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Azzariti: “Con il premierato possiamo dire addio alla democrazia parlamentare”

Gaetano Azzariti

 (fotogramma)
Per il costituzionalista “il difetto maggiore è la totale mancanza di contrappesi rispetto ai poteri del premier”
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roma — Le disgrazie non vengono mai sole, premierato, autonomia e separazione delle carriere. Ai suoi allievi che studiano diritto costituzionale alla Sapienza lei Gaetano Azzariti direbbe che l’Italia è a rischio?

«È un fatto, non un’opinione, che ove dovessero passare le tre riforme, non avremmo più la nostra democrazia per com’è stata disegnata nel 1948, avremmo perso la Costituzione intesa come il patto che unisce il popolo pur con le sue diversità».

L’obiettivo di Meloni non è quello di stracciare la Carta?

«Quantomeno quello di utilizzarla affinché ciascun partner di governo possa sfamare il proprio elettorato con una delle tre riforme».

E perché allora il relatore meloniano del premierato Balboni parla di un giorno di festa?

«Può festeggiare solo chi non si riconosce fino in fondo nella Costituzione repubblicana e antifascista».

A proposito di antifascismo vede dell’autoritarismo nel premierato?

«Guardi, superiamo la terminologia e andiamo alla sostanza. Esistono democrazie …

roma — Le disgrazie non vengono mai sole, premierato, autonomia e separazione delle carriere. Ai suoi allievi che studiano diritto costituzionale alla Sapienza lei Gaetano Azzariti direbbe che l’Italia è a rischio?

«È un fatto, non un’opinione, che ove dovessero passare le tre riforme, non avremmo più la nostra democrazia per com’è stata disegnata nel 1948, avremmo perso la Costituzione intesa come il patto che unisce il popolo pur con le sue diversità».

L’obiettivo di Meloni non è quello di stracciare la Carta?

«Quantomeno quello di utilizzarla affinché ciascun partner di governo possa sfamare il proprio elettorato con una delle tre riforme».

E perché allora il relatore meloniano del premierato Balboni parla di un giorno di festa?

«Può festeggiare solo chi non si riconosce fino in fondo nella Costituzione repubblicana e antifascista».

A proposito di antifascismo vede dell’autoritarismo nel premierato?

«Guardi, superiamo la terminologia e andiamo alla sostanza. Esistono democrazie pluraliste oppure identitarie. Qui stiamo andando diritti verso la seconda».

Un premier oppure un futuro re o regina visto che può essere eletto perfino tre volte?

«Il difetto maggiore non è l’elezione diretta del capo, ma l’assenza dei contrappesi, che, da Aristotele a Montesquieu, è sempre indicata come il fattore degenerativo delle forme di governo».

Le Camere oggi contano poco, domani saranno solo carta straccia?

«Già oggi il Parlamento è asservito al governo, vota solo i decreti leggi, sui pochi sprazzi di autonomia incombe la fiducia. Domani la futura maggioranza avrà mani e piedi legati dal premier che potrà sciogliere le Camere e mandare tutti a casa».

Al grande potere del premier corrisponderà un capo dello Stato “piccolo piccolo”?

«Non avrà più nessuno dei suoi poteri sostanziali, sarà solo un notaio, obbligato ovviamente a ratificare l’esistenza di un premier già eletto, ovvero a sciogliere le Camere quando lo stesso capo del governo lo pretende».

Gli restano solo il Csm e la Consulta?

«Io invece ricordo che il prossimo capo dello Stato sarà scelto da una maggioranza parlamentare blindata, identica a quella che ha eletto il premier. E dunque le sue scelte rischiano di essere conformi alla volontà dello stesso premier incrinando l’indipendenza delle sue nomine».

Gli tolgono pure la nomina dei senatori a vita...

«Purtroppo abbiamo a che fare con una classe politica di incolti che snobba, come dice la Costituzione, “chi ha illustrato la patria per altissimi meriti”, preferendo invece la schiera dei fedelissimi».

L’Italia ciononostante resterà una democrazia?

«Per chi ritiene che possa ancora chiamarsi democrazia anche la sola acclamazione di un capo».

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