Balneari e redditometro, il governo impone la retromarcia a Forza Italia e Lega
di Giuseppe Colombo , Andrea GrecoROMA - Vietato sbandare. Tra l’arrembaggio della maggioranza in Parlamento e l’invito alla responsabilità che arriva dal Colle e dai mercati, il governo sceglie la strada della prudenza.
Sopire, troncare e rinviare. Soprattutto portare Forza Italia e la Lega ad indietreggiare sull’abolizione del Redditometro e l’aiuto “anti Bolkestein” ai balneari. La capriola va in scena al Senato: gli emendamenti “velenosi” finiranno nel cestino del decreto Coesione all’esame della commissione Bilancio.
L’azzardo - è il ragionamento maturato tra Palazzo Chigi e il Tesoro - va archiviato alla luce delle valutazioni del Quirinale sull’incompatibilità, per materia, tra le modifiche e l’impianto del provvedimento. E così i forzisti devono accontentarsi dell’impegno che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo annuncerà giovedì, al termine del Consiglio dei ministri che darà il via libera al decreto legislativo per correggere il concordato preventivo biennale.
ROMA - Vietato sbandare. Tra l’arrembaggio della maggioranza in Parlamento e l’invito alla responsabilità che arriva dal Colle e dai mercati, il governo sceglie la strada della prudenza.
Sopire, troncare e rinviare. Soprattutto portare Forza Italia e la Lega ad indietreggiare sull’abolizione del Redditometro e l’aiuto “anti Bolkestein” ai balneari. La capriola va in scena al Senato: gli emendamenti “velenosi” finiranno nel cestino del decreto Coesione all’esame della commissione Bilancio.
L’azzardo - è il ragionamento maturato tra Palazzo Chigi e il Tesoro - va archiviato alla luce delle valutazioni del Quirinale sull’incompatibilità, per materia, tra le modifiche e l’impianto del provvedimento. E così i forzisti devono accontentarsi dell’impegno che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo annuncerà giovedì, al termine del Consiglio dei ministri che darà il via libera al decreto legislativo per correggere il concordato preventivo biennale.
Dirà, il titolare della riforma fiscale, che l’esecutivo si impegna a recepire le indicazioni sul Redditometro che il Parlamento potrà indicare quando il decreto sbarcherà alle Camere per acquisire il parere delle commissioni competenti.
Ad annunciare la decisione confezionata a via XX settembre è il sottosegretario al Mef Federico Freni. Quando al mattino i lavori della commissione entrano nel vivo, Freni lancia un messaggio distensivo: “Le istanze di Forza Italia - sottolinea - sono ampiamente condivise e saranno valorizzate dal governo in un prossimo provvedimento normativo: il viceministro Leo, il ministro Giorgetti e tutta la maggioranza sono al lavoro per rispondere in modo concreto e operativo alle esigenze dei contribuenti con la serietà che sempre ha caratterizzato questo governo”.
Nei corridoi di Palazzo Madama passa il senatore azzurro Dario Damiani: “Bene così”. Il collega Maurizio Gasparri è invece scettico: “Non si è ancora chiuso questo confronto, vogliamo anche un’ulteriore conferma della volontà di risolvere la questione”. Ma dietro le parole di Freni c’è la volontà del Mef, che non cambia nonostante il fastidio di FI. Anche perché, è il pensiero di Leo, una cancellazione frettolosa del Redditometro è tutto tranne che opportuna: allo studio c’è un diverso assetto dello strumento anti evasione, altro che abolizione.
Ecco allora che torna utile l’espediente del decreto legislativo: difficile, se non impossibile, che arrivi in Parlamento prima della pausa estiva. Così come non è affatto detto che le indicazioni degli azzurri per rilanciare lo stop al Redditometro alla fine verranno inquadrate come condizioni vincolanti.
Anche la Lega deve alzare bandiera bianca. Dopo una giornata tra pressing e inviti al ritiro, il capogruppo Massimiliano Romeo annuncia che l’emendamento sulle concessioni balneari sarà trasformato in un ordine del giorno. Non passa, quindi, la validazione della mappatura delle spiagge: il bollino serviva a legittimare la scarsità del bene e quindi il rigetto della direttiva Bolkestein per la messa a gara delle concessioni.
Il governo incassa la retromarcia, ma i segnali della prudenza non finiscono qui. A un evento a porte chiuse organizzato da Ambrosetti, Leo ha spiegato quanto sia importante, in questo ritorno di turbolenze sui titoli di Stato, mantenere il doppio binario che offre un’aliquota agevolata (al 12,5%) ai risparmiatori che investono in Btp e simili. “Quel 12,5% - ha detto - è importante e in questo momento non si tocca: non ce lo possiamo permettere, specie dopo la riduzione dei portafogli attuata dalle banche e dalla Bce”. Ecco il dato di realtà che costringe il governo a silenziare la sua maggioranza.
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