La crisi in Francia manda l’Europa ko con banche e spread
di Giovanni PonsMilano — Lo scombussolamento politico uscito dal risultato delle urne europee di domenica scorsa ha portato con sè una settimana altrettanto turbolenta sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato nel Vecchio Continente sono risaliti nonostante il taglio dei tassi di un quarto di punto annunciato qualche giorno fa dalla Bce e le Borse, in particolare quella francese e quella italiana, hanno lasciato sul campo tra il 5 e il 6,5% in cinque sedute, ridimensionando i guadagni ottenuti da inizio anno.
L’epicentro del sisma questa volta non è situato in Italia ma in Francia dove si teme che il partito di Marine Le Pen possa ulteriormente rafforzarsi nella tornata elettorale convocata in fretta e furia dal presidente Emmanuel Macron per fine mese. A rendere ancora più complicata la situazione è arrivata ieri la notizia dell’allargamento dell’alleanza della sinistra francese ai socialisti di Raphael Glucksmann, sottoscrivendo una piattaforma che prevede di fare marcia indietro sul…
Milano — Lo scombussolamento politico uscito dal risultato delle urne europee di domenica scorsa ha portato con sè una settimana altrettanto turbolenta sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato nel Vecchio Continente sono risaliti nonostante il taglio dei tassi di un quarto di punto annunciato qualche giorno fa dalla Bce e le Borse, in particolare quella francese e quella italiana, hanno lasciato sul campo tra il 5 e il 6,5% in cinque sedute, ridimensionando i guadagni ottenuti da inizio anno.
L’epicentro del sisma questa volta non è situato in Italia ma in Francia dove si teme che il partito di Marine Le Pen possa ulteriormente rafforzarsi nella tornata elettorale convocata in fretta e furia dal presidente Emmanuel Macron per fine mese. A rendere ancora più complicata la situazione è arrivata ieri la notizia dell’allargamento dell’alleanza della sinistra francese ai socialisti di Raphael Glucksmann, sottoscrivendo una piattaforma che prevede di fare marcia indietro sulle riforme portate avanti da Macron negli ultimi sette anni e di non accettare il nuovo patto di stabilità. In ogni caso, secondo gli investitori finanziari, sia che vinca la destra o la sinistra in Francia, a farne le spese potrebbe essere il bilancio pubblico che sarà messo sotto pressione dalle promesse elettorali dei due schieramenti. Un’eventualità che ha portato il ministro dell’economia Bruno Le Maire a rispondere «Sì» alla domanda se l’attuale instabilità politica potrà portare a una crisi finanziaria dell’area euro. «Scusatemi, ma né la destra né la sinistra hanno consapevolezza su come affrontare nuova spesa pubblica», ha aggiunto il politico vicino a Macron, che stava programmando un piano di forti risparmi per riassestare la finanza pubblica francese.
Dichiarazioni che hanno fatto allargare lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi - oggi è il divario tra Oat e Bund l’indicatore sotto gli occhi di tutti gli investitori - fino a 76 punti base ma sono in molti a pensare che possa ancora peggiorare entro la fine del mese. E a soffrirne sono stati anche gli altri mercati periferici come quello italiano, con lo spread Btp-Bund salito a 156 punti base, ma ancor di più quello spagnolo, il cui rendimento del titolo decennale è salito al 3,3% contro il 3,9% del pari scadenza italiano. Maggiori rendimenti dei titoli di Stato significano prezzi più bassi e quindi minor valore per chi li possiede in grande quantità, come le banche. Non a caso a soffrire di più in questi giorni sono stati i listini con il maggior numero di banche quotate su di essi, come Piazza Affari e la Borsa di Parigi. L’indice FtseMib ieri è stato il peggiore a livello continentale perdendo il 2,8%, seguito dal cac 40 che ha lasciato sul campo il 2,6%.
Non sembrano esserci forti ripercussioni, al momento, al di là dell’Atlantico, a Wall Street, dove gli indici sono vicini ai massimi storici pur con qualche debolezza. Il fatto che la Fed abbia deciso di mantenere i tassi di interesse inalterati per prevenire possibili focolai di inflazione è una conferma implicita che l’economia americana sta viaggiando ancora forte. Mentre l’instabilità politica europea unita al taglio dei tassi della Bce ha permesso al dollaro di rafforzarsi notevolmente rispetto all’euro scambiando in serata a 1,07.
Il rischio paventato da molti operatori è che la fase di turbolenza possa continuare almeno fino alle elezioni francesi e anche oltre.
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