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La fiducia di Panetta: “Un’Europa più integrata per evitare l’irrilevanza”. E sui migranti chiede un flusso coordinato con i Paesi Ue

Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta durante la lettura delle considerazioni finali (ansa)

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Nelle sue prime considerazioni finali il governatore manda un messaggio positivo: “L’Italia non è condannata alla stagnazione”. Serve però contrastare il declino della forza lavoro e investire in innovazione. Dubbi sul nuovo Patto di stabilità: troppo rigore e poco sviluppo
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Sull’Europa: “l’avanzamento dell’integrazione” può rispondere “al rischio di irrilevanza cui i singoli Stati sarebbero condannati dalla cruda aritmetica dei numeri”. E sull’Italia: “Non siamo condannati alla stagnazione”, se saremo in grado di contrastare il declino demografico e investire in tecnologia ed innovazione. Nelle sue prime Considerazioni finali da governatore della Banca d’Italia è esplicito il tentativo di Fabio Panetta di mandare un messaggio di “fiducia per il futuro”, come da conclusioni del suo discorso. Una fiducia non ingenua, che riconosce i problemi strutturali e profondi che negli ultimi decenni hanno penalizzato l’Europa, e ancora di più l’Italia. Ma cerca di farne un punto di partenza, non una condanna, perché “l’agenda è chiara, e può essere realizzata”. Come? Panetta si tiene lontano dai temi più controversi del dibattito politico, evita riferimenti alle riforme istituzionali, al Superbonus o alla prossima delicatissima legge di Bilancio: non vuole rischiare …

Sull’Europa: “l’avanzamento dell’integrazione” può rispondere “al rischio di irrilevanza cui i singoli Stati sarebbero condannati dalla cruda aritmetica dei numeri”. E sull’Italia: “Non siamo condannati alla stagnazione”, se saremo in grado di contrastare il declino demografico e investire in tecnologia ed innovazione. Nelle sue prime Considerazioni finali da governatore della Banca d’Italia è esplicito il tentativo di Fabio Panetta di mandare un messaggio di “fiducia per il futuro”, come da conclusioni del suo discorso. Una fiducia non ingenua, che riconosce i problemi strutturali e profondi che negli ultimi decenni hanno penalizzato l’Europa, e ancora di più l’Italia. Ma cerca di farne un punto di partenza, non una condanna, perché “l’agenda è chiara, e può essere realizzata”. Come? Panetta si tiene lontano dai temi più controversi del dibattito politico, evita riferimenti alle riforme istituzionali, al Superbonus o alla prossima delicatissima legge di Bilancio: non vuole rischiare di essere tirato per la giacchetta. Eppure la sua agenda “tecnica” appare in vari punti distante da priorità e azioni dell’attuale governo: più Europa, più innovazione, più concorrenza, flussi di migranti gestiti e coordinati con i Paesi Ue, un debito pubblico – il monito più diretto – da mettere “su una traiettoria stabilmente discendente”.

L’integrazione europea

Parte dall’alto la relazione del governatore, sotto gli occhi dei predecessori Draghi e Visco, banchieri, vertici delle istituzioni. Parte da un’economia globale il cui processo di integrazione si è interrotto, in cui tutti i Paesi cercano un nuovo equilibrio tra efficienza e sicurezza ma è necessario “salvaguardare cooperazione e istituzioni internazionali”, per scongiurare i rischi di frammentazione e protezionismo. In questo mutamento l’Europa si trova in una condizione di particolare fragilità, visto il suo altissimo grado di integrazione nei flussi globali e il fatto che il suo peso economico è in calo ormai da tempo. Le risorse necessarie per le transizioni verde e digitale, oltre che per portare nel spese militari al 2% del Pil, sono di 800 miliardi l’anno fino al 2030 secondo le stime della Commissione. E per affrontare una sfida del genere, dice Panetta, “sono necessarie politiche comuni”.

Il governatore indica due priorità. La prima è un percorso verso una politica di bilancio condivisa. Uno dei passaggi più critici del suo discorso riguarda il nuovo Patto di stabilità, che non ha fatto segnare passi avanti in questo senso e non ha semplificato le regole, con il rischio “di far apparire le regole sbilanciate verso il rigore e poco attente alle esigenze dello sviluppo”. Molto dipenderà, continua Panetta, da come verranno applicate. La seconda è la costruzione di un mercato comune dei capitali, uno dei grandi svantaggi competitivi dell’Europa rispetto agli Stati Uniti. Per arrivarci servono un titolo di debito comune, dice il governatore, che superi l’emissione episodica dei titoli collocati per finanziare il Recovery, e il completamento dell’unione bancaria.

L’Italia tra demografia e innovazione

In un’Europa che arranca, l’Italia è il Paese in cui il reddito pro capite negli ultimi 25 anni è cresciuto meno. Panetta rileva però dei “segnali di forza incoraggianti” nella ripresa registrata dopo la pandemia: nella crescita degli investimenti – non solo quelli edilizi – e nel posizionamento competitivo nelle imprese italiane. E’ da questi segnali che suggerisce di partire per affrontare due problemi strutturali: la demografia e la produttività.

Il primo può essere in realtà solo contenuto. I tassi di invecchiamento proiettano per il nostro Paese una diminuzione della popolazione in età lavorativa di 5 milioni e 400 mila unità entro il 2040, con una contrazione del Prodotto interno lordo del 13%. Il tutto reso ancora più pesante dalla fuga di cervelli, oltre mezzo milione di giovani se ne sono andati negli ultimi 15 anni, per lo più laureati, pochissimi sono tornati. Per provare a bilanciare questa tendenza serve soprattutto incrementare il tasso di occupazione, in particolare femminile, oltre che garantire un flusso di immigrati ben gestito e coordinato a livello europeo. Ma è chiaro, dice Panetta, che anche nel migliore dei casi si riuscirà solo a contenere, e che il contributo della forza lavoro alla crescita sarà modesto.

Il secondo capitolo, quello decisivo, è quindi la produttività, da spingere attraverso investimenti in ricerca e tecnologia, lo sviluppo di startup e venture capital, e con un ambiente più favorevole all’innovazione. Qui arriva una delle proposte più puntuali del discorso, cioè portare gli sgravi sugli investimenti in ricerca in linea con la media europea. Ma per l’innovazione, dice Panetta, è fondamentale anche la qualità dell’azione pubblica, con la piena attuazione delle riforme e degli investimenti del Pnrr che potrebbe portare un beneficio di produttività tra 3 e 6 punti in un decennio. E qui che il governatore inserisce anche il suo messaggio sul debito, un “fardello” di cui potremo liberarci solo “coniugando prudenza fiscale e crescita”. Suona come un principio per le decisioni del governo, in vista di una legge di bilancio a saldi strettissimi: “Sono necessarie scelte attente soprattutto sul lato della spesa, al fine di riorientarne la composizione in favore dello sviluppo ed eliminare le inefficienze”, spiega Panetta, aggiungendo che “un contributo dovrà derivare dal contrasto all’evasione fiscale”.

I rischi della politica monetaria

A meno di una settimana dalla riunione della Bce che dovrebbe annunciare la prima inversione della politica monetaria, di fatto scontata, Panetta guarda avanti, dando un’idea del dibattito che animerà le successive riunioni del direttivo di Francoforte. “Dobbiamo evitare che la politica monetaria diventi eccessivamente restrittiva”, ribadisce il governatore, capofila del partito delle colombe al vertice dell’Eurotower. Il primo tema dunque è il ritmo e la quantità dei tagli del costo del denaro che seguiranno al primo di giovedì prossimo: meglio un’azione “tempestiva e graduale”, dice il governatore, piuttosto che “tardiva e precipitosa”, spiegando che anche con una riduzione di 60 punti base nel corso del 2024, quella già prezzata dai mercati, la politica monetaria resterebbe comunque in territorio restrittivo. E’ un messaggio ai falchi, che proveranno nei prossimi mesi a tirare il freno a mano. Il secondo riguarda il bilanciamento tra taglio dei tassi e riduzione dei titoli di Stato nel portafoglio della Bce, che andranno bilanciati in modo che “la liquidità nel sistema rimanga abbondante”.

L’Italia in Europa

Nelle conclusioni del suo discorso c’è l’unica citazione, per nulla causale. E’ di Jacques Delors, padre dell’Europa da poco scomparso. Alla viglia del voto comunitario della prossima settimana, nel quale le forse euroscettiche potrebbero guadagnare terreno, sottolinea il messaggio europeista del governatore, secondo cui “ciò che è vero nell’Europa nel suo insieme”, cioè la necessità di maggiore integrazione, “lo è ancora di più per l’Italia”. E che all’interno di un’Europa più forte e unita è possibile anche “un’inversione di tendenza” per il nostro Paese. I problemi italiani sono gravi e radicati, il ritardo del Mezzogiorno, i vincoli alla concorrenza, il peso del debito, lo scarso tasso di innovazione. Ma sono problemi noti, conclude Panetta, e con una soluzione: “Non credo che un Paese con la nostra storia, le nostre risorse e le nostre potenzialità non possa superare difficoltà su cui tutti concordano. L’Italia ha contribuito a fondare l’Unione europea, ora può e deve concorrere al suo progresso”.

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