Per le banche sempre meno sportelli ma c’è chi va controcorrente
di Carlotta ScozzariNel valzer degli addii al caro, vecchio sportello bancario, c’è chi danza contro tempo. Continuando ad acquistare filiali mentre la tendenza generale è ridurle. Ancora nell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia si legge che nel 2023 gli istituti di credito «hanno proseguito la riorganizzazione dei canali di distribuzione: il numero dei dipendenti è sceso di circa l’1%, quello degli sportelli del 4; nell’ultimo decennio il calo è stato del 12 e del 34% rispettivamente». Il ricorso alla tecnologia, ha dichiarato il governatore, Fabio Panetta, «si sta riflettendo in una riduzione del numero di sportelli bancari che può comportare disagi per alcune fasce di cittadini» e per questo «abbiamo avviato un tavolo di confronto con ministeri competenti e i principali operatori».
Intanto, i sindacati lanciano l’allarme. Secondo l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, l’anno scorso, in Italia, hanno chiuso 826 sportelli, dopo i 677 del 2022. La tendenza è proseguita …
Nel valzer degli addii al caro, vecchio sportello bancario, c’è chi danza contro tempo. Continuando ad acquistare filiali mentre la tendenza generale è ridurle. Ancora nell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia si legge che nel 2023 gli istituti di credito «hanno proseguito la riorganizzazione dei canali di distribuzione: il numero dei dipendenti è sceso di circa l’1%, quello degli sportelli del 4; nell’ultimo decennio il calo è stato del 12 e del 34% rispettivamente». Il ricorso alla tecnologia, ha dichiarato il governatore, Fabio Panetta, «si sta riflettendo in una riduzione del numero di sportelli bancari che può comportare disagi per alcune fasce di cittadini» e per questo «abbiamo avviato un tavolo di confronto con ministeri competenti e i principali operatori».
Intanto, i sindacati lanciano l’allarme. Secondo l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, l’anno scorso, in Italia, hanno chiuso 826 sportelli, dopo i 677 del 2022. La tendenza è proseguita nel primo trimestre, quando altri nove comuni, tra cui Altavalle (Trento), Lavenone (Brescia) e Pellezzano (Salerno), hanno visto scendere le serrande dell’ultima filiale sul territorio. I centri senza banca sono così saliti a 3.289 al 31 marzo. Nella dnf (dichiarazione non finanziaria) del 2023, Cassa centrale banca (Ccb) fa sapere di essere rimasta «l’unica presenza bancaria» in 307 dei 1.069 comuni presidiati. Di questi centri, 293 «hanno meno di 3mila abitanti».
In base ai dati del sindacato Uilca, Ccb è tra gli istituti che nel 2023 si sono mossi controcorrente, aumentando il saldo finale degli sportelli, insieme con Banco Desio, Credem, Volksbank, Sparkasse e Banca Popolare di Sondrio. «I grandi gruppi - commenta Roberto Telatin, responsabile Centro studi Uilca Orietta Guerra - hanno continuato a chiudere le filiali, ma le banche di minori dimensioni dimostrano che può funzionare un modello diverso, aprendo sportelli e individuando in modo mirato territori in cui incrementare ricavi e utili. Il settore del credito cooperativo tra il 2022 e il 2023 ha chiuso complessivamente solo sei filiali e si conferma un polo bancario a sostegno dell’economia, soprattutto in zone periferiche, e al livello dei primi cinque istituti del Paese, dimostrando che può esistere un modello di business che non ricorre alla chiusura di filiali in maniera massiccia».
Banche e sportelli
A maggio, Banco Desio ha siglato con Popolare di Puglia e Basilicata un accordo per l’acquisto di un ramo d’azienda da 14 sportelli al prezzo di 21,9 milioni. Fermo restando che il corrispettivo è soggetto ad aggiustamenti prima della chiusura dell’operazione, prevista entro l’anno, si tratta di una cifra molto più alta se paragonata ai 3,3 milioni più 1 euro che lo stesso Banco Desio aveva pagato nel 2023 (ma l’accordo risaliva al 2022) per rilevare 40 sportelli da Bper, che erano eccedenti dopo l’accorpamento di Carige, più otto filiali ex Banco di Sardegna.
In appena due anni per le banche è cambiato il mondo. In primo luogo, il rialzo dei tassi di interesse e il venir meno delle operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine presso la Bce (Tltro) hanno spinto il mercato ad attribuire più valore allo sportello, che consente una raccolta di liquidità stabile. Inoltre, dopo la pandemia, c’è stata una generale rivalutazione della relazione diretta con il cliente.
«Abbiamo investito e continuiamo a investire in maniera importante sulla digitalizzazione - spiega l’ad di Banco Desio, Alessandro Decio - ma puntiamo a fare la differenza con la rete fisica, nell’ultimo miglio, quello più importante della relazione, della facilità di accesso, della competenza. Continuiamo a comprare sportelli perché è il modo più efficace per acquisire clienti, che poi convinciamo con la qualità del nostro servizio. A oggi, contiamo su una rete distributiva di quasi 300 filiali che offrono supporto a circa 400mila clienti. Come da piano industriale al 2026, abbiamo l’ambizione di diventare la migliore banca di prossimità in Italia e l’obiettivo di raggiungere 500mila clienti nei prossimi anni».
Negli Stati Uniti, anche il colosso Jp Morgan Chase, a febbraio, ha annunciato l’apertura di 500 filiali entro il 2027, perché «la nostra rete è una delle ragioni principali per cui i clienti aprono conti con noi e ci ha aiutato ad attrarre depositi».
C’è poi Cherry Bank, che a fine 2023 ha incorporato Banca Popolare Valconca, mantenendone i 17 sportelli. Oggi la banca, fondata dall’ad e primo socio Giovanni Bossi, conta su una rete di 25 presidi e punta ad aprirne ulteriori nel Nord Italia, specialmente nel Nord Est e in Emilia Romagna. «Riteniamo - spiega Bossi - che mantenere una presenza fisica sul territorio sia fondamentale. L’attività bancaria si divide in transazioni da un lato, per le quali possono essere usate tecnologie digitali, e in gestione del credito e raccolta di risparmio dall’altro. Tuttavia anche a chi usa il digitale in modo intenso servono accompagnamento e consigli, consigli che un bot non può dare».