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Il governo congela i tagli ai Comuni. Ma è stop elettorale

ROMA - Senato Comunicazioni della Presidente del Consiglio in vista del prossimo vertice europeo nella foto Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti Raffaele Fitto (ROMA - 2023-10-25, Stefano Carofei) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)
A frenare è stato il ministro Piantedosi: in un Comune su due si vota anche per le amministrative
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ROMA - Il governo ripone le forbici nel cassetto. Del resto, ci sono le elezioni. E quindi stop al decreto che rende operativa la spending review imposta a Comuni, province e Città metropolitane con l’ultima legge di Bilancio.

La pausa durerà un paio di settimane, il tempo di superare il voto per le Europee, che in più di un municipio su due sarà affiancato dal rinnovo degli organi locali. Ecco come le ragioni elettorali si impongono sui tempi del "contributo al contenimento della spesa pubblica” che per il Tesoro è vitale nella stagione delle casse pubbliche “povere”.

I tagli possono aspettare, anzi devono. Nelle ultime ore il rischio per il centrodestra di perdere voti si è fatto più forte, sulla scia delle proteste dei sindaci, soprattutto di quelli “amici”. Di fronte ai tagli che mettono a repentaglio servizi educativi e sociosanitari, dagli asili nido alle strutture per l’accoglienza dei disabili, i Comuni non sentono ragioni.

ROMA - Il governo ripone le forbici nel cassetto. Del resto, ci sono le elezioni. E quindi stop al decreto che rende operativa la spending review imposta a Comuni, province e Città metropolitane con l’ultima legge di Bilancio.

La pausa durerà un paio di settimane, il tempo di superare il voto per le Europee, che in più di un municipio su due sarà affiancato dal rinnovo degli organi locali. Ecco come le ragioni elettorali si impongono sui tempi del "contributo al contenimento della spesa pubblica” che per il Tesoro è vitale nella stagione delle casse pubbliche “povere”.

I tagli possono aspettare, anzi devono. Nelle ultime ore il rischio per il centrodestra di perdere voti si è fatto più forte, sulla scia delle proteste dei sindaci, soprattutto di quelli “amici”. Di fronte ai tagli che mettono a repentaglio servizi educativi e sociosanitari, dagli asili nido alle strutture per l’accoglienza dei disabili, i Comuni non sentono ragioni.

Ma allo stesso tempo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non è intenzionato a retrocedere rispetto allo schema del decreto che ha sforbiciato 250 milioni all’anno, dal 2024 al 2028: il 50% delle risorse sarà prelevato dalla spesa corrente, mentre l’altra metà in proporzione ai fondi Pnrr incassati dagli enti locali.

L’inquilino di via XX settembre non ha cambiato idea nonostante le critiche del Pd e dei sindaci. E anche il coautore del provvedimento, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la pensa come lui. Ecco perché le forbici resteranno coperte giusto un po’, per poi essere ritirate fuori e utilizzate.

Ad attivare la “pausa elettorale” è stato Piantedosi. Di fronte al pressing della maggioranza ha preferito non forzare la mano sul passaggio propedeutico alla pubblicazione del decreto interministeriale sulla Gazzetta ufficiale. Come prevede la manovra, infatti, la ripartizione dei tagli deve avvenire "previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali”.

La prossima riunione è in calendario giovedì, ma ieri sera l’ordine del giorno non prevedeva l’esame del decreto sulla spending review. Più fonti di governo escludono un’integrazione a ridosso del tavolo: al contrario un esponente dell’esecutivo di primissimo livello conferma che "se ne parlerà dopo le elezioni”.

Nei piani del governo anche solo un esame preliminare del decreto sarebbe un azzardo: lo stesso comma della Finanziaria che fa riferimento al passaggio in Conferenza Stato-città prevede anche che "in caso di mancata intesa entro venti giorni dalla data di prima iscrizione all’ordine del giorno della proposta di riparto delle riduzioni, il decreto è comunque adottato”. Se il provvedimento venisse presentato giovedì scatterebbe un conto alla rovescia obbligatorio verso l’approvazione definitiva. Un segnale ostile ai Comuni che, nel frattempo, stanno elaborando una proposta alternativa per provare a salvare le opere del Pnrr già cantierizzate.

Non tutti, dentro al governo, la pensano come Giorgetti e Piantedosi. Chi nel governo ha la delega al Pnrr, il ministro Raffaele Fitto, ha lasciato aperta la porta, anche se la disponibilità a un confronto è tale da tre giorni: non è sfociata in una convocazione. Per ora basta una pausa. Del resto, ci sono le elezioni.

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