✕

Concordato fiscale, il governo teme il flop. Quindici giorni in più per aderire

Roma - Festa della Repubblica Parata militare a via dei Fori Imperiali nella foto Maurizio Leo (Roma - 2024-06-02, Stefano Carofei) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)
La scadenza slitta dal 15 al 31 ottobre. Sconto sull’acconto da versare entro novembre
2 minuti di lettura

ROMA - Un’adesione differita di quindici giorni per provare a racimolare qualche milione in più. Ecco la misura emergenziale che il governo è costretto a mettere in campo per evitare che il concordato preventivo biennale si trasformi in un flop.

Nei piani iniziali, poi confluiti nella riforma fiscale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate era la “miniera d’oro” da cui attingere le risorse che servono a finanziare il taglio delle tasse. E così ha sempre pensato e promesso il viceministro dell’Economia Maurizio Leo da quando lo strumento è stato disegnato all’interno della riforma delle imposte che il Consiglio dei ministri ha approvato il 16 marzo dell’anno scorso.

"Confidiamo che ci sia una partecipazione e condivisione delle cose che facciamo”, ha ripetuto appena due settimane fa il fedelissimo di Giorgia Meloni, ricordando che entro il 15 giugno arriverà il software che servirà ai commercialisti per ricavare i dati da inserire nella proposta da inviare al Fisco per c…

ROMA - Un’adesione differita di quindici giorni per provare a racimolare qualche milione in più. Ecco la misura emergenziale che il governo è costretto a mettere in campo per evitare che il concordato preventivo biennale si trasformi in un flop.

Nei piani iniziali, poi confluiti nella riforma fiscale, il patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate era la “miniera d’oro” da cui attingere le risorse che servono a finanziare il taglio delle tasse. E così ha sempre pensato e promesso il viceministro dell’Economia Maurizio Leo da quando lo strumento è stato disegnato all’interno della riforma delle imposte che il Consiglio dei ministri ha approvato il 16 marzo dell’anno scorso.

"Confidiamo che ci sia una partecipazione e condivisione delle cose che facciamo”, ha ripetuto appena due settimane fa il fedelissimo di Giorgia Meloni, ricordando che entro il 15 giugno arriverà il software che servirà ai commercialisti per ricavare i dati da inserire nella proposta da inviare al Fisco per conto del titolare della partita Iva. Ma l’auspicio di Leo si è trasformato in timore: non riuscire ad intercettare una buona parte della platea che potenzialmente può coinvolgere fino a 4,5 milioni di contribuenti.

Per questo il decreto legislativo sugli adempimenti fiscali, atteso sul tavolo del Cdm del 20 giugno, includerà una manutenzione del concordato preventivo. Ecco il passaggio più importante. “Viene previsto che, per il primo anno di applicazione dell’istituto, il contribuente può aderire alla proposta di concordato entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi” previsto da un decreto legislativo dell’8 gennaio, si legge in una bozza della relazione illustrativa che accompagna il provvedimento. In questo modo, quindi, la scadenza per l’adesione al concordato slitta dal 15 al 31 ottobre.

Ma se da una parte il rinvio potrà attirare un numero maggiore di contribuenti, dall’altro ritarderà il conteggio delle somme che il Mef punta ad incassare in vista della legge di bilancio che si chiuderà proprio in quei giorni.

Alla proroga dei termini verrà affiancato anche uno sconto sull’acconto da versare entro il 30 novembre: la tassazione non sarà ordinaria, ma flat. "L’acconto delle imposte sui redditi - si legge in un passaggio della relazione - è maggiorato di un importo pari a una percentuale (15 per cento) della differenza, se positiva, tra il reddito concordato e quello di impresa o lavoro autonomo dichiarato per il periodo d’imposta precedente”. Al 3% per l’acconto Irap. Percentuali contenute per provare ad attirare più contribuenti possibili. Anche se l’incasso non basterà a coprire le promesse del governo che vorrebbe finanziare il taglio, da 3 a 2, delle aliquote Irpef o ridurre le imposte per i redditi sopra i 50 mila euro. Prima c’è il taglio del cuneo fiscale da confermare. I soldi non bastano mai.

Leggi i commenti