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Freni: “I diritti non sono una prerogativa della sinistra. Non condivido Vannacci sugli omosessuali”

06/11/2023 Roma, ecento ''PNRR a che punto siamo'' organizzato da Affari e Finanza. Nella foto Federico Freni, sottosegretario di Stato per l'Economia 
Il sottosegretario leghista all’Economia: “Nessuna preclusione al riconoscimento dei diritti e doveri delle coppie gay. Ognuno è libero di amare chi vuole”
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ROMA - “La famiglia non è un’etichetta, ma qualsiasi luogo dove due persone si amano e si rispettano”. La voce fuori dal coro della destra che osteggia la tutela dei diritti Lgbt è quella del sottosegretario all’Economia Federico Freni. Leghista.

Al G7, però, il governo ha giocato al ribasso.

“Nella dichiarazione finale c’è un riferimento esplicito all’impegno per l’uguaglianza di genere, oltre che alla condanna di tutte le violazioni e gli abusi: non mi pare si giochi al ribasso”.

Però rispetto all’ultimo vertice di Hiroshima sono spariti i riferimenti all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Cosa è se non una retromarcia?

“Credo che il dibattito delle ultime ore sia viziato da questioni di forma decisamente poco rilevanti. Per me conta la sostanza: con i dir…

ROMA - “La famiglia non è un’etichetta, ma qualsiasi luogo dove due persone si amano e si rispettano”. La voce fuori dal coro della destra che osteggia la tutela dei diritti Lgbt è quella del sottosegretario all’Economia Federico Freni. Leghista.

Al G7, però, il governo ha giocato al ribasso.

“Nella dichiarazione finale c’è un riferimento esplicito all’impegno per l’uguaglianza di genere, oltre che alla condanna di tutte le violazioni e gli abusi: non mi pare si giochi al ribasso”.

Però rispetto all’ultimo vertice di Hiroshima sono spariti i riferimenti all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Cosa è se non una retromarcia?

“Credo che il dibattito delle ultime ore sia viziato da questioni di forma decisamente poco rilevanti. Per me conta la sostanza: con i diritti non si scherza e la tutela dei diritti della comunità Lgbtqia+ rappresenta, per tutti, una priorità”.

Anche per la destra?

“Ma certo! Finiamola una buona volta di pensare che i diritti, al pari della cultura, siano una prerogativa esclusiva della sinistra. Liberiamoci da questo assurdo complesso: i diritti ed il loro rispetto non hanno un colore politico, non possono essere oggetto di tifoserie contrapposte, non siamo mica allo stadio. I diritti, tutti i diritti, al contrario attengono ai singoli che in ogni schieramento politico portano avanti le proprie battaglie”.

Lei lo fa?

“Credo fortemente in una società che non può e non deve marginalizzare. La circostanza che un certo modello possa essere maggioritario non significa debba essere l’unico. Sarebbe un errore pensare che la società ideale sia quella etica, che decide chi è dentro e chi, invece, è fuori. In nome di cosa possiamo escludere qualcuno che ha un orientamento sessuale diverso da un altro?”.

Il generale Vannacci, eletto a Bruxelles con la Lega, pensa che i gay “non sono normali”. Non le crea disagio?

“Nessun disagio: quello in cui milito con orgoglio è un partito aperto e plurale, che ha sempre rispettato le scelte individuali di tutti. Vede, io dopo vent’anni non vado sempre perfettamente d’accordo neppure con mia moglie: nessuna meraviglia quindi se non condivido il pensiero di Vannacci sulle persone omosessuali”.

Perché ha deciso di prendere posizione?

“Credo sia un dovere. Le esigenze della società che restano inascoltate si traducono in paradossi che sono poi difficilmente gestibili. Basta guardare a tutte le forme di distinzione e micro distinzione che si stanno creando. Solo una società che riconosce e legittima la sua complessità è capace di includere. E solo una società che include può essere immune dai paradossi”.

Serve però anche una volontà politica.

“Assolutamente. Il centrodestra non può e non vuole scontare un pregiudizio etico. Allo stesso tempo non credo serva a nulla tentare di imporre un modello unico di società, ancorché maggioritario”.

Lei è favorevole alle unioni omosessuali?

“Non ho alcuna preclusione al riconoscimento dei diritti e dei doveri delle persone omosessuali. Come ha ripetuto più volte Matteo Salvini, ognuno è libero di amare chi vuole”.

Quindi è favorevole?

“Sono padre di due bambine, Ludovica e Costanza, che ho deciso di educare secondo i principi cattolici, e fatico a pensare che il mio cattolicesimo possa tradursi in esclusione. Sono anche un sottosegretario di Stato e ricordo sempre che l’Italia è uno Stato laico: la tutela dei diritti e dei doveri di tutti è il pilastro della nostra democrazia”.

ll Pd era al Pride, mentre del centrodestra non si è visto nessuno.

“Ciascuno partecipa nel modo che ritiene più opportuno. Io scendo in campo con penna e calamaio: forse è un modo un po’ antico di difendere i diritti, ma anche in questo caso mi preoccupo più della sostanza che della forma”.

Quindi lei al Pride non ci andrà mai?

“La musica pop a tutto volume non è nelle mie corde. Certo se il prossimo anno lo si organizzasse in un teatro d’opera...”.

È favorevole al modello genitore 1 e genitore 2?

“Anche le etichette sono un paradosso, e come tali fanno più male che bene. La famiglia non è il Postalmarket”.

Quindi?

“Ripeto, le etichette sono inutili. Fatico davvero a credere che non sia famiglia a tutti gli effetti un luogo dove due persone si amano e si rispettano, decidendo di crescere un figlio con amore e rispetto”.

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