✕

I conti impietosi di Bankitalia: “Il Superbonus non si ripaga. Spesi 3 punti di Pil all’anno e persi 45 miliardi”

Sprecato un quarto dei soldi pubblici impiegati: gli investimenti sarebbero stati fatti anche senza incentivi. La crescita prodotta inferiore di molto ai costi
2 minuti di lettura

ROMA — Una «perdita secca» di 45 miliardi. È la stima di Bankitalia sull’impatto di Superbonus e bonus facciate, costati allo Stato oltre 170 miliardi tra 2021 e 2023, circa tre punti medi di Pil all’anno. Ebbene, un quarto di questa spesa è andata buttata via perché quegli investimenti edilizi sarebbero stati realizzati anche «senza incentivi» pubblici. Uno spreco atteso, mai però quantificato. Lo fa adesso per la prima volta Via Nazionale che certifica un’altra evidenza: la misura «non si è ripagata» da sola. Le entrate fiscali extra generate dai bonus sono state «significativamente inferiori al loro costo lordo per le casse dello Stato, portando ad un ulteriore accumulo del debito pubblico che verrà rimborsato in futuro».

Gli inv…

ROMA — Una «perdita secca» di 45 miliardi. È la stima di Bankitalia sull’impatto di Superbonus e bonus facciate, costati allo Stato oltre 170 miliardi tra 2021 e 2023, circa tre punti medi di Pil all’anno. Ebbene, un quarto di questa spesa è andata buttata via perché quegli investimenti edilizi sarebbero stati realizzati anche «senza incentivi» pubblici. Uno spreco atteso, mai però quantificato. Lo fa adesso per la prima volta Via Nazionale che certifica un’altra evidenza: la misura «non si è ripagata» da sola. Le entrate fiscali extra generate dai bonus sono state «significativamente inferiori al loro costo lordo per le casse dello Stato, portando ad un ulteriore accumulo del debito pubblico che verrà rimborsato in futuro».

Gli investimenti addizionali

Lo studio uscito ieri e firmato da tre economisti – Antonio Accetturo, Elisabetta Olivieri e Fabrizio Renzi – mette in chiaro due aspetti al centro del dibattito pubblico. E che riguardano da un lato lo stimolo ad investimenti edilizi aggiuntivi e dall’altro il contributo al Pil. Superbonus e bonus facciate hanno di sicuro spinto entrambi, ma non in modo totale e al punto da autofinanziarsi. Alla fine del 2023 gli investimenti immobiliari pro capite in termini reali, si legge nello studio, sono stati «maggiori del 67%» rispetto a un “gruppo di controllo”, ovvero alla situazione di Paesi europei comparabili che non hanno sperimentato aiuti simili. Ma di questi maggiori investimenti, un quarto come detto sarebbe stato realizzato comunque. Solo il 73% era nuovo, addizionale.

La spinta al Pil

La spinta al Pil poi non è stata completa. E questo perché, spiegano gli economisti, il moltiplicatore fiscale «era leggermente inferiore ad uno». Significa che il rapporto tra il Pil generato dai bonus e il loro costo non era paritario. E quindi ogni euro di spesa pubblica ha prodotto meno di un euro di entrate fiscali. «Le entrate erano di gran lunga inferiori ai costi», si legge. Il moltiplicatore più piccolo è «coerente» anche con «la «perdita secca», ovvero il finanziamento gratis o quasi di ristrutturazioni che sarebbero state fatte comunque. Ecco quindi che se il Pil dell’Italia è cresciuto del 13,5% tra 2021 e 2023, i due bonus edilizi sono «responsabili di circa 2,6-3,4 punti». All’incirca un punto di Pil all’anno contro tre di costo.

Incentivi troppo generosi

Di sicuro, dice Bankitalia, Superbonus e bonus facciate «hanno contribuito per tre quarti alla crescita del valore aggiunto nel settore edile». Ma «hanno svolto un ruolo limitato in altri settori». Gli economisti di via Nazionale precisano poi di aver limitato la loro indagine alle due spinte sopra citate: investimenti addizionali e Pil. Trascurando di investigare l’impatto ambientale delle misure e quindi il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e della sicurezza antisismica. Come pure la questione della trasferibilità dei crediti di imposta e l’effetto sui prezzi in edilizia. La conclusione però è netta: «Incentivi estremamente generosi, dati a tutti senza limiti di reddito e aliquote troppo elevate che implicavano nessun costo da sostenere o piccoli esborsi, anche grazie alla cessione del credito e allo sconto in fattura».

Fuori controllo

Forse nel 2020, in piena pandemia, non si poteva fare diversamente. «Le condizioni in cui i bonus sono stati concepiti non si prestavano a un processo decisionale ben ponderato», scrive Bankitalia. Ma poi le maglie sono rimaste troppo larghe e troppo a lungo, fino allo stop semi definitivo di aprile. E così «il più grande stimolo fiscale per il settore delle costruzioni introdotto in tutta l’Ue negli ultimi due decenni» è andato fuori controllo. Con l’impatto devastante su deficit e debito che sappiamo. E che sconteremo per anni.

Leggi i commenti