L’ora delle denunce per i “finfluencer”
di Alessandro CicognaniLe autorità di vigilanza europee sono passate all’attacco sui “finfluencer”, ovvero gli influencer che, usando le possibilità offerte da internet, danno consigli sugli investimenti. Il sasso nello stagno lo ha lanciato la “Financial conduct authority”, l’equivalente inglese della Consob, che due settimane fa ha denunciato nove persone per aver fornito consulenza in materia di investimenti finanziari tramite social media senza alcuna autorizzazione. Questi soggetti, qualora venissero condannati, rischiano la reclusione fino a due anni.
Secondo Giuliano Palumbo «era solo questione di tempo». Cfa Institute, l’organizzazione degli investitori di cui Palumbo presiede la costola italiana, a gennaio aveva diffuso uno studio che lanciava un alert ben preciso sul dilagare di un fenomeno che oggi in Europa parla a un pubblico da milioni e milioni di follower. Il caso inglese lo testimonia, visto che dalle indagini condotte dall’Fca i nove finfluencer denunciati avevano un seguito complessivo d…
Le autorità di vigilanza europee sono passate all’attacco sui “finfluencer”, ovvero gli influencer che, usando le possibilità offerte da internet, danno consigli sugli investimenti. Il sasso nello stagno lo ha lanciato la “Financial conduct authority”, l’equivalente inglese della Consob, che due settimane fa ha denunciato nove persone per aver fornito consulenza in materia di investimenti finanziari tramite social media senza alcuna autorizzazione. Questi soggetti, qualora venissero condannati, rischiano la reclusione fino a due anni.
Secondo Giuliano Palumbo «era solo questione di tempo». Cfa Institute, l’organizzazione degli investitori di cui Palumbo presiede la costola italiana, a gennaio aveva diffuso uno studio che lanciava un alert ben preciso sul dilagare di un fenomeno che oggi in Europa parla a un pubblico da milioni e milioni di follower. Il caso inglese lo testimonia, visto che dalle indagini condotte dall’Fca i nove finfluencer denunciati avevano un seguito complessivo di 4,5 milioni di persone. A orchestrare la presunta attività finanziaria abusiva erano due trentenni, che attraverso il loro account Instagram “@holly_fxtrends” fornivano senza autorizzazione la consulenza sull’acquisto e la vendita di “contratti per differenza” (strumenti derivati complessi e altamente rischiosi). Con l’obiettivo di dirottare un maggior numero di clienti sul loro profilo, i due si sarebbero poi avvalsi dell’aiuto di altri sette influencer – star di vari reality show britannici – il cui compito sarebbe stato quello di promuovere l’account finanziario ai loro seguaci. Tutti e nove compariranno giovedì 13 giugno davanti ai magistrati del tribunale di Westminster per rispondere delle accuse.
Un far west della finanza
Un passo deciso quello mosso da Londra, che testimonia il desiderio di mettere sempre più ordine nel far west della finanza sui social network. Ne sanno qualcosa negli Stati Uniti, dove in seguito al celebre caso Game Stop la Federal Reserve si è messa a studiare l’invasione dei portali nel panorama finanziario, arrivando alla conclusione che «hanno raggiunto il potenziale per destabilizzare i mercati finanziari». Alle parole sono seguiti i fatti, e il 14 dicembre 2022 la Sec (l’autorità di vigilanza del mercato Usa) ha denunciato otto finfluencer, dopo aver scoperto che stavano attuando un programma di manipolazione del mercato da 100 milioni di dollari, promuovendo su Twitter e Discord titoli azionari da loro precedentemente acquistati, così da farne innalzare il prezzo. E in Italia? Dal 2019 ad oggi la Consob ha oscurato più di 1.100 siti internet di trading abusivi, ma per quanto riguarda attività illecite di specifici influencer finanziari, fanno sapere che al momento non ne sono stati accertati.
Al di là delle azioni repressive attuate, in questi ultimi anni diversi Stati europei sono intanto intervenuti a livello normativo, nel tentativo di arginare l’onda crescente della finanza da social. I regolatori francesi hanno introdotto l’obbligo di un patentino per lo svolgimento dell’attività di finfluencer, che tra le altre cose prevede lo svolgimento di un’adeguata attività formativa. In Spagna si sono concentrati soprattutto sulle criptovalute e dal 17 febbraio 2022 la Cnvm, l’autorità di Borsa iberica, deve autorizzare le campagne rivolte a più di 100 mila persone. La stessa authority inglese ha recentemente pubblicato delle linee guida per la promozione di prodotti finanziari sui canali social, imponendo l’utilizzo di un lessico chiaro e non fuorviante e che contenga le giuste avvertenze sui rischi. D’ora in poi «agiremo contro coloro che pubblicizzano illegalmente prodotti finanziari» aveva detto a marzo Lucy Castledine dell’Fca, mentre presentava le nuove regole. Detto fatto.
La situazione in Italia
In Italia al momento non esistono leggi specifiche tese a normare l’operato dei 3 mila finfluencer attivi (tanti sono stando all’agenzia Buzzoole) e non si starebbe nemmeno pensando all’adozione di patentini sulla falsariga di quanto fatto a Parigi. Come spiega Consob, le regole che si applicano sono quelle già esistenti sull’ esercizio abusivo dell’attività finanziaria, nel caso di consulenza fatta da soggetti non abilitati, o di manipolazione del mercato, qualora vengano diffuse informazioni volutamente false o fuorvianti.
Una risposta comunitaria potrebbe arrivare dai lavori in corso sulla Retail investment strategy, il pacchetto di misure sugli investimenti proposto dalla Commissione europea e volto ad accrescere la tutela della clientela al dettaglio. I lavori si concluderanno dopo l’insediamento del nuovo Parlamento europeo e il presidente dell’Associazione nazionale consulenti finanziari Luigi Conte si auspica che possa essere l’occasione «per portare avanti la necessità di normare l’attività dei finfluencer, prevedendo poteri sanzionatori specifici da attribuire alle autorità di vigilanza». Dal suo osservatorio l’Anasf ha segnalato di frequente attività scorrette o fuorvianti sui social, «perché tali soggetti – ricorda Conte – hanno un forte impatto comunicativo sui follower, che spesso hanno scarse conoscenze e competenze in materia finanziaria e sono facilmente manipolabili». L’istituto di ricerca Swiss finance institute tra l’altro ha fatto una scoperta: il 56% dei finfluencer in Europa non ha alcuna qualifica specifica e i loro consigli nel 2023 hanno portato a rendimenti mensili negativi del 2,3%. Tuttavia proprio questi soggetti sono risultati anche i più seguiti.