L’onda d’urto dei sovranisti spaventa le Borse e porta gli spread ai massimi dell’anno
di Andrea GrecoMILANO L’onda d’urto sovranista spaventa le Borse europee, peggiorate dopo la partenza negativa di Wall Street fino a chiudere quasi ai minimi di giornata, segnati all’avvio. La lettura a caldo dei risultati dell’urna del voto continentale, che ha rafforzato nei maggiori Stati membri le destre sovraniste – fossero al potere come in Italia o no – induce gli investitori a vendere azioni e bond, con l’effetto di allargare i rischi sovrani sui massimi dell’anno.
Anche se il nucleo europeista in auge alla Commissione europea ha tenuto, è il ragionamento comune, due dei suoi storici pilastri (incarnati dal leader francese Macron e da quello tedesco Scholz) sembrano sgretolarsi voto dopo voto. Questo per i mercati non può essere un bel segnale, dato il ruolo di “guardiani” della valuta comune e della stabilità finanziaria europea rivestito dall’asse Francia-Germania. E l’avvento dei sovranisti al potere, almeno a giudicare dagli annunci, promette effetti turbolenti sui listini.
Perché azio…
MILANO L’onda d’urto sovranista spaventa le Borse europee, peggiorate dopo la partenza negativa di Wall Street fino a chiudere quasi ai minimi di giornata, segnati all’avvio. La lettura a caldo dei risultati dell’urna del voto continentale, che ha rafforzato nei maggiori Stati membri le destre sovraniste – fossero al potere come in Italia o no – induce gli investitori a vendere azioni e bond, con l’effetto di allargare i rischi sovrani sui massimi dell’anno.
Anche se il nucleo europeista in auge alla Commissione europea ha tenuto, è il ragionamento comune, due dei suoi storici pilastri (incarnati dal leader francese Macron e da quello tedesco Scholz) sembrano sgretolarsi voto dopo voto. Questo per i mercati non può essere un bel segnale, dato il ruolo di “guardiani” della valuta comune e della stabilità finanziaria europea rivestito dall’asse Francia-Germania. E l’avvento dei sovranisti al potere, almeno a giudicare dagli annunci, promette effetti turbolenti sui listini.
Perché azioni e titoli sovrani arretrano
I principali indici perdono quasi l’1%, il Cac parigino attorno al 2%. Segnale anche peggiore, lo spread del debito italiano rispetto al bund tedesco si è allargato a 140 punti base, come non si vedeva da un semestre, con un rendimento a 10 anni tornato oltre il 4%, e quello degli Oat francesi si è allargato di una decina di punti base, portando oltre il 3,20% il loro rendimento decennale. Perfino l’euro, già indebolito dal taglio dei tassi della Bce della scorsa settimana, è sceso ai minimi da un mese sul dollaro, attorno a ridosso di quota 1,07. Sull’azionario le vendite si sono scaricate sul comparto delle banche, da mesi in ipercomprato e il cui recupero di redditività aveva trascinato una dozzina di indici europei sui massimi dal 2008. Lo si è visto soprattutto a Parigi, dove gli scenari più instabili sulla crescita interna, uniti alla voglia di portare a casa le plusvalenze recenti, hanno scatenato vendite sui campioni del credito francese Bnp Paribas, Société Generale e Credit Agricole, in calo attorno al 5% per tutta la seduta. A Piazza Affari le banche hanno ceduto tra l’1 e il 2% della quotazione, e si è visto qualche acquisto solo sui settori difensivi dell’energia e delle sue reti (Hera, Tenaris, Eni, Snam).
Il peso delle promesse sovraniste sul deficit francese
Proprio i risultati elettorali francesi, che hanno indotto il presidente Macron a indire elezioni anticipate tra 20 giorni, sono l’epicentro della possibile destabilizzazione. La banca parigina Natixis Cib ha titolato il suo commento “The shockwave” (l’onda d’urto) delineando “quattro possibili scenari in Francia, inclusa la possibilità di coabitazione tra Macron e un primo ministro del Rassemblement National”, la destra lepenista che ha trovato in Jordan Bardella un nuovo e papabile leader. Se questo è lo scenario più carico di effetti negativi per il deficit transalpino, Natixis ritiene comunque “probabile che questi eventi ridefiniscano le dinamiche politiche del Paese”.
Il governo francese era già da settimane sotto la lente delle agenzie di rating, dell'autorità di vigilanza fiscale nazionale e del Fondo monetario, tutti interessati ad avere più concreti dettagli sull’annunciata riduzione del bilancio pubblico da 20 miliardi di euro nel 2024, e altrettanti l'anno prossimo. La stretta si era resa opportuna per ridurre il deficit del settore pubblico, pari al 5,5% del Pil 2023, al disotto del 3% entro il 2027, come previsto dai nuovi vincoli europei. Ma ora questi obiettivi sembrano sempre più improbabili. Il calo inatteso delle entrate fiscali nel 2023 aveva spinto Standard & Poor's a tagliare il rating sul debito sovrano della Francia a fine maggio. E i programmi politici lepenisti, almeno come emersi dalle piattaforme elettorali, rischiano di rivelarsi molto costosi per le finanze dell’Eliseo: alle elezioni 2022 il partito più votato propose di abbassare l'età pensionabile a 60 anni da 64 (livello a cui Macron l’ha alzata da 62 l’anno scorso dopo intense proteste). I lepenisti vorrebbero anche rinazionalizzare i gestori di strade a pedaggio, esonerare i lavoratori sotto i 30 anni dal pagamento dell'Irpef e abolire la tassa di successione per le classi medio-basse.