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Crosetto: “Ue più impegnata su regole che su crescita. Sull’auto ci accontentiamo di fare i rappresentanti dei cinesi”

(ansa)
Il ministro della Difesa: “Siamo l’Europa dell’Antitrust che blocca la crescita”. Sui dazi alla Cina: “Sì se serve per proteggere il nostro know how”
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RAPALLO - "L'Europa? Si è più impegnata a regolamentare che a dare spazio alla crescita”. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in collegamento con il convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, punta il dito contro le politiche di Bruxelles rispetto all’industria. “Altri Paesi hanno iniziato a farci concorrenza e abbiamo iniziato a scomparire in settori dove eravamo leader, finendo per accontentarci di fare i rappresentanti di auto cinesi. Se non crei condizioni di sviluppo le aziende si spostano, questa è la sfida esistenziale della Europa, e non è una sfida politica o partitica".

Il tutto è iniziato, secondo Crosetto, dagli Stati Uniti, gli stessi che ora con il presidente Joe Biden hanno alzato i tassi di ingresso delle auto e di altri prodotti. "La situazione di oggi iniziò anni fa con l'apertura indiscriminata, senza regole, della Wto alla Cina. Io ero contro, ma i primi a sponsorizzarla furono gli Stati Uniti i primi a delocalizzare in Cina sono state le grandi mult…

RAPALLO - "L'Europa? Si è più impegnata a regolamentare che a dare spazio alla crescita”. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in collegamento con il convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, punta il dito contro le politiche di Bruxelles rispetto all’industria. “Altri Paesi hanno iniziato a farci concorrenza e abbiamo iniziato a scomparire in settori dove eravamo leader, finendo per accontentarci di fare i rappresentanti di auto cinesi. Se non crei condizioni di sviluppo le aziende si spostano, questa è la sfida esistenziale della Europa, e non è una sfida politica o partitica".

Il tutto è iniziato, secondo Crosetto, dagli Stati Uniti, gli stessi che ora con il presidente Joe Biden hanno alzato i tassi di ingresso delle auto e di altri prodotti. "La situazione di oggi iniziò anni fa con l'apertura indiscriminata, senza regole, della Wto alla Cina. Io ero contro, ma i primi a sponsorizzarla furono gli Stati Uniti i primi a delocalizzare in Cina sono state le grandi multinazionali americane”. Un’Europa matrigna che non fa gli interessi degli Stat che ne fanno parte: “Siamo l'Europa dell'Antitrust che blocca la crescita delle aziende. E sono aziende che devono confrontarsi con quelle cinesi, dove normalmente al posto di bloccare la crescita ne mettono due grandi insieme, e così ne fanno una grandissima. Anche su questo dovremmo ragionare perché forse le regole andavano bene 20 anni fa, ma non vanno bene adesso. Il dramma dell'Europa è la mancanza di velocità e di pragmatismo. Velocità e pragmatismo significa decisioni veloci che non possono essere bloccati per mesi”.

"Dazi? Sì per proteggere il nostro know how”

I legami con la Cina sono però forti e lo scoppio di una guerra commerciale può avere effetti negativi. “E se domani interrompessimo i rapporti con la Cina, non avremmo più la forza di fare tante cose che facciamo. Dobbiamo recuperare il senso di produzioni strategiche e assicurare la catena produttiva, serve la materia prima per fare i componenti. Per fare una fabbrica non basta una decisione politica, si creano imprese con progetti a medio e lunghissimo termine. Ci serve una prospettiva di medio lungo periodo. L'Italia dopo la Cina ha conservato più capacità di know how degli altri Paesi al mondo. Va preservata e va difesa". Nonostante i rischi, sui dazi per Crosetto sono un tema da affrontare, una risposta da valutare. "L'Europa deve fare tutto ciò che serve per proteggere la sua ricchezza industriale e di know how e quindi se, in alcuni settori, per fare questo è necessario mettere dazi, vanno messi dazi".

Schlein: “Risposta non è protezionismo”

Il segretario del Pd Elly Schlein, anche lei ospite del convegno dei Giovani, non dice no a un incremento dei dazi, ma che “serve una valutazione attenta di costi benefici”. E poi aggiunge: “Ma non possiamo aspettarci che le nostre imprese competano ad armi pari con chi non mette in campo tutele. La risposta non è il protezionismo, serve un equilibrio. Serve una politica che dia continuità con gli incentivi, serve una politica industriale". E per il segretario Dem anche l’Europa deve cambiare: “La Ue deve superare l'unanimità su alcuni argomenti, come le politiche fiscali, siamo per gli investimenti comuni per accompagnare la doppia transizione, no però all'Europa dei paradisi fiscali, con 27 sistemi fiscali diversi. Noi pensiamo che vada tolto il veto per questi temi, perché il più piccolo Paese, che vuole fare il paradiso fiscale, oggi può farlo. Ma noi ci batteremo perché le tasse si paghino nel Paese dove si lavora e si produce".

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