La diversità europea e il futuro delle telecomunicazioni
di Antonio Capone *Il dibattito sul futuro delle telecomunicazioni sta riaccendendo il confronto tra punti di vista diversi dopo lunghi anni in cui si è assistito ad un progressivo disinteresse spinto dalla convinzione che le reti di comunicazione potessero diventare delle commodity, come quelle di elettricità e gas, e ci si potesse dedicare solo alle applicazioni digitali che ci girano sopra. È utile sottolineare che la discussione è soprattutto legata al mondo delle telco europee, anche se le telecomunicazioni sono parte della guerra per il dominio tecnologico tra mondo occidentale e Cina, e che la situazione in Europa presenta degli oggettivi elementi di diversità che sono alla base di una debolezza strutturale del Vecchio Continente rispetto alla rivoluzione digitale in corso.
Vorrei concentrarmi in particolare sulla prospettiva del mercato unico dei servizi di comunicazione discussa recentemente sia dal white paper della Commissione Europea voluto dal commissario Breton sia dal rapporto di Enrico…
Il dibattito sul futuro delle telecomunicazioni sta riaccendendo il confronto tra punti di vista diversi dopo lunghi anni in cui si è assistito ad un progressivo disinteresse spinto dalla convinzione che le reti di comunicazione potessero diventare delle commodity, come quelle di elettricità e gas, e ci si potesse dedicare solo alle applicazioni digitali che ci girano sopra. È utile sottolineare che la discussione è soprattutto legata al mondo delle telco europee, anche se le telecomunicazioni sono parte della guerra per il dominio tecnologico tra mondo occidentale e Cina, e che la situazione in Europa presenta degli oggettivi elementi di diversità che sono alla base di una debolezza strutturale del Vecchio Continente rispetto alla rivoluzione digitale in corso.
Vorrei concentrarmi in particolare sulla prospettiva del mercato unico dei servizi di comunicazione discussa recentemente sia dal white paper della Commissione Europea voluto dal commissario Breton sia dal rapporto di Enrico Letta per il Consiglio d’Europa. Ritengo che sia utile provare ad allargare lo sguardo, leggendo i cambiamenti in atto da una prospettiva più ampia, evitando di limitare la discussione a contrari e favorevoli al mercato unico. Il ruolo fondamentale dello sviluppo delle infrastrutture di comunicazione all’interno di una economia sempre più dominata dal digitale è riconosciuto da tutti. Ciò che è controverso è capire quali siano le condizioni che consentano uno sviluppo economico, basato su servizi digitali e di connettività, che permettano di trattenere in Europa il valore creato, evitando che diventi preda esclusivamente di attori extra europei.
Nella contrapposizione tecnologica con la Cina, l’Europa è ovviamente considerata come parte del blocco occidentale, soprattutto quando si discute dei costruttori di apparati di rete e di possibili rischi di sicurezza derivanti dall’utilizzo di tecnologia di costruttori considerati non affidabili. Tuttavia si tende a dimenticare che nella perfetta simmetria di Usa e Cina, che possono contare sia su fornitori di tecnologia che su grandi hyperscaler che controllano le piattaforme cloud e dei servizi digitali, la diversità europea è non avere propri hyperscaler e non controllare le grandi piattaforme di servizio.
È indubbio che nel progressivo spostamento di valore dalla connettività ai servizi digitali, che ha seguito la naturale evoluzione tecnologica e di mercato, l’Europa è stata penalizzata dalla sua incapacità di creare attori in grado di intercettare il valore creato dai servizi. Il nuovo corso europeo con i recenti provvedimenti in ambito servizi digitali, dati e cyber security segnano un passaggio da una politica di sola regolamentazione a una che, potenzialmente, può essere di stimolo allo sviluppo di una economia europea del digitale. Pensare, però, che quello che non si è riusciti a fare in trent’anni possa avvenire solo con questo cambiamento, recuperando anche il terreno perduto, temo sia illusorio. Serve probabilmente un cambio di ecosistema che disaggreghi e riaggreghi gli attori in forme diverse e favorisca anche la nascita di nuove iniziative.
Tutto questo si somma alla profonda crisi economica degli operatori telco in cui il livello di competitività ha portato i ricavi a un livello tale non solo da rallentare significativamente lo sviluppo dell’infrastruttura, ma persino da rendere non più conveniente l’investimento dei capitali. L’Italia, pur in una situazione diffusa a livello europeo, risulta essere il Paese più esposto a una situazione che rende il cambiamento urgente. Credo che occorra leggere sia il white paper della Commissione che il report di Letta nella prospettiva di uno stimolo che tende a cercare di governare un cambiamento per evitare di ricadere in un nuovo punto di equilibrio non desiderato che renda ancor più debole la situazione europea. La prospettiva che questi documenti auspicano di un mercato unico europeo dei servizi di connettività si inserisce in un contesto di cambiamento sia di mercato che tecnologico che, come Fondazione Restart, abbiamo analizzato in un white paper per il progetto Pnrr partenariato esteso “Telecomunicazioni del Futuro”.
Questi cambiamenti potenzialmente possono ridisegnare la rete di valore e il perimetro delle attività svolte dagli attori di mercato modificandone profondamente il ruolo. Tra i possibili scenari futuri non è impossibile immaginare che gli attori pan-europei che a livello di mercato unico competono per fornire servizi di connettività e digitali lo facciano su una infrastruttura che tende a rimanere sotto il controllo di dinamiche locali ma che diventa in larga parte condivisa e, almeno in parte, affidata a terzi. A quel punto, la partita dell’innovazione dei servizi, giocata su una infrastruttura comune, può essere governata con approcci nuovi in grado di garantire che proprio quelle opportunità offerte dalle nuove regolamentazioni, su servizi digitali, dati, e cybersecurity, siano gestite nell’interesse di strategie europee più autonome rispetto ai blocchi globali di Stati Uniti e Cina.
*Ordinario di telecomunicazioni al Politecnico di Milano