Fondazione Crt, sette indagati e Giorgetti manda gli ispettori
di Sarah MartinenghiFabrizio Palenzona
(fotogramma)TORINO — Un patto occulto «riservato e confidenziale» dal nome evocativo, “La Fondazione di Domani”: serviva a garantire «un’unità d’intenti e una maggioranza stabile», ed era destinato a tutti coloro «che ricoprono e ricopriranno il ruolo di componenti del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Crt». L’aveva predisposto Corrado Bonadeo: lui doveva essere il «portavoce» nel Cdi, mentre Antonello Monti quello nel Cda. Entrambi sono ora indagati per «interferenze illecite sull’assemblea», insieme ad altri cinque componenti del consiglio d’Indirizzo della fondazione bancaria travolta ad aprile nella congiura del “patto occulto” che ha portato alle dimissioni del presidente Fabrizio Palenzona, agli esposti al Mef e alla procura, e ieri, infine, a una mattinata di perquisizioni.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si prepara a inviare gli ispettori alla Fondazione: «Credo sia necessario approfondire in modo serio le ultime situazioni. Anche gli approfondimenti, che ha deciso di …
TORINO — Un patto occulto «riservato e confidenziale» dal nome evocativo, “La Fondazione di Domani”: serviva a garantire «un’unità d’intenti e una maggioranza stabile», ed era destinato a tutti coloro «che ricoprono e ricopriranno il ruolo di componenti del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Crt». L’aveva predisposto Corrado Bonadeo: lui doveva essere il «portavoce» nel Cdi, mentre Antonello Monti quello nel Cda. Entrambi sono ora indagati per «interferenze illecite sull’assemblea», insieme ad altri cinque componenti del consiglio d’Indirizzo della fondazione bancaria travolta ad aprile nella congiura del “patto occulto” che ha portato alle dimissioni del presidente Fabrizio Palenzona, agli esposti al Mef e alla procura, e ieri, infine, a una mattinata di perquisizioni.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si prepara a inviare gli ispettori alla Fondazione: «Credo sia necessario approfondire in modo serio le ultime situazioni. Anche gli approfondimenti, che ha deciso di fare la magistratura, impongono questo tipo di approccio». Giorgetti ha anche fatto capire che arriverà un commissario: «C’è il precedente di Napoli, è un dato oggettivo».
Oltre a Bonadeo e Monti, sono indagati Paolo Garbarino, Gianluca Gaidano, Michele Rosboch, Davide Franco, ed Elisabetta Mazzola. Seppure la fondazione bancaria «non ha una formale assemblea dei soci» si spiega nel decreto, la si può assimilare all’organo di indirizzo, e la «segretezza del patto» configura per i pm il reato compiuto da chi «con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto».
Per gli inquirenti quel patto si è suggellato il 19 aprile, il giorno delle burrascose riunioni del Cdi e del cda, nonchè della sfiducia al segretario generale Andrea Varese (che ha poi presentato l’esposto): in quella del “parlamentino” si era proceduto alle nuove nomine dei consiglieri di indirizzo. Mentre quella del cda (in cui avrebbero dovuto essere decise quelle delle fiduciarie) era stata ritardata da una riunione “segreta” «in una saletta riservata, chiusa, tra 5 consiglieri di indirizzo (Garbarino, Gaidano, Rosboch, Mazzola e Franco) che avrebbero sottoscritto l’accordo e 4 consiglieri di amministrazione (Monti, Bima, Canavesio e Di Mascio)». Nella riunione del 22 aprile, giorno delle dimissioni di Palenzona, si era poi proceduto alle nomine, una trentina in società e associazioni, e 4 consiglieri «presenti alla riunione riservata» erano stati eletti. In sostanza chi avrebbe stretto il patto si sarebbe garantito la presenza nel nuovo Cdi e nelle fiduciarie.
Il blitz per acquisire tutti gli scambi di mail, messaggi e chiamate, è avvenuto alla vigilia della nomina più volte rinviata di Anna Maria Poggi come nuova presidente: la riunione è prevista per il 6 giugno. Il nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza, su delega dei pm Lisa Bergamasco, Paolo Del Grosso e dell’aggiunto Marco Gianoglio, ha perquisito i sette consiglieri che avrebbero aderito al patto che, si legge, avrebbe mirato «a introdurre in fondazione interessi extrasociali», sarebbe stato «in contrasto con le norme di legge e dello statuto» e, come aveva riportato nel suo parere l’avvocato Maurizio Riverditi, avrebbe dato vita a una governance parallela e occulta con il rischio «di distorsione delle procedure e delle maggioran e per l’adozione delle decisioni»