Upb, Irpef e assegno unico per i figli: l’inflazione si è mangiata i benefici. Ecco chi ci perde e quanto
di Valentina ConteROMA – Gli interventi sul fisco degli ultimi dieci anni hanno abbassato le tasse agli italiani. Ma l’inflazione non solo si è mangiata quell’effetto positivo. L’ha ribaltato in perdita secca. È quanto emerge da uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio che accompagna il Rapporto annuale presentato alla Camera. Anche l’assegno unico per i figli ha rappresentato una boccata d’ossigeno soprattutto per gli autonomi e gli incapienti che prima erano esclusi e le famiglie numerose. Pure in questo caso però il beneficio si è svalutato. Ecco chi ha perso e quanto.
Meno tasse, per finta
Tutta colpa del drenaggio fiscale o fiscal drag, spiega l’Upb. Dagli 80 euro di Renzi agli interventi successivi nel 2017, 2020 e 2021, diversi governi hanno via v…
ROMA – Gli interventi sul fisco degli ultimi dieci anni hanno abbassato le tasse agli italiani. Ma l’inflazione non solo si è mangiata quell’effetto positivo. L’ha ribaltato in perdita secca. È quanto emerge da uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio che accompagna il Rapporto annuale presentato alla Camera. Anche l’assegno unico per i figli ha rappresentato una boccata d’ossigeno soprattutto per gli autonomi e gli incapienti che prima erano esclusi e le famiglie numerose. Pure in questo caso però il beneficio si è svalutato. Ecco chi ha perso e quanto.
Meno tasse, per finta
Tutta colpa del drenaggio fiscale o fiscal drag, spiega l’Upb. Dagli 80 euro di Renzi agli interventi successivi nel 2017, 2020 e 2021, diversi governi hanno via via beneficiato prima i contribuenti con livelli intermedi di redditi (tra 28 mila e 40 mila euro) e poi i redditi oltre 40 mila euro. Confrontando le tasse pagate nel 2024 con quelle pagate nel 2014, per un lavoratore dipendente senza carichi familiari, emerge una riduzione dell’aliquota media dell’Irpef. Con evidenti benefici fiscali. Ma il drenaggio fiscale messo in moto dall’inflazione si è mangiato quei benefici e anche di più. Risultato: perdita secca. Ecco la tabella.
Per redditi tra 10 mila e 25 mila euro la perdita oscilla tra 96 e 351 euro. Un contribuente che oggi percepisce 35 mila euro di imponibile vede invece (ed è l’unico caso) incrementare il reddito disponibile rispetto al 2014 di 85 euro per effetto della minore aliquota media. Per redditi superiori l’effetto del drenaggio fiscale nei dieci anni considerati rimane pressoché costante, ma il contributo delle riforme si riduce: la perdita oscilla tra 289 euro per redditi da 50 mila euro ai 1.020 euro per redditi da 100 mila euro. Detto in percentuali: le riforme hanno tagliato le tasse del 3%, ma l’inflazione si è portata via il 3,6% con un saldo negativo per 0,6%.
La beffa per l’assegno unico
Non è andata tanto meglio alle famiglie con figli. L’introduzione dell’assegno unico ha premiato soprattutto le famiglie numerose perché la variazione del beneficio medio per figlio cresce con la dimensione della famiglia: è massimo per famiglie con più di tre figli a 1.941 euro contro gli 840 euro per chi ha un solo figlio, molto meno della metà.
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Se però si fa un confronto in “termini reali” tra quanto percepito all’inizio e alla fine del decennio, considerando cioè la perdita di potere d’acquisto per via dell’inflazione, si assiste a una riduzione dei benefici compresa tra un minimo di 160 euro per le famiglie con più di tre figli (il beneficio si riduce da 1.941 a 1.781 euro) e un massimo di 328 euro per quelle con un solo figlio (il beneficio si riduce da 840 a 512 euro).
L’effetto è invece positivo per il 20% più povero delle famiglie, perché prima gli incapienti e gli autonomi non ricevevano nulla. Ecco la tabella.