Rinnovabili, il governo fissa i nuovi paletti. L’ultima parola alle Regioni. Gli operatori: “Sarà un disastro”
di Giuseppe Colombo , Luca PagniRoma – Il governo se lo vende come un successo. “Abbiamo sbloccato un decreto lungamente atteso, un nuovo tassello verso la decarbonizzazione", ha subito dichiarato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto. Esultano pure le Regioni: “Le autorizzazioni non passeranno più sopra le nostre teste”, secondo Alessandra Todde, presidente della Sardegna. Ma a spegnere gli entusiasmi ci pensano gli operatori: “Si mette a grave rischio la sicurezza energetica del Paese”.
Stiamo parlando di rinnovabili. Dopo anni di attesa, con l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, è arrivato il via libera al decreto per le “Aree idonee”: in pratica, il testo di legge che fissa i criteri per individuare dove si potranno installare impianti fotovoltaici ed eolici e dove invece sarà vietato.
Obiettivi Ue, l’Italia in forte ritardo
Regole a lungo attese e che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero mettere ordine al settore, individuare misure valide per tutto il territorio nazionale e consen…
Roma – Il governo se lo vende come un successo. “Abbiamo sbloccato un decreto lungamente atteso, un nuovo tassello verso la decarbonizzazione", ha subito dichiarato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto. Esultano pure le Regioni: “Le autorizzazioni non passeranno più sopra le nostre teste”, secondo Alessandra Todde, presidente della Sardegna. Ma a spegnere gli entusiasmi ci pensano gli operatori: “Si mette a grave rischio la sicurezza energetica del Paese”.
Stiamo parlando di rinnovabili. Dopo anni di attesa, con l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, è arrivato il via libera al decreto per le “Aree idonee”: in pratica, il testo di legge che fissa i criteri per individuare dove si potranno installare impianti fotovoltaici ed eolici e dove invece sarà vietato.
Obiettivi Ue, l’Italia in forte ritardo
Regole a lungo attese e che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero mettere ordine al settore, individuare misure valide per tutto il territorio nazionale e consentire di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Ue sulla riduzione di emissioni inquinanti. Obiettivi sui quali l’Italia è in forte ritardo.
Per raggiungere gli 80 gigawatt di potenza installata al 2030, il decreto dà una serie di indicazioni operative a fissa molti paletti. Dal momento della sua pubblicazione, le Regioni avranno 180 giorni di tempo per definire la mappa delle aree idonee e di quelle non idonee.
Sono considerate non idonee "le superfici e le aree che sono ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela". In sostanza, il decreto ha inserito le nuove norme contenute nel recente decreto Agricoltura, considerato troppo restrittivo e “dettato” al governo dalle associazioni degli agricoltori.
Il decreto individua come prioritaria "l’esigenza di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria e dei corpi idrici". Invita quindi a privilegiare "l'utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, nonché aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica”.
Il provvedimento permette alle regioni di stabilire un fascia di rispetto intorno ai beni tutelati, dove non si possano installare impianti, fino a un massimo di 7 chilometri di ampiezza. Sono esclusi da tutti i nuovi vincoli le rinnovabili già esistenti e i loro rifacimenti.
Todde: “Le Regioni non sono di Serie B”
Il via libera della Conferenza Stato-Regioni segna una piccola rivincita per la governatrice della Sardegna Alessandra Todde. "La Sardegna ha risposto alla speculazione energetica e ha mandato un messaggio chiaro: non accetteremo più di essere calpestati o considerati come una Regione di serie B", ha detto la presidente sarda.
Nelle settimane scorse, infatti, Todde aveva contestato la linea del governo sulle rinnovabili, giudicata troppo permissiva. In particolare, la governatrice aveva chiesto una sospensiva di 18 mesi, per la messa in opera degli impianti, in attesa di definire una mappa delle aree idonee. Una posizione validata dalla Giunta regionale che ha approvato un disegno di legge che ferma gli impianti appunto per 18 mesi, con esclusione degli interventi per le comunità energetiche e gli impianti fotovoltaici sui tetti.
"Abbiamo ottenuto che sia la Sardegna a definire come fare le autorizzazioni e come dislocare gli impianti eolici e fotovoltaici nel nostro territorio per ottemperare alla quota di 6,2 GW, senza subire le decisioni di altri e del governo nazionale", ha aggiunto Todde a commento della decisione presa dalla Conferenza.
La protesta delle imprese: “E’ il caos”
L'assetto finale del decreto sulle aree idonee scontenta gli operatori del settore. Dura presa di posizione da parte di Alleanza per il fotovoltaico: "Così si configura un regime di limitazioni e confusioni generalizzate, causando nell'immediato perdita di investimenti e posti lavoro: a medio-lungo termine l'Italia verrà meno agli obiettivi Pniec (il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima ndr) mettendo a grave rischio la sicurezza energetica del Paese".
Non solo. "Il nuovo scenario - aggiunge l'associazione - andrà a generare enormi confusioni e difformità su tutto il territorio nazionale, in quanto ogni Regione sarà libera di valutare autonomamente e senza alcun coordinamento come gestire il regime transitorio: la conseguenza sarà che molti imprenditori abbandoneranno preventivamente alcuni territori, anche a fronte di ingenti capitali già investiti".
“Ci saranno ritardi nei progetti”
Sulle barricate anche l'Anev (Associazione nazionale energia del vento): "Purtroppo quanto stabilito può ritardare ulteriormente lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili, in particolare l'eolico offshore che, come più volte sottolineato è un settore dalle enormi potenzialità: l'unica possibilità è che i ministeri competenti, Mase, Mic e Masaf, riescano ad applicare modifiche per favorire realmente la realizzazione di progetti validi", commenta il vicepresidente dell'associazione Mauro Fabris.
Negativo anche il giudizio di Italia Solare: “La distanza di 500 metri dagli immobili o dalle aree sotto la tutela dei Beni culturali e paesaggistici è troppo restrittiva: porterebbe all’esclusione di buona parte del territorio di molte Regioni. Il fatto che le decisioni siano poi demandate alle Regioni rischia di creare una situazione molto eterogenea e di mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi”.
Anche aver incluso i limiti del recente decreto viene bocciato in toto: “Rende molto difficile realizzare impianti a terra: significa dover fare impianti su tetti o in situazioni complesse. Il che rende molto costosi i progetti aumentando i prezzi dell’energia a scapito della competitività del Paese”.