Dalla scuola alla sanità, nasce l’Italia divisa in due. E i costi restano un rebus
di Giuseppe ColomboROMA - Le Regioni del Sud pagano 4 miliardi a quelle del Nord, ma hanno servizi sanitari peggiori. Ora la legge sull’Autonomia allargherà la forbice tra il Mezzogiorno e il Nord. Ma non è l’unico effetto collaterale.
Scuola, il rischio di avere 20 sistemi differenti
L’autonomia scolastica esiste dal 2000, ma il perimetro è delimitato. La legge Calderoli punta a superare il sistema a “quote” che oggi fissa dei paletti precisi alle scelte autonome degli istituti. Come quella che prevede la possibilità di modificare il monte ore annuale delle materie per una quota non superiore al 20%.
Nella definizione dei Livelli essenziali di prestazioni (Lep), cioè gli standard minimi dei servizi che devono essere garantiti in tutte le Regioni, il provvedimento include anche "norme generali sull’istruzione”.
Con il riconoscimento della potestà legislativa esclusiva aumenta il rischio di arrivare a 20 sistemi scolastici differenti. E avere così venti programmi di studio differenti, ma anche regole di…
ROMA - Le Regioni del Sud pagano 4 miliardi a quelle del Nord, ma hanno servizi sanitari peggiori. Ora la legge sull’Autonomia allargherà la forbice tra il Mezzogiorno e il Nord. Ma non è l’unico effetto collaterale.
Scuola, il rischio di avere 20 sistemi differenti
L’autonomia scolastica esiste dal 2000, ma il perimetro è delimitato. La legge Calderoli punta a superare il sistema a “quote” che oggi fissa dei paletti precisi alle scelte autonome degli istituti. Come quella che prevede la possibilità di modificare il monte ore annuale delle materie per una quota non superiore al 20%.
Nella definizione dei Livelli essenziali di prestazioni (Lep), cioè gli standard minimi dei servizi che devono essere garantiti in tutte le Regioni, il provvedimento include anche "norme generali sull’istruzione”.
Con il riconoscimento della potestà legislativa esclusiva aumenta il rischio di arrivare a 20 sistemi scolastici differenti. E avere così venti programmi di studio differenti, ma anche regole diverse per l’assunzione del personale e la definizione dei criteri di valutazione degli studenti.
Sanità, più diseguaglianze tra “le due Italie”
Il sistema dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), in vigore dal 2017, è la cartina di tornasole della difficoltà di passare dalla definizione dei livelli minimi alla loro attuazione. Lo sanno bene i cittadini del Sud, dove le prestazioni e i servizi sanitari arrancano rispetto al Centro-Nord: in alcune Regioni del Mezzogiorno, infatti, il punteggio Lea è inferiore anche del 60% rispetto a quello registrato da un territorio virtuoso.
Tra l’altro le Regioni che sono più avanti nell’applicazione dei Lea (Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto) sono quelle che hanno avanzato la richiesta di maggiori autonomie.
Tradotto: meno vincoli di spesa per le assunzioni, ma anche più libertà nel definire la governance delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale. Il privato in avanzamento, la forbice Nord-Sud più ampia. ll flusso di risorse verso le tre Regioni settentrionali, arrivato a 4,2 miliardi, rischia di farsi più corposo.
Ambiente, le scelte territoriali riducono le tutele
Nei Lep rientrano anche la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, oltre che l’energia. Per il Wwf è un errore: "I boschi come i fiumi, la fauna selvatica come le falde idriche, gli inquinamenti e l’impollinazione - denuncia l’associazione - non conoscono i confini amministrativi di una regione, per cui una tutela differenziata al ribasso su base regionale compromette la conservazione di specie ed habitat”.
Cosa può determinare l’autonomia differenziata lo spiega Legambiente: "Ci saranno scelte territoriali differenti a partire dai grandi e cruciali temi ambientali come i controlli ambientali, le politiche energetiche e la mobilità sostenibile”, afferma il presidente Stefano Ciafani. Anche in questo caso, il rischio è una frammentazione delle politiche ambientali nazionali.
I tempi, la riforma in vigore entro due anni
Niente Lep, niente autonomia. Per il trasferimento delle competenze aggiuntive alle Regioni bisognerà attendere la definizione dei Livelli essenziali di prestazioni. ll governo si è preso fino a due anni di tempo perché non solo deve misurare il perimetro dei servizi da garantire su tutto il territorio nazionale, ma anche capire come finanziarli nel caso in cui le Regioni non riuscissero a farcela da sole: un rischio che riguarda soprattutto il Sud.
Nella messa a punto dei Lep rientrano anche "materie o ambiti di materie riferibili ai diritti civili e sociali”. Bisognerà stabilire, territorio per territorio, quanti asili nido o aule scolastiche sono necessari per garantire la tutela dei diritti sociali e civili prevista dalla Costituzione. I tentativi di definire i Lep sono stati innumerevoli, tutti falliti con eccezione di quelli per la sanità.
Le risorse: tagli o nuove tasse
Un’autonomia a costo zero per lo Stato. Almeno così recita l’articolo sulle clausole finanziarie: "Dall’applicazione del presente provvedimento e di ciascuna intesa - si legge - non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Ma i Lep vanno finanziati: esclusa la strada del ricorso al deficit, che renderebbe agevole l’impegno ma che è interdetta dagli impegni sui conti pubblici, l’alternativa è rappresentata dai tagli alla spesa o dall’aumento delle entrate. Mancando però una definizione dei Lep è impossibile stimarne il costo.
Ma chi si avvantaggerà? Il rischio è che le Regioni del Nord trattengano sui propri territori un importante residuo fiscale (la differenza tra quanto versano allo Stato e quello che ricevono). Secondo una simulazione della Svimez, la quota Irpef- Iva che potrebbero trattenere Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto potrebbe arrivare a 9 miliardi.