Ecco la Salva-Milano. Dalla Lega un ombrello per i grattacieli nel mirino della Procura
di Giuseppe Colombo , Raffaele RicciardiLe Park Towers di via Crescenzago, a Milano
(fotogramma)ROMA – "Sono considerati conformi alla disciplina urbanistica". Ecco la "Salva Milano", la norma che sbroglia la matassa edilizia nella quale si è ritrovata la città meneghina da quando la Procura ha puntato il faro su svariati progetti di sviluppo, bloccando di fatto il settore. Grattacieli tirati su con modalità tipiche delle piccole ristrutturazioni, ma anche edifici creati ex novo con permessi "light". Dieci inchieste, cantieri fermi. Per tutti arriva il "perdono" bipartisan firmato da Matteo Salvini e invocato dalla Giunta guidata da Beppe Sala.
La rete di salvataggio è pronta: un emendamento al decreto "Salva casa". La bozza, che Repubblica ha potuto visionare, prevede un doppio intervento. I lavori "realizzati o assentiti" fino all'entrata in vigore della "Salva-Milano" "in deroga" alla "approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata" sono "conformi alla disciplina urbanistica" se si tratta di costruzioni nuove "su singoli lotti ricadenti…
ROMA – "Sono considerati conformi alla disciplina urbanistica". Ecco la "Salva Milano", la norma che sbroglia la matassa edilizia nella quale si è ritrovata la città meneghina da quando la Procura ha puntato il faro su svariati progetti di sviluppo, bloccando di fatto il settore. Grattacieli tirati su con modalità tipiche delle piccole ristrutturazioni, ma anche edifici creati ex novo con permessi "light". Dieci inchieste, cantieri fermi. Per tutti arriva il "perdono" bipartisan firmato da Matteo Salvini e invocato dalla Giunta guidata da Beppe Sala.
La rete di salvataggio è pronta: un emendamento al decreto "Salva casa". La bozza, che Repubblica ha potuto visionare, prevede un doppio intervento. I lavori "realizzati o assentiti" fino all'entrata in vigore della "Salva-Milano" "in deroga" alla "approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata" sono "conformi alla disciplina urbanistica" se si tratta di costruzioni nuove "su singoli lotti ricadenti in ambiti edificati e urbanizzati" oppure di ristrutturazioni di edifici esistenti in "ambiti caratterizzati da una struttura urbana definita e urbanizzata".
Nel caso di interventi sul già costruito, via libera anche agli edifici che oltrepassano i limiti massimi fissati da una norma del 1942: tre metri cubi per metro quadro di area edificabile e 25 metri di altezza. Il tutto a patto che si rispettino due condizioni: l'adeguatezza rispetto alle leggi regionali e agli strumenti urbanistici comunali, ma anche il rispetto della distanza minima tra fabbricati, che contempla però alcune deroghe.
Il secondo intervento: saranno il governo e gli enti locali a definire gli interventi che possono essere qualificati come "ristrutturazione edilizia". Sei mesi di tempo, che scatteranno dalla data di entrata in vigore della norma. Intanto arriva una disciplina transitoria: a meno che non siano già stati disposte in via definitiva la demolizione o riduzione dell'edificio, si considerano "ristrutturazione edilizia" tutti gli interventi di demolizione e ricostruzione effettuati dal 21 agosto 2013 all'entrata in vigore delle nuove norme, "che portino alla realizzazione" - spiega la relazione tecnica - nel "medesimo lotto di intervento" di edifici con "sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche" anche "integralmente differenti da quelli originari, purché rispettino le procedure abilitative e il vincolo volumetrico previsti" a livello regionale o comunale, e sempre ferma restando "la verifica di adeguatezza delle dotazioni territoriali e degli standard urbanistici" locali.
Ora la palla passa al Parlamento, Milano attende. Nella maxi-inchiesta della procura meneghina sono finiti prima gli edifici nati in un cortile, poi grattacieli, e ancora palazzi sorti su demolizioni. Parks Tower, Torre Milano, Bosconavigli sono solo alcuni dei nomi evocativi di progetti che dovevano ridisegnare il volto di interi quartieri e su cui si è depositato il peso dei faldoni del tribunale. Dieci inchieste avviate, ma si sale a una sessantina di cas se si considerano le costruzioni attenzionate. Per i magistrati sono progetti nati oltre le regole.
Di fatto, la magistratura addebita con varie sfumature - nell'ambito di codici che affondano indietro fino al 1942 e su cui si sono stratificate circolari degli anni Sessanta e sentenze della Consulta fino ai giorni nostri - queste accuse: costruzioni ex novo passate sotto il cappello delle ristrutturazioni e progetti portati avanti senza i piani attuativi che dettaglino i servizi annessi necessari per sostenere costruzioni così impattanti (dai parcheggi, al verde ai piedi di un grattacielo).
Ma anche un uso disinvolto della Scia, una sorta di autocertificazione che in trenta giorni può dare il via libera a partire coi cantieri. Documento "accelerato" che è stato impiegato per realizzare molte nuove palazzine: 352 sulle 882 nuove costruzioni dal 2010 al 2023. E sulle quali gli stessi uffici del Comune, investiti dall'iniziativa delle toghe, hanno dovuto dettare in fretta e furia nuove linee guida, più stringenti, chiedendo un iter più lungo del permesso di costruire convenzionato o il piano attuativo al posto della Scia.
In sostanza, tra la lettura “rigida” delle norme da parte della Procura e quella più “morbida” degli uffici comunali, l’intervento proposto dal Parlamento premia questa seconda interpretazione propendendo per la ‘buona fede’ di tecnici e costruttori. Una volta approvato, l’emendamento potrà così salvare i casi sotto inchiesta, ad eccezione forse dei palazzi sorti nei cortili. Ecco la matassa che la "Salva Milano" è chiamata a sbrogliare.