MILANO – Il prezzo del succo d’arancia continua a macinare record. Dell’effetto sui mercati dei disastri climatici e delle malattie alle coltivazioni in Brasile avevamo parlato qui. Il problema è che il fenomeno – che echeggia le scene di Una poltrona per due – non sta dando tregua all’industria alimentare, anzi. Martedì all’Intercontinentale exchange di New York i future sul concentrato d’arancia si sono arrampicati fino a 4,92 dollari per libbra, doppiando i livelli che si vedevano un anno fa. E così i trasformatori sono costretti a esplorare vie alternative, come racconta il Financial Times, provando a inserire i mandarini nelle loro ricette.
L’elenco delle calamità che si sono abbattute sul comparto pare biblico. Gli uragani hanno funestato le piante di Stati Uniti, Messico e Brasile. Poi la siccità si è abbattuta sullo stato di San Paolo, riducendo di un quarto la produzione. Infine il cosiddetto “inverdimento degli agrumi”, malattia diffusa da un insetto, ha dato il colpo di grazia. Un problema ventennale che negli ultimi tempi è diventato davvero pesante.
"È una crisi", ha detto senza mezzi termini Kees Cools, presidente dell'Associazione internazionale dei succhi di frutta e verdura al quotidiano della City: "Non abbiamo mai visto nulla di simile, nemmeno durante le grandi gelate e i grandi uragani". Il problema rilevato dal Ft è che l’industria, ormai alle prese con questi problemi da tre-quattro anni, non può più nemmeno far affidamento sulle scorte di succo congelato. Queste hanno una durata utile di un paio di stagioni e consentono di mixare il succo di una stagione con l’altra, per ammorbidire differenze di sapore o contenere crisi produttive. Il problema è che ormai di scorte non ce ne sono.
L'unica soluzione rimasta per affrontare la situazione nel lngo periodo rischia di esser allora di "utilizzare specie diverse di frutta", ha spiegato Cools. Qualche passo in questo senso si sta già facendo. Im Giappone, dove il 90% del succo d’arancia viene importato, in particolare dal Brasile, e dove per altro la debolezza dello yen gioca contro la capacità di acquistare sui mercati esteri, Seven & i Holdings, la catena dei 7-Eleven, ha optato per la filiera domestica di mandarini lanciando un prodotto a base di mandarino e succo d'arancia.
Ovviamente per l’adozione su larga scala di nuovi agrumi servirebbero cambiamenti normativi. Ma l’industria ha una carta da giocare per andare in questa direzione: il rischio che i consumatori risentano di questa situazione per anni, tanto che molti produttori stanno già trasferendo l'aumento dei costi ai loro clienti.