Alle nove di sera di venerdì 14 giugno, Scozia e Germania daranno il calcio d’inizio a un’estate a tutto sport per il Vecchio continente. Prima gli Europei di calcio, che dopo l’edizione itinerante del 2021 tornano ad avere un palcoscenico unico: quello della Germania, per la prima volta padrona di casa unificata (il precedente era del 1988, nella scorsa edizione Monaco ospitò solo quattro gare). Giusto il tempo di celebrare la nazionale vincitrice e ci tufferemo nell’atmosfera unica delle Olimpiadi, che tornano a Parigi un secolo dopo.
Una doppietta che nobilita un palinsesto già ricco dei canonici appuntamenti, dai tennistici Roland Garros e Wimbledon ai grandi Giri e le classiche del ciclismo. Intorno alla quale ruotano grandi spese e promesse di ritorni fantasmagorici. Con la quasi matematica certezza che le prime saranno ben superiori alle previsioni; mentre per valutare i secondi serviranno anni e la risposta alla domanda se i Giochi valgano la candela potrà restare inevasa.
Un pozzo senza fondo
«Le Olimpiadi sono un gigantesco pozzo senza fondo», scrisse in un’analisi il columnist di Bloomberg Matthew Brooker. Su questo i dubbi sono pochi. E poi aggiunse: «E allora?». Farle per prestigio, per stare al centro del mondo? Farli a ogni costo, i Giochi, ormai è una teoria che convince sempre meno.
Il Comitato di Parigi 2024 si fa forza con lo studio commissionato al Centre de droit et d’économie du sport (CDES) dell’Università di Limoges che stima un beneficio economico –tra il 2018 e l’eredità al 2034 – in un range tra 6,7 e 11,1 miliardi di euro. Una ricaduta dovuta a turismo (per il 30%), infrastrutture (28%) e organizzazione diretta dell’evento (42%). Sulle strade parigine si aspettano tra 2,3 e 3,1 milioni di visitatori unici, per due terzi francesi. I viaggiatori spenderanno 2,6 miliardi, che abbiano o meno un biglietto per le gare. Il broadcaster Comcast ha venduto 1,2 miliardi di spot, un record.
Il tasto dolente: le spese
Ma il tasto dolente, insegna la storia, sono le spese. Parigi 2024 è la prima Olimpiade sotto il nuovo corso del Comitato olimpico internazionale, che predica prudenza, sostenibilità e invita le città a collaborare piuttosto che farsi la guerra per vincere i Giochi. L’obiettivo è cancellare l’amaro ricordo di Rio o Atene, con il fardello per i conti pubblici e il sogno infranto di riscatto urbano e collettivo.
Tra i mantra della nuova Agenda c’è la politica del reuse and retrofit, sfruttare ciò che già esiste, ammodernando. L’obiettivo è contenere i costi. L’università di Oxford ha appena aggiornato uno studio sulle spese per ospitare i Cinque cerchi. La stima preliminare per Parigi sfiora già 9 miliardi, dai 3,6 iniziali. D’altra parte, quando si accoglie la fiaccola si sa dove si parte ma non dove si arriva. Oxford calcola che le ultime tre edizioni siano costate 51 miliardi, senza contare strade, ferrovie, hotel e altro. In termini reali, le spese effettive sono state il 185% più alte dei budget. La media storica per i Giochi estivi è di extracosti del 195%, per quelli invernali del 132%.
Medaglia d’oro per distacco in questa specialità è Montreal 1976, al 720%. Ci sono voluti tre decenni per ripagare quell’edizione e il suo stadio-simbolo da “The Big O” è diventato “The Big Owe”, il Grande debito. Los Angeles è stata l’unica virtuosa. Parigi per ora è più moderata: forse qualcosa delle direttive Cio si sta depositando. Ma per gli studiosi il +115% di extra-costi ad oggi prventivati resta un risultato da migliorare. Anche per il Cio, che deve rintuzzare una possibile fuga di organizzatori come quella di Victoria dai Giochi del Commonwealth 2026 o quella – accarezzata e poi smentita – da Brisbane per le Olimpiadi del 2032.
Rigenerare con i Giochi
In effetti, di fronte a numeri così schiaccianti quali sono le ragioni per continuare a bramare i Cerchi, quando forse avere un paio di date di Taylor Swift darebbe più soddisfazioni economiche? «Storicamente i padroni di casa hanno sostenuto che l’0limpiade eleva il profilo globale della città, usando gli investimenti diretti esteri e il turismo come leve di crescita», spiega Alexander Budzier, coautore con Bent Flyvbjerg dello studio di Oxford. Ma «le sedi dei Giochi sono generalmente in Regioni che attirano già molti turisti», quindi la motivazione pare debole.
Possono guidare altre logiche: «I giochi di Pechino servirono per creare una nuova destinazione per gli sport invernali e interessare i cittadini. Londra e Tokyo hanno sostenuto tesi simili per spingere la popolazione a praticare attività fisica, con benefici sulla salute». Che lo scopo sia stato raggiunto è in tutti i casi «da vedere», dice Budzier. Anche la motivazione di creare posti di lavoro nell’edilizia non convince: «Si crea una bolla difficile da sostenere». Ricorda la buca di Keynes da scavare e poi riempire. Più saggio sarebbe confrontare questi pesanti assegni con «le alternative, come gli investimenti nella sanità, nell’istruzione, negli sport di base a livello nazionale». Allora la «ragione più convincente per avere le Olimpiadi è la rigenerazione urbana – conclude Budzier – Barcellona e Londra hanno fatto bene» da questo punto di vista. «Più difficile è che ciò riesca con i Giochi invernali».
Un brindisi alla Uefa
Sulle presenze punta Norbert Kunz, direttore dell’Associazione tedesca del turismo, che alla Reuters ha detto di aspettarsi un «anno record» grazie ai fan del football. Sarebbe manna per la locomotiva europea, che arranca con la prospettiva di una striminzita crescita allo 0,3% per quest’anno. Il precedente del Mondiale del 2006 fa ben sperare le birrerie, che videro crescere le vendite del 5% durante il torneo. Ma Michael Groemling del German Economic Institute non si aspetta «fuochi d’artificio, quanto una traslazione delle spese»: più televisioni e meno cinema, più panini e meno ristoranti.
Luigi Capitanio, senior partner di Monitor Deloitte, crede che l’Europeo possa aiutare la Germania a «ritovare slancio». Quanto, è incerto. «Nove impianti su dieci sono già stati interessati dai Mondiali» e infatti Berlino ha dovuto spendere solo 250 milioni per le infrastrutture, nulla a che vedere con Parigi: chiaro che non saranno un boost alla crescita, annota Deutsche Bank. Che dal turismo si aspetta un +0,1% al Pil trimestrale. L’istituto Ifo calcola che nelle passate rassegne il «sentimento economico» delle imprese sia «a malapena» aumentato. Quello tedesco è un caso in cui vincere (per l’euforia che trasmette alle famiglie) avrebbe maggior impatto che ospitare.
A vedere l’affare è la Uefa: «L’obiettivo è superare 2,4 miliardi di ricavi commerciali», spiega Capitanio, anche grazie a 13 sponsor globali, da Adidas a Visit Qatar. Sull’altro piatto della bilancia «costi per 1,2 miliardi: il margine operativo sarà di 1,2 miliardi, da investire in progetti per lo sviluppo del calcio continentale». Per le squadre, previsti premi da 331 milioni: alzare la Coppa può valerne 28,25.