La mobilità sociale produce benessere e stabilità
di Massimo Giordano *Se è vero che spesso si tende a identificare l’America come “la terra delle opportunità”,nella realtà è l’Europa che ha svolto negli ultimi anni il ruolo di protagonista. L’Indice di mobilità sociale globale del World Economic Forum – una valutazione delle possibilità che i singoli Paesi offrono ai propri cittadini per migliorare la loro condizione economica e sociale – segnala ben 13 Paesi europei in testa alla classifica, guidati dalla Danimarca, mentre gli Stati Uniti occupano solo il 27° posto.
Tuttavia, anche nel nostro continente stanno emergendo segnali preoccupanti che rendono i percorsi di mobilità tra le classi sociali sempre più accidentati. Nel decennio precedente la pandemia, i salari europei hanno registrato una stagnazione e i redditi delle famiglie non sono stati sufficienti ad allontanarsi dalla soglia di povertà. Covid19 e inflazione hanno esacerbato questa situazione, colpendo soprattutto i nuclei a basso reddito. Il risultato è che oggi, in Europa, più di una pers…
Se è vero che spesso si tende a identificare l’America come “la terra delle opportunità”,nella realtà è l’Europa che ha svolto negli ultimi anni il ruolo di protagonista. L’Indice di mobilità sociale globale del World Economic Forum – una valutazione delle possibilità che i singoli Paesi offrono ai propri cittadini per migliorare la loro condizione economica e sociale – segnala ben 13 Paesi europei in testa alla classifica, guidati dalla Danimarca, mentre gli Stati Uniti occupano solo il 27° posto.
Tuttavia, anche nel nostro continente stanno emergendo segnali preoccupanti che rendono i percorsi di mobilità tra le classi sociali sempre più accidentati. Nel decennio precedente la pandemia, i salari europei hanno registrato una stagnazione e i redditi delle famiglie non sono stati sufficienti ad allontanarsi dalla soglia di povertà. Covid19 e inflazione hanno esacerbato questa situazione, colpendo soprattutto i nuclei a basso reddito. Il risultato è che oggi, in Europa, più di una persona su cinque è a rischio povertà o emarginazione sociale: dati rimasti pressoché stabili dal 2008, come rileva l’Ocse. La “macchina” europea, in grado di garantire ai cittadini pari opportunità di crescita ed emancipazione, si è inceppata.
I due grandi cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, digitalizzazione e automazione, stanno ulteriormente contribuendo alla polarizzazione del reddito tra lavoratori altamente qualificati e personale poco qualificato. Queste tendenze, sommate alla riduzione della quota di reddito complessivo destinata ai salari, hanno accresciuto le disuguaglianze in tutto il continente. Si tratta di dinamiche rilevanti, poiché esiste una relazione diretta tra le disparità di reddito e la mobilità sociale. Istruzione e formazione sono per antonomasia leve fondamentali dell’ascensore sociale e giocano un ruolo importante per il suo corretto funzionamento. Ma l’onere non può ricadere solo sul pubblico, che può intervenire con politiche in materia di fisco, istruzione e lavoro; anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte. Perché l’occupazione è il meccanismo principale che consente agli individui di migliorare il proprio status economico; inoltre, è nell’interesse delle imprese creare un sistema virtuoso in cui le persone abbiano la possibilità di sviluppare e mettere a frutto le loro capacità.
Gli ambiti di intervento delle aziende possono essere molteplici e interessare l’intero percorso di gestione dei talenti: dalla selezione al reclutamento, alla crescita nel tempo, sia on the job che con programmi di formazione continua. È infatti possibile, per esempio: allargare il bacino delle scuole e università a cui ci si rivolge abitualmente; offrire maggiori opportunità di orientamento a cui non tutti hanno facile accesso; in fase di colloquio valutare i profili con una prospettiva più ampia, che valorizzi non solo il curriculum, ma anche il potenziale della persona, le esperienze di lavoro alternative agli stage tradizionali o, ancora, quelle non puramente accademiche, come in ambito sportivo, musicale o altro.
Una sana mobilità sociale è quanto mai preziosa, in primis in termini economici. Il World Economic Forum ha rilevato che un suo anche modesto miglioramento potrebbe portare a vantaggi considerevoli: secondo le stime, l’economia italiana, ad esempio, potrebbe crescere di 10,2 miliardi di dollari all’anno, quella del Regno Unito di 13 miliardi e quella francese di 12,6 miliardi.
Ma non è “solo” una questione di numeri. La mobilità sociale è un fattore determinante per il benessere degli individui e la stabilità dei sistemi economici di cui fanno parte. Negli ultimi anni, la priorità è stata giustamente quella di aiutare i nostri giovani a trovare un lavoro; ora dobbiamo andare oltre e confrontarci con la priorità di assicurare loro un’occupazione qualificata, che permetta di raggiungere una maggiore emancipazione sociale ed economica.
*Managing Partner per l’Europa di McKinsey