Bianchi “Criterio opposto al Pnrr. La spesa storica cristallizza i ritardi”
di Rosaria AmatoLuca Bianchi, direttore generale della Svimez
ROMA — A che serve definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) se poi lo Stato non interviene per ridurre le differenze, e i trasferimenti di risorse continuano a basarsi sulla spesa storica? Così com’è configurata «l’autonomia differenziata non può che cristallizzare le differenze e far crescere le disuguaglianze», rileva Luca Bianchi, direttore generale della Svimez, l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno.
I dati che avete pubblicato oggi mostrano un Sud reattivo, che nel 2023 cresce più del Centro-Nord.
«È l’effetto delle politiche espansive e degli interventi pubblici post-Covid, dal Pnrr ai fondi di coesione. E dimostra che se c’è un forte investimento pubblico il Sud può crescere, anche grazie alle sue imprese. Il problema è che il disegno dell’autonomia va totalmente in direzione opposta rispetto al Pnrr, e mette in discussione questa fase di ripresa economica del Mezzogiorno».
ROMA — A che serve definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) se poi lo Stato non interviene per ridurre le differenze, e i trasferimenti di risorse continuano a basarsi sulla spesa storica? Così com’è configurata «l’autonomia differenziata non può che cristallizzare le differenze e far crescere le disuguaglianze», rileva Luca Bianchi, direttore generale della Svimez, l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno.
I dati che avete pubblicato oggi mostrano un Sud reattivo, che nel 2023 cresce più del Centro-Nord.
«È l’effetto delle politiche espansive e degli interventi pubblici post-Covid, dal Pnrr ai fondi di coesione. E dimostra che se c’è un forte investimento pubblico il Sud può crescere, anche grazie alle sue imprese. Il problema è che il disegno dell’autonomia va totalmente in direzione opposta rispetto al Pnrr, e mette in discussione questa fase di ripresa economica del Mezzogiorno».
In che modo?
«Questo tipo di autonomia è sostanzialmente una frammentazione territoriale delle politiche pubbliche, con il rischio di un disinvestimento nelle aree più deboli, quelle che invece dimostrano il maggiore potenziale di crescita».
Ma i Lep non dovrebbero servire proprio a garantire a tutti il livello al di sotto del quale non si può scendere per i servizi essenziali?
«Questo tipo di autonomia parte senza preoccuparsi di sanare i divari di partenza, e questo è evidente sui Lep, perché se ne prevede la definizione, ma non il finanziamento. Partendo da divari così evidenti, questo tipo di autonomia invece di superare il divario nella spesa storica, come dovrebbe essere, la cristallizza nel tempo. Non è vera autonomia, ma un’estensione delle Regioni a statuto speciale. Per i Lep ci si limita a prendere atto delle differenze, senza intervenire. E intanto si parte subito con tutte le materie extra Lep, vale a dire il grosso delle politiche pubbliche, infrastrutture, energia, e tutte le parti non Lep della sanità e dell’istruzione, un sistema che non può non portare a un ampliamento dei divari territoriali».
Nessun passo in avanti, neanche per quei settori, come gli asili nido, in cui interviene il Pnrr?
«Il Pnrr e i fondi di coesione servono a coprire i divari infrastrutturali e sociali, ma i Lep servono comunque, per coprire i divari di spesa corrente. Proprio come fece il governo Draghi con gli asili nido».
Nella vicenda degli asili nido hanno pesato anche le difficoltà amministrative e di progettazione del Mezzogiorno.
«C’è un problema di capacità amministrativa, che si sarebbe dovuta rafforzare, ma il modello è corretto, altrimenti rimane solo la spesa storica. Il Sud ha un livello inferiore di spesa pro capite nei servizi essenziali perché ha un livello inferiore di servizi: se non c’è servizio non c’è finanziamento, e questo spiega la sperequazione»».
Un’indagine dalla Fondazione dei commercialisti dimostra che gli enti del Mezzogiorno hanno anche maggiori difficoltà di riscossione dei propri tributi rispetto al Nord.
«C’è un problema di gestione, ma anche un problema di capacità fiscale più bassa del Sud. Un vero federalismo fiscale deve prevedere anche meccanismi di perequazione».
Senza, cosa accadrà?
«Si va verso la frammentazione delle politiche pubbliche, che sfavorisce innanzitutto il Mezzogiorno, ma indebolisce complessivamente anche la capacità competitiva del Paese, rendendo più difficili interventi di sistema, come quello del Pnrr».