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Balneari e addio al Redditometro, la maggioranza sfida il Quirinale

(ansa)

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Confermati i due emendamenti segnalati perché non attinenti alla legge in votazione. E sulle spiagge FdI critica la “fuga in avanti” della Lega
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ROMA - La maggioranza snobba le indicazioni del Quirinale. Tirano dritto, Lega e Forza Italia. Sulle gare per le concessioni balneari, che il Carroccio vuole bloccare appellandosi alla scarsità del bene. E sul Redditometro, lo strumento anti evasione che il partito di Antonio Tajani vuole cancellare, immagine plastica dell’allergia atavica per i controlli del Fisco.

Eppure appena giovedì scorso dal Colle era arrivato un messaggio chiaro: gli emendamenti al decreto Coesione devono essere coerenti con la materia del provvedimento. Non lo sono - l’indicazione fatta trapelare da fonti parlamentari - né la richiesta sulle spiagge né quella sullo strumento fiscale.

Un argine contro quella che è oramai è diventata un’abitudine …

ROMA - La maggioranza snobba le indicazioni del Quirinale. Tirano dritto, Lega e Forza Italia. Sulle gare per le concessioni balneari, che il Carroccio vuole bloccare appellandosi alla scarsità del bene. E sul Redditometro, lo strumento anti evasione che il partito di Antonio Tajani vuole cancellare, immagine plastica dell’allergia atavica per i controlli del Fisco.

Eppure appena giovedì scorso dal Colle era arrivato un messaggio chiaro: gli emendamenti al decreto Coesione devono essere coerenti con la materia del provvedimento. Non lo sono - l’indicazione fatta trapelare da fonti parlamentari - né la richiesta sulle spiagge né quella sullo strumento fiscale.

Un argine contro quella che è oramai è diventata un’abitudine in Parlamento: il deposito di centinaia di proposte di modifica che nulla hanno a che fare con il perimetro del decreto in questione. È la sindrome distorta delle leggi “omnibus”. Una questione ben percepita dal governo, che più volte ha tentato di trasferire il messaggio ai partiti che lo sostengono. Invano.

L’episodio che dà forma all’impuntatura va in scena nell’aula della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il governo chiama a rapporto i rappresentanti della maggioranza. Arriva il capogruppo leghista Massimiliano Romeo. Poco dopo lo raggiunge Claudio Borghi. Irrompono nella discussione e chiedono di mantenere in vita l’emendamento per validare la mappatura delle spiagge messa a punto dal tavolo tecnico istituito a Palazzo Chigi.

Quel documento dice che solo il 33% delle spiagge italiane è in concessione: il 67%, al contrario, è libero. Per questo - è la conclusione - la direttiva Bolkestein per la messa a gara delle concessioni non va recepita.

La riunione al Senato lascia tutti scontenti. “L’emendamento non che è non lo ritiriamo al momento, non lo ritiriamo punto”, tuona Romeo. Dario Damiani, per conto di FI, si fa sostenere da Maurizio Gasparri. Stessa scena: il senatore azzurro lascia la riunione e tiene il punto sul Redditometro. “Ne faccio una questione che intendo risolve rapidamente, se è possibile entro il mese di luglio”, dice spazientito.

Entrambi gli emendamenti finiranno, sempre sotto forma di proposta, in altri decreti. Quello sui balneari è stato già “annesso” al decreto Agricoltura. E ha generato tensioni dentro alla maggioranza.

Da Fratelli d’Italia non nascondono una certa irritazione per le fughe in avanti e i tentativi di mettere il “cappello” sulla soluzione a favore degli attuali concessionari. “La soluzione deve essere condivisa con Bruxelles e sta gestendo tutto la premier in prima persona: sarà lei che nel caso proporrà una soluzione parlamentare”, dicono dal partito della premier con un certo fastidio per i continui comunicati dei leghisti che insistono sugli emendamenti.

La speranza di FdI è rivolta alla presidente del Consiglio: il dossier balneari, spiegano, sarà sul tavolo delle trattative in corso con gli altri leader europei per la definizione della nuova Commissione europea. Ma sulle spiagge, l’Europa ha sempre avuto le idee chiare da una decina d’anni a questa parte: le gare vanno fatte. Subito.

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