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La manovra “selettiva”. Addio pensioni anticipate e sconto sul canone Rai

Il governatore di Bankitalia Fabio Panetta e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

 (reuters)

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Il governo deve trovare 11 miliardi per confermare il taglio del cuneo. Può resistere lo sconto Irpef, sugli altri bonus sarà scontro tra i partiti
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ROMA — Il bonus Befana sarà forse l’ultimo mini-regalo, ormai annunciato, che gli italiani vedranno per molto tempo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha di fatto chiuso i cordoni della borsa, fissando un principio di fondo. Quello della “manovra selettiva”: poche cose e scelte. Il resto via.

Fine della stagione Lsd

Ha detto basta alla stagione «Lsd: lassismo, sussidi, debito». Ha ripetuto che il deficit non si tocca, «è quello del Def di aprile», che già scende dal 7,4% dell’anno scorso al 3% nel 2026, come chiede l’Europa. Ha messo in chiaro, al suo partito di cui è vicepresidente, la Lega, e a tutta la maggioranza che «il must del governo è il taglio del cuneo e il sostegno alle fasce più vulnerabili». Il di più viene dal maligno, p…

ROMA — Il bonus Befana sarà forse l’ultimo mini-regalo, ormai annunciato, che gli italiani vedranno per molto tempo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha di fatto chiuso i cordoni della borsa, fissando un principio di fondo. Quello della “manovra selettiva”: poche cose e scelte. Il resto via.

Fine della stagione Lsd

Ha detto basta alla stagione «Lsd: lassismo, sussidi, debito». Ha ripetuto che il deficit non si tocca, «è quello del Def di aprile», che già scende dal 7,4% dell’anno scorso al 3% nel 2026, come chiede l’Europa. Ha messo in chiaro, al suo partito di cui è vicepresidente, la Lega, e a tutta la maggioranza che «il must del governo è il taglio del cuneo e il sostegno alle fasce più vulnerabili». Il di più viene dal maligno, parafrasando il Vangelo. Questo “di più” vale circa 20 miliardi. E significa rinuncia di molte misure popolari. E, in fin dei conti, mini-manovra.

L’elenco delle misure in scadenza quest’anno è lungo. L’ha fatto l’Ufficio parlamentare di bilancio nel Rapporto presentato mercoledì in Parlamento. Un elenco che rischia di diventare presto una figura ingiallita, una vecchia fotografia di un mondo che non c’è più, fatto di bonus e una tantum, spinti anche dalla necessità e dall’emergenza prima pandemica, poi energetica e inflattiva. Ora però la festa è finita. Il Superbonus è stato fermato, seppur con qualche ritardo. Il resto seguirà.

Chi vince e chi perde

E nel resto c’è di tutto. I venti euro in meno del canone Rai, rivendicati dal leader della Lega Matteo Salvini (430 milioni). Il pacchetto pensioni (260 milioni), caro ai leghisti con Quota 103 che non lascerà il passo a Quota 41. Ma anche a Forza Italia, con l’aumento delle minime che da gennaio si sgonfierà e non ci sarà più (altri 380 milioni). Anche Fratelli d’Italia deve cominciare a preparare gli elettori che la Social card del ministro Francesco Lollobrigida (annunciata qualche ora prima delle elezioni europee dell’8 giugno, ma operativa in autunno) è al secondo e ultimo giro.

Persino le due misure gioiello, care alla premier Giorgia Meloni, rischiano grosso: il bonus per le mamme lavoratrici di due figli e la garanzia per i mutui prima casa per le giovani coppie di under 36. Valgono 650 milioni più o meno quanto la Social card. Traballa anche il pacchetto lavoro da 833 milioni per la detassazione del welfare aziendale e i premi di produttività.

Nebbia fitta poi attorno alla maxi-deduzione Ires-Irpef per le aziende che fanno nuove assunzioni, valida quest’anno e basta (in realtà non ancora operativa): vale 1,34 miliardi. I ministri Raffaele Fitto e Adolfo Urso (FdI) proveranno a difendere i sostegni agli investimenti nella Zes del Sud e a rifinanziare la Nuova Sabatini, ma servono 1,9 miliardi. Tutti dovranno rinunciare a qualcosa, salvando forse solo le missioni internazionali (960 milioni), l’operazione Strade sicure (150 milioni), il fondo per i profughi ucraini (274 milioni).

Taglio del cuneo e dell’Irpef

Rimangono in piedi le due misure più importanti dell’ultima manovra, il doppio taglio del cuneo e dell’Irpef da 15 miliardi. Non rinnovarli significa in automatico alzare le tasse a 14 milioni di italiani per 100 euro al mese. Anche un governo in procedura per deficit eccessivo non se lo può permettere. Dove trovare le coperture?

Almeno 3 miliardi di risparmi arriveranno dall’Assegno di inclusione, il nuovo Reddito di cittadinanza, visto che a fine maggio sono stati spesi meno di 2 miliardi e a dicembre si arriverà a 4, ha detto ieri in Parlamento il presidente del Civ Inps Roberto Ghiselli. Nel fondo per l’attuazione della delega fiscale ci sono altri 4 miliardi dal taglio dell’Ace, agevolazione per le imprese.

In questo fondo dovrebbero confluire i proventi della Global minimum tax, la tassa sulle multinazionali. E del concordato preventivo biennale, l’accordo con le partite Iva su cui il governo punta molto. Sarà per il timore di un flop che ieri il viceministro Maurizio Leo (FdI) ha annunciato l’ennesima sanatoria: niente sanzioni agli autonomi che aderiscono al concordato e che «ammettono eventuali violazioni con il fisco, tranne la frode». Va bene tutto per la manovra “selettiva”.

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