Estate 2024, la Puglia punta a un nuovo record. I balneari: “Evitiamo i rincari”. E chiedono certezza al governo
di Raffaele LorussoNella Puglia delle 24 bandiere blu si punta ad un’altra estate da tutto esaurito. Anche se la stagione balneare stenta a decollare, a causa del clima incerto, negli stabilimenti è tutto pronto.
Quest’anno si punta a superare le presenze del 2023 – intorno ai 18 milioni – mettendosi alle spalle le polemiche sul caro-ombrellone che furono il tormentone della passata stagione. Nel 2024 – assicurano le associazioni dei gestori dei lidi – non ci saranno rincari. I prezzi potranno variare in base alle zone e ai servizi offerti. Si andrà dai 15-20 euro al giorno per ciascuna postazione del Gargano ai 30-50 euro delle spiagge del Salento.
Fra sindacati di categoria e Regione Puglia è in corso un confronto per consentire che la politica dei prezzi venga resa sempr…
Nella Puglia delle 24 bandiere blu si punta ad un’altra estate da tutto esaurito. Anche se la stagione balneare stenta a decollare, a causa del clima incerto, negli stabilimenti è tutto pronto.
Quest’anno si punta a superare le presenze del 2023 – intorno ai 18 milioni – mettendosi alle spalle le polemiche sul caro-ombrellone che furono il tormentone della passata stagione. Nel 2024 – assicurano le associazioni dei gestori dei lidi – non ci saranno rincari. I prezzi potranno variare in base alle zone e ai servizi offerti. Si andrà dai 15-20 euro al giorno per ciascuna postazione del Gargano ai 30-50 euro delle spiagge del Salento.
Fra sindacati di categoria e Regione Puglia è in corso un confronto per consentire che la politica dei prezzi venga resa sempre più trasparente. Le tariffe per la stagione 2024, con minimo e un massimo giornaliero, sono state comunicate dai singoli stabilimenti alla fine di ottobre scorso, così come previsto dalla legge regionale. Adesso si ragiona di come renderle facilmente consultabili: se non sarà possibile attraverso un portale web, la soluzione più semplice potrebbe essere quella di esporle all’ingresso dei singoli stabilimenti.
Più che al meteo, la vera incertezza è legata alle concessioni dei lidi. Anche in Puglia si aspetta di capire come e quando sarà applicata la direttiva Bolkestein. I continui rinvii del governo nazionale, se da un lato alimentano le speranze degli attuali gestori, dall’altro impediscono di programmare interventi e investimenti. In questo clima, la maggior parte dei Comuni, a cominciare da Bari, cui si sono aggiunti Lecce, Taranto e Brindisi, ha optato per la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre prossimo. In alcuni casi, come Monopoli e Barletta, le amministrazioni locali si sono spinte fino al 2033, ottenendo anche l’avvallo del Tar.
Fra i gestori dei lidi, comunque, c’è chi auspica che si proceda in fretta con le gare. “Su 2.500 concessioni balneari, in Puglia 1.500 riguardano i lidi – spiega Antonio Capacchione, presidente regionale e nazionale del Sindacato italiano balneari di Confcommercio –. In questa regione ci sono 970 chilometri di costa. Tolto il 50 per cento riservato alle spiagge libere, risulta assegnato soltanto il 9 per cento della costa che può essere oggetto di concessione, secondo il Piano regionale. Regna sovrana una confusione creata dal governo nazionale. Ancora oggi tardano ad arrivare i provvedimenti per applicare correttamente la direttiva europea. Qui in Puglia può essere oggetto di gara il 41 per cento della costa concedibile”.
Anche in Regione c’è disappunto per i ritardi del governo nazionale. “È una situazione inaccettabile – taglia corto Raffaele Piemontese, assessore regionale al Demanio –. Dopo aver fatto campagna elettorale promettendo il rinnovo delle concessioni fino al 2033, il centrodestra si è reso conto che non si possono aggirare i vincoli fissati dal legislatore europeo. Adesso che la propaganda è venuta meno, bisogna salvaguardare l’economia. In una regione a forte vocazione turistica non si possono lasciare gli operatori nell’incertezza”. Il governo regionale auspica tempi brevi per le gare. Che, avverte, dovranno riguardare anche le aree già assegnate. “Siamo favorevoli a riconoscere il diritto di prelazione, forme di indennizzo o l’avviamento commerciale agli attuali gestori – osserva Piemontese – ma non si potranno fare eccezioni perché la risorsa è scarsa”.