La filiera produttiva delle eccellenze italiane
di Sara BennewitzMILANO — La filiera produttiva delle eccellenze tricolori che rende grande il made in Italy e valorizza le singole realtà territoriali, dall’alimentare al lusso. Si dice che la Silicon Valley sia stata mutuata dal distretto bresciano della meccanica fine. L’Italia che si basa su un ecosistema di piccole e medie imprese, è riuscita a proliferare nel mondo tenendo alta la qualità delle sue produzioni, organizzando la catena di aziende e processi di trasformazione delle merci in filiere produttive, accorciandone il trasporto da una fabbrica per la raccolta a una per il trattamento – che nel settore alimentare è diventato il cosiddetto chilometro zero per mantenere la freschezza e il gusto.
Lavorando su distretti di eccellenza, sulla formazione di artigiani, agricoltori e operai specializzati, sull’economia circolare dove gli scarti di produzione vengono utilizzati per altri scopi, si sono create nel tempo diverse eccellenze produttive, in varie zone dell’Italia, con caratteristiche ben precise. Così Firenze è un’eccellenza per la pelle, Macerata e Fermo per le scarpe, Valenza per l’oreficeria, Biella per i tessuti in lana e cachemire, Como per la seta e l’Emilia Romagna per le tante eccellenze alimentari, del tabacco, della ceramica e del pronto moda. In un mondo sempre più globale la filiera resta cardine del tessuto industriale, ma va protetta con regole a misura delle Pmi che consentano alle aziende di investire e adattarsi a standard di sostenibilità sempre più stringenti, quanto necessari per preservare la ricchezza e la diversità del territorio che poi caratterizza e rende unici i prodotti.
Un argomento che è alla base dell’economia nostrana e che Repubblica delle Idee affronterà insieme a Conad - leader della distribuzione alimentare - e Philip Morris- colosso del tabacco presente dal 1963 nel Belpaese.