Il Redditometro resiste, il pressing di FI fallisce. Leo: “Tarato sui grandi evasori”
di Giuseppe ColomboROMA - ll nome è sconfessato, ma la logica no. Il governo tiene in piedi il Redditometro, lo strumento anti evasione che incrocia i dati delle spese con i redditi dichiarati. Non sarà abolito, come chiede Forza Italia. Sarà solo rivisto: un “vestito” diverso, che punta a scovare i grandi evasori. Anche un modo per Giorgia Meloni di mettere una pezza dopo il pasticcio causato dal decreto, firmato dal fedelissimo viceministro al Mef Maurizio Leo, che in poche ore ha prima riabilitato lo strumento e poi l’ha congelato. A pesare le proteste della stessa premier, oltre che della Lega e FI.
I forzisti puntavano a un’abolizione del Redditometro. Ci hanno provato al Senato fino a ieri, con un emendamento al decreto Coesione che chiedeva la cancellazione dello strumento. Rassicurati dal governo sul superamento, i senatori azzurri hanno “sminato” la minaccia trasformando la proposta di modifica in un ordine del giorno, cioè in un impegno dell’esecutivo a intervenire. Ma oggi pomeriggio, alla r…
ROMA - ll nome è sconfessato, ma la logica no. Il governo tiene in piedi il Redditometro, lo strumento anti evasione che incrocia i dati delle spese con i redditi dichiarati. Non sarà abolito, come chiede Forza Italia. Sarà solo rivisto: un “vestito” diverso, che punta a scovare i grandi evasori. Anche un modo per Giorgia Meloni di mettere una pezza dopo il pasticcio causato dal decreto, firmato dal fedelissimo viceministro al Mef Maurizio Leo, che in poche ore ha prima riabilitato lo strumento e poi l’ha congelato. A pesare le proteste della stessa premier, oltre che della Lega e FI.
I forzisti puntavano a un’abolizione del Redditometro. Ci hanno provato al Senato fino a ieri, con un emendamento al decreto Coesione che chiedeva la cancellazione dello strumento. Rassicurati dal governo sul superamento, i senatori azzurri hanno “sminato” la minaccia trasformando la proposta di modifica in un ordine del giorno, cioè in un impegno dell’esecutivo a intervenire. Ma oggi pomeriggio, alla riunione del Consiglio dei ministri, il governo ha solo annunciato una manutenzione dello strumento, tra l’altro non in tempi brevi.
Eppure l’occasione era sul tavolo dello stesso Cdm: il decreto legislativo che ha modificato il meccanismo del concordato preventivo biennale, il patto tra le partite Iva e il Fisco che congela tasse e controlli per due anni. Neppure un accenno al Redditometro.
Attraverso un comunicato stampa, Leo ha provato a rassicurare Forza Italia. Facendo riferimento proprio all’emendamento di FI, il viceministro ha sottolineato che “in realtà già lo scorso mese abbiamo ampiamente chiarito che il cosiddetto 'Redditometro' non esiste più: al suo posto è stato introdotto il nuovo accertamento sintetico 2.0, uno strumento che andrà a contrastare i grandi evasori in maniera 'chirurgica'".
L’idea allo studio per il nuovo Redditometro è alzare la soglia per il valore dei beni che il Fisco attenziona con l’obiettivo di scovare redditi non dichiarati, in tutto o in parte. Oggi l’accertamento sintetico, attraverso il Redditometro,è ammesso soltanto a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda del 20% rispetto a quello indicato dal contribuente nella dichiarazione.
Non solo il Redditometro resta in piedi: per la revisione servirà tempo. “Come già concordato con il presidente Meloni e le forze di maggioranza - ha aggiunto Leo - il provvedimento sarà migliorato in sede d'esame parlamentare del decreto correttivo con il contributo di tutti”.
La palla passa al Parlamento. Il decreto, infatti, sbarcherà in Parlamento per acquisire i pareri delle commissioni competenti. Se ne parlerà quasi sicuramente dopo l’estate. E bisognerà capire quale sarà il punto di caduta tra le richieste che avanzerà la maggioranza e la soluzione che il governo “suggerirà” ai partiti che lo sostengono. In ogni caso il Redditometro sopravviverà.