10% dei fondi ci sarebbe una pattuglia di soci privati esteri con il 5% del capitale, ugualmente insoddisfatte dell’offerta.

L’operazione nasce a fine 2023, quando la società cede il Nitinol per uso medicale con cui si producono gli stent coronarici, incassando un assegno da 878 milioni di dollari. Con queste risorse Saes propone una cedola straordinaria di 12,51 euro (220 milioni in tutto) e un’Opa parziale a 24,56 euro, il gruppo a fine 2023 ha infatti in cassa 773 milioni di euro (o 46,1 euro per azione). Ma le famiglie Dalla Porta e Nizzi, padrone del 30,15 del capitale (e del 46,1% dei diritti di voto) a metà aprile decidono di lanciare un’Opa totalitaria a 26,3 euro che di fatto supera quella parziale che infatti viene bocciata in assemblea.

Una serie di azionisti tra cui le famiglie Canale, Dogliotti e Corberi (padrone di un 29,69% di Saes) che si erano già impegnate in precedenza sull’Opa parziale, aderiranno alla nuova offerta ma al prezzo precedente di 24,56 euro (che è il 7% in meno). I fondi giudicano invece i 26,3 euro troppo bassi e scontando costi e cassa stimano che un prezzo corretto per l’Opa sia di 34,08 euro per azione. Il cda di Saes Getters che consta di 9 amministratori di cui 3 indipendenti (e solo uno solo indicato dal mercato), ha giudicato invece corretto il prezzo di 26,3 euro. Tra gli analisti Equita ha un target più alto, mentre per Akros il valore è in linea con quello d’Opa.

L’offerta sui distributori Ivs

Anche l’offerta sui distributori di bevande Ivs, fa già discutere alcuni azionisti. L’Opa a 7,15 euro (un premio dell’11% sui corsi di mercato e del 18% dei 6 mesi precedenti) è stata promossa da Grey, un veicolo lussemburghese controllato dal gruppo Lavazza, che di Ivs nel 2019 aveva rilevato il 17,7% pagandolo il 37% in più, o 11 euro per azione. L’offerta è rivolta al 20% del capitale che è flottante perché il socio di maggioranza, Ivs partecipazioni, conferirà il suo 62,5% diventando socio di Grey. Ivs partecipazioni e Lavazza alla fine dell’offerta dovrebbero avere rispettivamente il 51% e il 49% di Grey, ed è già stata prevista un’opzione call a favore del gruppo del caffè (e una put per quello dei distributori) per rilevare il controllo della società (esercitabile tra il 2027 e il 2034).

Tuttavia non si conoscono le condizioni né l’eventuale prezzo (strike price) del diritto che ha Lavazza per rilevare la maggioranza della società che distribuisce bevande e merendine, un prezzo che sarà correlato ai risultati di Ivs, nel momento dell’esercizio delle opzioni, e che potrebbe anche incorporare un premio di controllo. Il Tuf prevede nel caso di un’Opa obbligatoria, ovvero quella in cui rilevando la maggioranza si è obbligati a procedere all’acquisto del resto del capitale, che il prezzo riconosciuto alle minoranze sia uguale a quello per la quota di controllo.

Il precedente

Nel 2013, in un caso simile, all’atto di fondere la società delle autostrade di Atlantia con i cugini di Gemina, ai soci venne riconosciuto un warrant quotato, per concedere alle minoranze della società che gestivano gli Aeroporti di Roma un ristoro sul concambio, nel caso in cui Atlantia avesse avuto un danno su alcune cause pendenti (tra cui quella sulla variante di valico). Il warrant non venne mai esercitato, perché Atlantia non dovette pagare nessun ristoro, ma le minoranze ebbero la garanzia di non essere penalizzate. Nel caso di Ivs invece l’Opa non solo riconosce un premio ridotto per le minoranze, ma prevede già la possibilità della fusione con il veicolo non quotato, nel caso in cui non venisse raggiunta la soglia del 90% per il delisting, dove il diritto di recesso potrebbe anche essere inferiore rispetto ai 7,15 euro dell’Opa.

Infine nel mirino dei fondi sarebbe finita anche l’Opa su Salcef, i fondatori e maggiori azionisti di FinHold, ovvero la famiglia Salciccia (64,77% del capitale e 75,49% dei diritti di voto) insieme al fondo infrastrutturale di Morgan Stanley hanno promosso un offerta sul 35% del flottante a 26,55 per azione (compresa la cedola di 0,55 euro) che è il 20% in più dell’ultima quotazione, ma solo il 17% degli ultimi 3 mesi e il 15% dell’ultimo anno. La società specializzata in infrastrutture ferroviarie aveva debutta all’Aim a fine 2019, passando con successo al segmento Star, ma da mesi languiva in Borsa nonostante i buoni risultati e gli altrettanto buoni giudizi degli analisti (per Intesa Salcef vale 26,6 euro per azione, per Intermonte addirittura 30 euro). Anche in questo caso, il gruppo potrebbe procedere alla fusione tra il veicolo che promuove l’offerta e la società quotata, dato che i Salciccia hanno già i due terzi dei diritti di voto che servono per la fusione.

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